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Linda Sarsour, la musulmana di New York che sfida Trump

Figlia di immigrati palestinesi, attivista della Woman March, vicina a Bernie Sanders e al movimento per i diritti dei neri è costantemente minacciata dall'estrema destra suprematista
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Musulmana, donna e attivista. Quale obiettivo migliore di Linda Sarsour per gli odiatori da tastiera dell’estrema destra americana? La 37enne di Brooklyn figlia di immigrati palestinesi è stata bersaglio di attacchi sui social e sui siti dell’Alt Right dopo la marcia delle donne contro Trump, che sabato scorso ha portato a Washington più di 500mila persone. Ci è finita lei e non le altre tre con cui l’ha organizzata perché ha parlato dal palco indossando il velo, l’hijab: «È un attacco duro e ho bisogno di qualche preghiera in più, fratelli e sorelle. – ha scritto Sarsour nella sua pagina Facebook – Loro non possono immaginare di vedere una musulmana palestinese americana che trova il consenso della folla». Subito l’hashtag IMarchWithLinda ( io marcio con Linda) ha spopolato su Twitter.

Migliaia di messaggi di solidarietà sono arrivati dagli oppositori di Trump, da personalità famose come l’attrice Susan Sarandon o la notista politica Sally Khon, e da gente comune di altre religioni, come il reverendo Syeku: «Se state con Linda state con tutti noi» o Alana Eichner: «Questa donna ebrea è orgogliosa di Linda e si ispira a lei». Una forte solidarietà in risposta ai troll che l’accusavano di essere una terrorista e di voler imporre la shari’a negli Stati Uniti. Attraverso falsi tweet o stravolgendo antiche dichiarazioni di Sarsour, gli account riconducibili al panorama degli estremisti di destra le hanno messo in bocca frasi d’elogio all’Arabia Saudita o di odio antisemita e l’hanno accusata di connivenza con l’Isis.

Non è la prima volta che Linda Sarsour scatena polemiche.Newyorkese pura con la causa palestinese nel sangue, dopo l’università voleva diventare insegnante di inglese ma, come ricorda in un’intervista a NY1 «dopo l’ 11 settembre un mio amico mi ha convinto a entrare nell’Arab American Association e mi ha cambiato la vita». Sarsour e l’associazione di cui poi è diventata direttrice si sono occupati degli arresti indiscriminati dei musulmani newyorkesi dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ma anche delle violenze domestiche nelle famiglie musulmane e del dialogo interreligioso: «Ho visto cose che non credevo esistessero nella nostra comunità e ho capito che aiutare quelle persone era esattamente quello che dovevo fare». Figlia più piccola di sette, Linda si è sposata con matrimonio combinato a 17 anni e a 24 era già tre volte madre: «Ma non ho pensato di sedermi a casa a far figli dopo il matrimonio. Ho voluto diventare un esempio per le altre musulmane studiando, lavorando e inseguendo i miei sogni, così che capissero che anche loro avrebbero potuto farlo».

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L’hijab sempre in testa e le battaglie civili vinte, fra cui quella per introdurre le festività musulmane nel calendario scolastico, l’hanno sottoposta agli attacchi degli estremisti di destra. Una delle storie che ha dovuto smentire riguarda il presunto supporto del marito e del cugino ad Hamas, per cui sarebbero finiti in carcere: «Nessuno della mia famiglia ha mai avuto a che fare con Hamas. Non nego che qualcuno di noi sia finito nelle carceri israeliane, ma questo non fa di loro dei terroristi. Semplicemente è la vita dei palestinesi sotto l’occupazione militare» ha spiegato Sarsour. Nei discorsi pubblici e negli scritti Sarsour ha sempre condannato i gruppi jihadisti e fondamentalisti come Isis o Hamas e ha riconosciuto il diritto a esistere di Israele così come quello dei palestinesi ad avere una terra.

Più volte premiata per il suo attivismo, Linda Sarsour ha ricevuto anche il riconoscimento Champion for Change dall’ex presidente Obama con cui condivide la città degli studi, Chicago. I problemi per lei sono aumentati quando si è apertamente schierata con Bernie Sanders, un «irriducibile marxista», e si è espressa a favore di Occupy Wall Street, «un movimento filocomunista» secondo i soliti siti. Anche le prese di posizione a favore dei diritti LGBTQ e del movimento antirazzista Black Lives Matter, specialmente dopo i fatti di Ferguson, le hanno fatto scalare posizioni fra le vittime degli haters: «Mi dispiace che l’estrema destra spenda il suo tempo per screditarmi. Ma io – ha commentato Linda Sarsour a The Huffington Post – sono una musulmana americana orgogliosa e per niente dispiaciuta».

 

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