Well done, Coach! #Rio2016 pic.twitter.com/Vp7JEOlaWp
— NBC Olympics (@NBCOlympics) August 15, 2016 Zia Ans e Wayde si sono incontrati nel 2012, quando lei allenava all'università di Free State, in Bloemfontein. Lui era un campione in erba a cui un brutto infortunio aveva strappato le ali nel 200 metri, lei lo prese sotto la sua ala protettiva e intuì che aveva le doti per misurarsi in categorie superiori. "Ogni volta che gareggiava nei 200 metri ne usciva sempre ferito o dolorante. Per questo lo incoraggiai a provare i 400 metri sfruttando le capacità sprint del suo corpo", ha sentenziato Ans. I due hanno studiato insieme un programma per portare l'allora diciottenne nella nuova categoria, trovando il giusto equilibrio negli allenamenti e adattandoli al suo fisico.Nonostante i suoi 50 anni di esperienza nell'allenamento, zia Ans non aveva mai portato un atleta alle Olimpiadi. Questo successo, però, ha fatto zittire chiunque la considerasse poco adatta al ruolo. Il segreto del suo metodo: disciplina, ma con un approccio umano. "Sono arrivato cinque minuti in anticipo al nostro primo allenamento, ma per zia Ans ero già in ritardo", ha raccontato Wayde. Lei, sempre sorridente, ha spiegato: "Io voglio bene ai miei atleti, li considero come figli miei, ma quando ci si allena non c'è spazio per altro. Poi però possiamo anche scherzare insieme".Il rapporto tra Wayde e zia Ans è solidissimo, confermato dalle dichiarazioni della coach ad un giornale sudafricano: "Quando dico a Wayde che deve fare questo o quello, lui non silamenta mai. A volte soffre sul serio, ma è il primo a dirmi 'so a che cosa servono questi sforzi'. Per me invece è fondamentale essere sempre vicino ai miei atleti".Ora le quotazioni di Ans sono alle stelle e lei, a quasi settantacinque anni, non ha nessuna intenzione di smettere di allenare. "Amo allenare e non vedo alcun motivo per smettere. E poi cosa dovrei fare? Non certo starmene con le mani in mano!".