di  Pino Pietrolucci e Claudia Rittore*

PRIMA DELLA RADIO

Autunno 1975, nascevano le prime radio libere. Con un caro amico decidiamo di farne una anche noi, per gioco, per divertimento, perché amavamo la musica, per sfida. In casa nostra, nella stanza all’ultimo piano, con una terrazza adatta ad ospitare un’antenna. La decisione era stata presa mentre bevevamo allegramente in un locale di Via del Vantaggio che ora non esiste più, “Il dito al naso”. La mattina dopo, appena svegli, abbiamo rivalutato, da sobri, quella decisione. Allora, lo facciamo davvero? E subito una corsa da Consorti, il grande negozio di alta fedeltà dell’epoca, per comprare tutta l’attrezzatura necessaria, firmando una pila di cambiali.A parte i registratori, i mixer, i cavi e l’antenna di 12 metri, molti elementi necessari bisognava costruirli. Conoscevamo un ragazzo, il figlio del pasticcere di quartiere, che diceva di essere in grado di farlo. E in effetti ci riuscì. Così nacque Radio Blu, destinata a una vita brevissima. La nostra radio trasmetteva solo un segnale e la richiesta di chiamare il numero telefonico di casa se il segnale veniva recepito.Alla fine di novembre Radio Blu aveva cominciato a trasmettere musica e le telefonate per confermare che il segnale arrivava forte e chiaro erano continue. Avevamo due figli piccoli, era impossibile sopravvivere in quella casa, con il passaggio di tutte le persone coinvolte e il telefono che squillava ininterrottamente. Ci siamo consultati, decidendo che bisognava risolvere al più presto, trovare un’altra sede.Uno degli amici aveva sentito dire che Pannella pensava, forse, di fare una radio. Noi non lo conoscevamo, Marco, ma lo amavamo, come qualsiasi italiano ragionevole. Pino dice: io ci vado. E va al partito, chiede di parlargli, gli racconta dell’attrezzatura messa insieme, del segnale che arriva nel nostro quartiere, Monteverde Vecchio. Marco è gentile con questo sconosciuto pieno di entusiasmo, ma sbrigativo. Gli dice: “vuoi fare Radio Radicale? Falla!”Pino entra in contatto con Angiolo Bandinelli, che abitava anche lui a Monteverde Vecchio, poi, suo tramite, con Peppe Picca e Andrea Torelli, che contribuiranno al finanziamento dell’impresa. Si costituisce la SO.GE.M srl, soci Pino e Andrea, per gestire i beni della Radio. Da quel momento l’attività diventa frenetica: la ricerca della sede, che doveva essere lì, a Monteverde, vicina a casa nostra, l’acquisto di un’antenna più potente, di un trasmettitore più potente, che si vendeva solo a New York e che riuscimmo a procurarci grazie alla gentilezza e disponibilità di Gianluigi Melega, che riuscì a farlo arrivare con la valigia diplomatica.Il 26 marzo 1976 iniziano le trasmissioni di Radio Radicale nella nuova sede di Via di Villa Pamphili: tre stanzette all’ultimo piano, una grande terrazza occupata dall’antenna, due linee telefoniche, un ascensore cigolante che funziona solo con monetine da dieci lire. Angiolo Bandinelli e Gianfranco Spadaccia, in quanto iscritti all’albo dei giornalisti, i primi direttori responsabili, con entusiasmo e massima discrezione, Pino il direttore esecutivo e capo redattore, Ezio Valente il suo braccio destro e Vincenzo Mundo, detto Anguillone perché strisciava ovunque pur di sistemare cavi, il tecnico capace di qualsiasi miracolo.

UNA RADIO “DI QUARTIERE”

