Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dice di non essere in grado di indicare una data per quando si tornerà alla normalità. Il Commissario straordinario Domenico Arcuri spiega che i facili ottimismi vanno messi nel cassetto: «Non siamo a pochi passi dall’uscita dall’emergenza, non siamo a pochi passi da un’ipotetica ‘ora x’ che ci riporterà alla situazione di prima». Insomma la strada davanti a noi per risalire la china sarà lunga e dolorosa. Ma se le cose stanno così, perché c’è un affannarsi ad avvicinare l’avvio della cosiddetta Fase 2, quella della progressiva ripartenza del Paese? E’ solo il frutto del pressing delle aziende, o magari il risultato della stanchezza degli italiani di stare chiusi a casa? Più passano i giorni, più le comunicazioni - ufficiali o ufficiose che siano - si affastellano, più si capisce che qualcosa non quadra. E’ come se fosse in atto un neanche tanto sotterraneo gioco al rimpallo. L’autorità politica chiede numi e aiuto agli scienziati per capire quando l’epidemia rallenterà. Gli scienziati non si sbottonano ma tagliano corto: le decisioni toccano alla politica, non a noi. Scartiamo fin da subito come malevola e campata in aria l’idea che governo e maggioranza (ma anche l’opposizione) non sappiano cosa fare. E che la prudenza di palazzo Chigi sia lo scudo dietro il quale albergano incertezza e insicurezza. Siamo di fronte ad una vicenda che una volta tanto non è retorico definire epocale: risulta sommamente ingiusto non tenerne conto e non valutare le enormi difficoltà da affrontare. Ma proprio perché epocale, la pandemia costringe ad agire con determinazione e linearità d’azione. Anche a costo di sbagliare. La Fase 2 non è un optional, è un obbligo. Non è possibile tenere un Paese avanzato in regime di lockdown troppo a lungo perché i vantaggi sanitari presto sarebbero sommersi da insofferenze sociali e voragini economiche. Bisogna ripartire, e l’Italia che è stato il primo e più colpito Paese dal Covid-19, più di tutti deve saper reagire. Ma questo significa una cosa sola: che bisogna scegliere. Soprattutto ora che i contagi sembrano perdere forza. Scegliere di dire la verità e di varare misure che comportano rischi. In attesa di quello che fuoriuscirà dai laboratori, è questo il vaccino - l’unico - di cui disponiamo. Guai a non usarlo.