LO SCONTRO

Ireferendum spaccano la maggioranza. E i toni si alzano, anche pesantemente. Basti guardare alle dichiarazioni del presidente della Commissione Giustizia della Camera, il pentastellato Mario Perantoni, che, rivolto al leader del Carroccio, ha detto: «Vuole forse che il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio si iscrivano alla Lega? Matteo Salvini sta tentando di coinvolgere nell’arena politica le due massime istituzioni dello Stato. Sarebbe il caso che la smettesse, prima di scadere nel patetico.

Se ne è capace si cerchi i voti per il referendum contro i giudici ed anche per lasciare a piedi libero pericolosi delinquenti, altrimenti lui e tutto il centro destra prendano atto del proprio fallimento». Perantoni si riferisce al precedente appello fatto da Salvini: «Siamo qui per cercare di abbattere il muro della censura, del silenzio, del bavaglio e dell'omertà che c'è intorno ai referendum sulla giustizia di domenica prossima, che sono un'occasione storica, rivoluzionaria, pacifica di cambiamento. Aspettiamo che tutti dicano qualcosa, a prescindere dal sì o dal no, aspettiamo che il presidente Mattarella, che è garante della Costituzione, e il presidente Draghi, che guida il Governo di questo Paese, ricordino agli italiani la grande capacità di cambiare e di scegliere». Anche la magistratura torna a farsi sentire: Nello Rossi, direttore di Questione Giustizia, in un articolo pubblicato dalla rivista di Magistratura democratica difende l'astensione. Scegliere di non recarsi alle urne per i referendum non è «una scelta deteriore, frutto di inerzia e di apatia politica.

Al contrario - afferma - si tratta di una opzione non solo libera, non solo legittima, ma pienamente rispondente alla logica propria del referendum abrogativo disegnato dalla Costituzione» . Indirettamente gli ha risposto il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto: «Incitare all'astensionismo, più o meno esplicitamente, è una sorta di “illecito costituzionale”, tenuto conto dell'esercizio di democrazia diretta e popolare che sostiene la scelta referendaria. Serve rispetto per gli strumenti costituzionali e per i cittadini, che hanno ben diritto di esprimersi su temi tanto rilevanti». Chi andrà a votare invece è Romano Prodi, ma ha sottolineato che i quesiti «sono tecnici, raffinati. La mia paura è che non ci sia la passione. Questo mi fa paura». Intanto, contro il muro di silenzio sui referendum, prosegue lo sciopero della fame di Roberto Calderoli e della tesoriera del Partito Radicale Irene Testa, che ha dichiarato: «È incredibile come parte delle forze politiche, a partire dal Pd e M5s loro stessi succubi evidentemente di certa magistratura - stiano boicottando questi referendum con l'obiettivo di non far raggiungere il quorum».