La Radio era più che altro “di quartiere”. Il segnale non copriva completamente Roma ma arrivava a Civitavecchia, Anguillara, Vetralla, Fiano Romano, Poggio Mirteto, Tivoli, Albano, Pomezia e Ostia.Per le elezioni del 20 giugno 1976, dopo un massacrante filo diretto di Marco con Pino per oltre 72 ore, fu raggiunto il quorum. La notte del voto, man mano che arrivavano i risultati, Massimo Teodori, seduto al tavolo delle dirette, con blocco e penna, continuava a fare calcoli. È stato lui che a un certo punto ha capito che ce l’avevamo fatta e scoperto che i voti determinanti (ci sembra di ricordare 400) per l’elezione dei primi quattro deputati radicali erano concentrati nell’area di maggior ascolto della Radio, davvero modesta. L’emozione, la sorpresa, la consapevolezza nella voce di Massimo quando ha finalmente alzato la testa da quel blocco per annunciare la vittoria sono indimenticabili.Nessuno se l’aspettava, è stata una sorpresa per tutti e il partito ha cominciato da quel momento a investire per ampliare la copertura di ascolto. Sono nate altre radio radicali in altre città – molti ci chiedevano aiuto su come fare – e a Roma c’era una persona che passava ogni giorno molte ore a riversare i nastri delle trasmissioni per mandarle a queste radio, dove venivano trasmesse in differita o, a volte, in contemporanea, fingendo in quei casi di avere copertura nazionale.Anni dopo Berlusconi farà lo stesso con le sue prime televisioni. Cominciano le trasmissioni di tutti i movimenti federati con il partito: MLD, Movimento di Liberazione della Donna, condotto da Daniela Gara; FUORI, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, forse la prima voce pubblica degli omosessuali in Italia, con Claudio Mori e Alba Montori; LOC, Lega Obiettori di Coscienza, CLEC, diretto da Liliana Pannella, contro la censura; la trasmissione anticoncordataria di Mauro Mellini e poi di Laura Arconti; Radio Carcere, inventata e proposta alla Radio da Antonio, un avvocato di cui non ricordiamo il cognome; A Tu per Tu, la trasmissione sul teatro di Bianca Toccafondi e Giorgio Albertazzi. E ancora Fabrizio Zampa con la storica rassegna musicale (arrivava con i suoi 33 giri sottobraccio), Rodolfo Roberti con la sua trasmissione notturna “Gallina Vecchia, Onor di Capitano”, un filo diretto con gli ascoltatori insonni, che si protraeva fino all’alba. Argomento: la vita. E come non ricordare qui quel tassinaro romano, con orario notturno, che si offrì come “sistema d’allarme” vivente: lui restava sintonizzato sulla radio anche durante le poche ore in cui era deserta, noi tenevamo aperti i microfoni.

LA NASCITA DELLA “DIRETTA DAL PARLAMENTO”

Con i primi quattro deputati – Emma Bonino, Adele Faccio, Mauro Mellini e Marco Pannella – i radicali entravano a Montecitorio e avevano diritto a un ufficio. Andammo in visita, appena fu assegnato. Era un grande stanzone all’ultimo piano di via Uffici del Vicario, con in più un ufficetto minuscolo, dove si era insediato Roberto Cicciomessere. In questa stanza, sopra la cornice della porta, c’era un oggetto di legno, quadrato, misterioso. “Cos’è quello?” E Cicciomessere: “L’altoparlante, per sentire cosa succede in aula e partecipare ai lavori.” Pino sale sulla scrivania, stacca l’altoparlante e lo appoggia accanto al telefono, poi chiama “Anguillone” e gli dice: ”vedi un po’ se riesci a mandare in onda”. Anguillone ci riesce, si sente benissimo, l’unico problema è che abbiamo solo due linee telefoniche e non possiamo proprio tenerne una costantemente occupata. Non so come la cosa si sia risolta, ma il collegamento fu fatto senza appoggiare più la cornetta accanto al microfono, con un collegamento fisso. Le reazioni furono immediate e irritate. Flaminio Piccoli e Gerardo Bianco, evocando un’indebita interferenza dall’esterno e dimenticando il principio costituzionale della pubblicità delle sedute parlamentari, si appellarono alle istituzioni per farci tacere…

LA NASCITA DELLA “LETTURA DEI QUOTIDIANI DEL GIORNO DOPO

L’idea credo sia nata perché c’era un militante della radio, un ragazzo adorabile, che studiava al Conservatorio corno inglese e correva per aumentare il fiato. Questo ragazzo faceva il giro dei quotidiani, in centro, verso mezzanotte e correndo a perdifiato ce li portava su a Monteverde, dove alla velocitò del fulmine sottolineavamo i passaggi più  significativi e li leggevamo in diretta verso l’una, dandoci il cambio ogni notte in tre o quattro, non di più: Claudio Mori, Claudia Di Giorgio, io, l’ ”altra Claudia”. *(pubblicato il 29 marzo 2019 sul periodico online L'Incontro, clicca sul link attivo per accedere alla versione originale)