Giovedì 02 Aprile 2026

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ELEZIONI

Romania, Polonia e Portogallo: tre Paesi al voto tra incertezze e sfide politiche

Tre voti chiave in una sola giornata. In Romania si gioca la carta del cambiamento radicale, in Polonia si decide l’orientamento geopolitico, in Portogallo si cerca stabilità

18 Maggio 2025, 15:55

14 Dicembre 2025, 23:02

Romania, Polonia e Portogallo: tre Paesi al voto tra incertezze e sfide politiche

È una domenica elettorale ad alta tensione quella che coinvolge Romania, Polonia e Portogallo. I tre Paesi europei si trovano oggi ad affrontare voti decisivi, tra crisi politiche, instabilità e timori per la sicurezza. A Bucarest, Varsavia e Lisbona, gli elettori sono chiamati a scegliere il futuro dei rispettivi governi in un contesto segnato da profonde divisioni interne e da un panorama internazionale turbolento.

Romania, ballottaggio decisivo in un clima infuocato

In Romania, i seggi hanno aperto alle 7 del mattino per il ballottaggio delle elezioni presidenziali, convocato dopo l’annullamento del precedente scrutinio che ha fatto precipitare il Paese in una crisi politica senza precedenti. A contendersi la carica sono George Simion, 38 anni, leader dell’estrema destra nazionalista dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), e Nicusor Dan, sindaco in carica della capitale Bucarest.

I primi dati ufficiali indicano un’affluenza al 9,5% dopo due ore dall’apertura dei seggi. Oltre 750.000 cittadini rumeni all’estero hanno già espresso il loro voto, a partire da venerdì, in appositi seggi istituiti in tutto il mondo.

Simion si è recato al seggio nella capitale accompagnato da Calin Georgescu, ex candidato presidenziale escluso dalla corsa per presunti legami con interessi russi. Parlando alla stampa, Simion ha lanciato messaggi forti: «Abbiamo votato contro l’umiliazione, contro gli abusi e la povertà. Ho votato affinché il nostro futuro sia deciso solo dai romeni, per i romeni. Che Dio ci aiuti!». 

Il ballottaggio potrebbe segnare una svolta radicale nella politica romena, con il possibile ingresso di un leader populista e ultranazionalista al palazzo presidenziale, in un Paese già segnato da profonde fratture sociali ed economiche.

Polonia, primo turno presidenziale con lo sguardo rivolto all’Ucraina

Anche la Polonia è oggi alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. Il voto si svolge in un clima teso, dominato dalla crescente preoccupazione per la sicurezza nazionale a causa della guerra in Ucraina. Varsavia è uno degli alleati chiave di Kyiv e la scelta del nuovo presidente potrebbe influenzare il ruolo del Paese nello scacchiere geopolitico dell’Europa orientale.

Tra i 13 candidati in corsa, tre si contendono la vetta nei sondaggi: il liberale Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia e vicino al premier Donald Tusk; Karol Nawrocki, candidato indipendente sostenuto dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS); e Slawomir Mentzen, imprenditore e leader dell’estrema destra di Nuova Speranza.

Il risultato del primo turno sarà determinante per capire se i polacchi vorranno proseguire con una linea moderata pro-europea o se preferiranno virare verso posizioni più nazionaliste e conservatrici.

Portogallo al voto per la terza volta in tre anni

In Portogallo, i cittadini tornano alle urne per eleggere i 230 deputati dell’Assemblea della Repubblica. È il terzo voto nazionale in tre anni, segno evidente di una persistente instabilità politica. I seggi hanno aperto alle 8 nel continente e a Madeira, mentre nelle Azzorre l’apertura è avvenuta un’ora dopo, per via del fuso orario. La chiusura dei seggi è prevista tra le 19 e le 20, con i primi exit poll attesi in serata e i risultati ufficiali intorno alla mezzanotte.

Secondo le previsioni, nessun partito otterrà una maggioranza netta. I socialdemocratici di centro-destra (PSD), guidati dal premier uscente Luis Montenegro e alla testa della coalizione Alleanza Democratica, sfidano i socialisti di centro-sinistra (PS), in un duello che ha caratterizzato mezzo secolo di storia politica portoghese. In corsa anche Chega, formazione sovranista che punta a capitalizzare il malcontento popolare.

Sono oltre 10,8 milioni gli elettori chiamati a votare, tra residenti e cittadini all’estero. L’esito del voto potrebbe sancire la nascita di un nuovo governo di minoranza, prolungando l’impasse politica che da anni frena il Paese.