Sul tema del carcere è tempo di passare dalle riflessioni ad azioni concrete, attraverso uno spirito di collaborazione che superi le divergenze: è questo il senso dell'intervento tenuto ieri dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia all'incontro ' Dignità e reinserimento sociale. Quali carceri dopo l'emergenza?' organizzato a Roma dalla Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza nazionale del volontariato della giustizia, con l’adesione del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza e dell’Unione delle Camere penali italiane.

In questi due anni di pandemia «il carcere ha avuto un carattere più afflittivo per i detenuti - ha detto Cartabia - ed è stato più logorante anche per la polizia e il personale. In questa fase dobbiamo superare le contrapposizioni», perché «non esiste un carcere della sicurezza e un carcere della dignità. La videosorveglianza, ad esempio, fa bene all'uno e all'altro. Dobbiamo essere concreti e lavorare in sinergia».

LA PANDEMIA È SERVITA ANCHE PER INNOVARE E SPERIMENTARE

«Il tempo dell'emergenza pandemica - ha proseguito - è stato anche un tempo di innovazione e sperimentazione. Il video- colloquio, ad esempio, nelle carceri in cui è stato sperimentato ha portato sollievo e allentamento della tensione, a beneficio dei detenuti ma anche di tutto l'ambiente». Ma il profilo a cui tiene di più la ministra è appunto la ' concretezza'. L'ex presidente della Corte costituzionale ha infatti sottolineato: «È tempo di operare. Abbiamo studiato, detto tante cose, abbiamo riflettuto, abbiamo convocato una Commissione che ha elaborato delle proposte. Possiamo giovarci degli esiti di riflessioni ricchissime svolte negli anni passati, ma ora è giunto il momento di essere operativi a partire dalle piccole, grandi cose che fanno la vita quotidiana del carcere. Lo abbiamo cercato di fare con Petralia prima, stiamo continuando a farlo con Carlo Renoldi adesso», ha aggiunto Cartabia che fa riferimento «alle assunzioni del personale, agli interventi sugli edifici, ma soprattutto alle tante proposte che nella commissione Ruotolo sono state articolate a vario livello, alcune realizzabili dall'amministrazione con una circolare, che poi però va recepita a livello territoriale. Ma questo può funzionare con un maggiore coordinamento e maggiore scioltezza tra tutti i settori coinvolti».

LA MINISTRA: «SERVONO INTERVENTI DI SOLLIEVO CONCRETO SUBITO»

La ministra ha poi illustrato le varie direttrici di operatività: «Ci sono cose che possono essere fatte subito, addirittura a costo zero, altre che chiedono investimenti. Altre che chiedono qualche piccolo intervento normativo sul regolamento, qualcuna che richiede qualche intervento legislativo ma qui la mia richiesta è: partiamo dal basso perché tanto si può fare a questo livello, poniamoci obiettivi realistici, concreti, immediati servono interventi di sollievo concreto subito». Ha poi concluso: «Per me è fondamentale metterci insieme per lavorare nella stessa direzione. Quando si discute si hanno idee diverse ed è giusto averle. Sul piano dei principi emergono delle divergenze che sembrano inconciliabili ma invece sul terreno della concretezza più facilmente si arriva a delle proposte comuni». Tutto questo può essere così tradotto: la Guardasigilli dovrà valutare, si spera quanto prima, le proposte della commissione Ruotolo, fare le sue scelte, la sua sintesi politica. Sarà importante la collaborazione con tutti gli attori in gioco chiamati a congelare le divergenze ideologiche per trovare una sinergia sul piano concreto.

I lavori sono stati aperti da Stefano Anastasìa, Portavoce della Conferenza dei Garanti delle persone private della libertà: «È arrivato dunque il momento di mettere in campo tutte le energie e di trasformare in fatti le proposte che possano essere esaminate dal Parlamento in questo scorcio di legislatura e adottate dal ministero per accompagnare le carceri fuori dall’emergenza pandemica e oltre i loro più antichi problemi, autorevolmente indicati dal Presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento: «Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza». E poi la proposta per la liberazione anticipata per Covid: «Tra i mille ristori che la comunità nazionale ha dovuto riconoscere a categorie economiche e gruppi sociali, non è possibile che non si riconosca che la detenzione in pandemia è stata enormemente più dura di quanto non sia normalmente. Questa maggiore sofferenza va riconosciuta con equità dalle istituzioni. Da un anno a questa parte diciamo “un giorno di liberazione anticipata speciale per ogni giorno passato in pandemia».

LIBERAZIONE ANTICIPATA SPECIALE: LE PROPOSTE FERME IN PARLAMENTO

«In Parlamento ci sono proposte per tornare alla liberazione anticipata speciale già sperimentata ai tempi della condanna europea per sovraffollamento. Sarà l’una, sarà l’altra, o una via di mezzo tra le due, ma non si può non riconoscere che circostanze eccezionali hanno costretto decine di migliaia di persone a pagare più del dovuto il loro debito nei confronti della giustizia. E la giustizia, se vuole essere tale, deve essere capace di riconoscerlo».

Non poteva mancare Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: «Abbiamo ancora una situazione non preoccupante ma che rispetto ai numeri richiede l'attenzione di non potere ancora parlare totalmente di “dopo pandemia”. Sono 1329 le persone positive in carcere, 1.444 il personale, è molto ristretto il numero dei sintomatici. Solo 4 in ospedale». E quanto all'amministrazione penitenziaria, Palma ha aggiunto: «Già vedo da parte del Dap una tendenza a presentarsi come se tutto fosse funzionante. Invece c'è bisogno di un cambiamento amministrativo prima che ideologico: va ripresa la capacità di avere un sistema informatico, non si è investito in questo settore. Così come vanno rivisti i circuiti, nati per dare un trattamento più indirizzato alle persone. E i magistrati di sorveglianza devono tornare a fare colloqui e a rendersi conto di cosa accade negli istituti». In collegamento Giandomenico Caiazza, leader dei penalisti italiani: «Ho ascoltato la ministra, comprendo le difficoltà alle quali dobbiamo guardare con chiarezza e onestà. Questo è il Parlamento che ha fatto un falò degli Stati generali dell'esecuzione penale, non solo dei risultati di quello straordinario lavoro ma anche del fatto che intorno a quel lavoro fosse nata una comunità inedita di avvocati, magistrati, giuristi di amministratori e direttori di carcere. Quel falò fu rivendicato come segnale politico del nuovo corso. Il Parlamento è lo stesso, non c'è più la stessa maggioranza di governo, le difficoltà vanno comprese, capisco che la ministra inviti alla concretezza, a individuare quello che si può guadagnare in questo contesto politico'. Presente anche Rita Bernardini, Presidente di Nessuno Tocchi Caino: «Una classe politica seria proporrebbe l'amnistia e l'indulto ma sappiamo con chi abbiamo a che fare. Ma allo stesso tempo sappiamo che esistono come strumenti, previsti dalla Costituzione per governare momenti come questo».