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Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene al Meeting di Rimini, Italia - 27 agosto 2025 - Politica (foto di Davide Gennari/LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni speaks at the Rimini Meeting, Italy - August 27, 2025 - Politics (photo by Davide Gennari/LaPresse)
«Uniti più che mai». La maggioranza è divisa quasi su tutto. Su vaccini, temi etici e pure sul riarmo. Ma non sulla riforma della giustizia che, dicono all’unisono i partiti che formano l’esecutivo, non si tocca. E a ricompattare gli alleati ci ha pensato Giorgia Meloni in persona, che al meeting di Rimini ha ribadito la volontà di portare fino in fondo la separazione delle carriere. Una dichiarazione che – in un momento tutt’altro che sereno per la maggioranza – ha avuto l’effetto di rinvigorire l’unità tra i partiti, chiamati dalla premier a vincere l’eterna battaglia con le toghe. Per il governo, la magistratura rappresenta l’opposizione più dura e simbolica, anche alla luce della campagna comunicativa avviata dall’Associazione nazionale magistrati in vista del referendum. Dalle colonne del Dubbio, i gruppi associativi del sindacato delle toghe respingono le accuse di “giudici politicizzati” e denunciano invece un tentativo del governo di piegare la giustizia al potere esecutivo. Parole che, agli occhi della maggioranza, non sono altro che l’ennesima dimostrazione di una «resistenza culturale al cambiamento», rafforzando la compattezza dell’esecutivo in uno dei pochi temi di reale unità.
«Nei magistrati più vicini alle correnti - spiega al Dubbio il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto - c’è un nervosismo da riforma costituzionale. Nervosismo che si manifesta non solo lanciando messaggi deformati e deformanti sulla riforma e le sue finalità, ma soprattutto tradendo una evidente intolleranza nei confronti di un Parlamento che sta soltanto seguendo le indicazioni dei padri costituenti e dell’articolo 138. La Costituzione, come disse Ruini, è destinata a durare in eterno perché può essere cambiata, rispettando, come accade, le regole del cambiamento. Il Parlamento, così, rivendica il sacrosanto diritto di proporre ai cittadini la scelta se chi giudica possa continuare ad avere parentele con chi accusa e se il correntismo, che domina il Consiglio superiore della magistratura, sia o meno utile a garantire l’indipendenza e l’autonomia di ciascun magistrato».
A confermare l’unità è Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d’Italia. «È vero - spiega al Dubbio -, in Italia, negli ottant’anni di storia repubblicana, è accaduto che sui temi della giustizia, sui rapporti con la politica, sulla separazione tra i poteri dello Stato siano caduti governi, siano implose maggioranze, siano evaporate fortune politiche ed elettorali. Ma oggi - ed è bene che tutti ne prendano atto - il governo è sempre più forte, la maggioranza è sempre più coesa, ed il consenso popolare è sempre più convinto e diffuso». Nessuna possibilità di far cadere il governo, almeno sulla giustizia, sembra garantire Rastrelli, che difende la presa di posizione di Meloni a Rimini. La premier, ha sottolineato, «ha rivendicato legittimamente, e con orgoglio, la profonda azione riformatrice svolta dal governo nazionale sui temi della giustizia». Il senatore meloninano attacca invece l’Anm, le cui reazioni «ancora una volta scomposte ed irritanti» rivelerebbero «una distorta logica della appartenenza», una «difesa di privilegi corporativi» e una «difesa ad oltranza di assetti di potere». Nessuna nostalgia dell’eterno conflitto tra politica e magistratura, continua Rastrelli, «ma non possiamo in alcun modo più tollerare, da parte di taluna magistratura associata, attività di indebita interferenza, di interdizione, e men che mai di sconfinamento nelle attribuzioni esclusive del legislatore: attività che hanno talvolta rasentato una vera e propria sfida al Parlamento sovrano». Ed oltre a dover osservare la Costituzione, «i magistrati sono tenuti anche al rispetto delle leggi varate dal Parlamento, nella evidenza del principio fondamentale della democrazia per cui la volontà popolare è sacra, e si esprime attraverso le elezioni».
Un concetto rilanciato dal deputato di Forza Italia Tommaso Calderone, secondo cui il fatto che l’Anm invochi la “separazioni dei poteri” è una buona notizia. «I magistrati - spiega al Dubbio - si devono, infatti, occupare di amministrare la giustizia in nome del popolo italiano. Le leggi le scrive, invece, il Parlamento e l’ordine giudiziario si deve preoccupare solo di applicarle. Condivido ogni parola del presidente Meloni. Negare che ci sia una parte della magistratura politicizzata è come negare l’evidenza del sole». E se è vero il commento del presidente dell’Anm Cesare Parodi sul fatto che non esiste alcuna volontà da parte della magistratura di fare opposizione politica o ostacolare il governo, aggiunge il deputato leghista Jacopo Morrone, «allora lo si dimostri concretamente applicando le leggi vigenti in Italia, non contrastando gli obiettivi politici dell’esecutivo e confrontandosi in modo costruttivo senza pregiudizi sull’indifferibile riforma della giustizia. Al contrario - aggiunge - leggiamo dichiarazioni irricevibili da appartenenti della giunta di Anm che, nei fatti, confermano le parole di Meloni senza mostrare alcuna apertura al dialogo. E che sia così lo si comprende anche dalla babele di voci e slogan dell’opposizione da cui non emerge un’argomentazione seria che sia una da opporre alle politiche del governo».
Ma le opposizioni non ci stanno: «È il solito schema: attaccare la magistratura colpevole di non assecondare i piani del governo - afferma la vicepresidente del Senato Anna Rossomando -. Che sia sull’immigrazione o le vicende di qualche esponente di governo, sempre la stessa storia. A Rimini lo ha fatto la presidente Meloni, spesso è stato il ritornello del ministro Nordio. Quindi niente di nuovo, ma in ogni caso una concezione preoccupante perché l’obiettivo finale è sottomettere di fatto il potere giudiziario a quello esecutivo, anche se la presidente, a parole, lo ha negato. È nei fatti, è alla base della cosiddetta riforma della giustizia. E contro questa impostazione porteremo avanti la nostra opposizione, in Parlamento e fuori».