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«Hacker russi contro Hillary» ma Trump non crede alla Cia

Hacker russi. In un dossier le intercettazioni in cui Mosca esulta per il successo di Trump: «La sua elezone è la nostra vittoria»
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HACKER RUSSI. IN UN DOSSIER LE INTERCETTAZIONI IN CUI MOSCA ESULTA: «LA SUA ELEZIONE È UNA NOSTRA VITTORIA»

Sembra stringersi il cerchio intorno alle spie russe e Donald Trump non riuscirà a restarne fuori. Nel tardo pomeriggio di ieri il presidente eletto ha finalmente incontrato i vertici dell’intelligence statunitense per avere il quadro dettagliato delle accuse di spionaggio rivolte ai servizi segreti del Cremlino. Già ieri mattina alcune indiscrezioni di stampa indicavano prove certe del coinvolgimento di funzionari del Gru, l’intelligence militare russa, in un sistema programmato per interferire nelle elezioni americane. Le spie di Putin avrebbero rubato le mail del capo del team della candidata democratica Hillary Clinton, John Podestà, e di altri account del comitato democratico, per poi consegnarle a Wikileaks, che le rese note a due settimane dal voto, danneggiando la campagna di Clinton già compromessa da un precedente furto di mail. Nello stesso faldone che ieri il capo della Nsa James R. Clapper e quello della Cia John Brennan hanno consegnato a Trump ci sarebbero anche intercettazioni di decine di funzionari del governo russo esultanti per la vittoria di Trump, ritenendola il successo della loro operazione di disturbo.

Prima dell’incontro pomeridiano, Trump non ha esitato a usare di nuovo Twitter per esprimere il suo dissenso su tutta la faccenda: «I democratici non hanno mai permesso all’Fbi di esaminare i loro server, quindi come fanno a essere sicuri che ci sia stato un hackeraggio russo?» e ancora, scagliandosi contro la NBC che aveva anticipato i contenuti del dossier, già nelle mani del presidente Barack Obama: «Chi gli ha dato queste anticipazioni?».

Ma la crociata di Trump contro l’intelligence e a difesa della Russia, e in fin dei conti di se stesso in quanto favorito dell’eventuale opera di disturbo, è sempre più difficile. Giovedì sera, in un’inusuale diretta streaming davanti alla Commissione del Senato, Clapper si è difeso dagli attacchi di Trump dicendo che «c’è differenza fra scetticismo e discredito». Gli “spioni” americani non hanno più remore nel definire l’azione russa «un attacco senza precedenti, di cui l’hackeraggio è solo uno degli aspetti. – ha continuato Clapper, che quando Trump entrerà in carica lascerà la guida della Nsa L’azione è stata variegata, dalla propaganda alla diffusione di false notizie». A maggior ragione hanno lasciato di stucco i tweet di Trump, propenso a credere più ai russi e al fondatore di Wikileaks Julian As- sange che all’intelligence del suo Paese.

Questo atteggiamento lo sta isolando sempre di più. È notizia di ieri, riportata dal Washington Post, l’addio dell’ex direttore della Cia James Woolsey al team di transizione di Trump. Woolsey avrebbe lasciato, ha scritto il quotidiano, in aperto contrasto con il presidente eletto per il suo atteggiamento verso l’agenzia che dirigeva e per il disprezzo dimostrato verso il lavoro dell’intelligence. A rimarcare questo aspetto ha provveduto anche il vice presidente in carica Joe Biden: «Non avere la minima fiducia e non essere preparato ad ascoltare le nostre agenzie di intelligence, dalla Cia alla difesa, è semplicemente senza senso per un presidente. L’idea di saperne più di loro – continua Biden – è come se io dicessi di conoscere la fisica più del mio professore. Non ho mai letto un libro, semplicemente dico di saperne di più». Nuovi attacchi a Trump sono arrivati anche dal suo partito, ancora una volta per bocca del senatore John McCain, che ha usato le stesse parole di Obama: «Ogni americano dovrebbe essere preoccupato dalle intenzioni della Russia».

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