Il Cremlino «accoglie con favore» l’offerta del Vaticano di offrire una piattaforma negoziale tra la Russia e l’Ucraina, ma la posizione di Kiev la rende «impossibile». Lo ha chiarito il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, citato dai media locali. Il Cremlino smentisce di voler lasciare la città di Enerhodar e la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Citato da Ria Novosti, il portavoce della presidenza russa ha detto di non cercare segni «dove non ci sono e non possono esserci». L'apertura era arrivata dallo stesso Papa Francesco, che in un’intervista alla rivista dei gesuiti "America", ha chiarito «la posizione della Santa Sede», tesa a «cercare la pace e cercare una comprensione. La diplomazia della Santa Sede si sta muovendo in questa direzione e, ovviamente, è sempre disposta a mediare». «Ho anche pensato di viaggiare, ma ho preso la decisione: se viaggio, vado a Mosca e a Kiev, in entrambe, non solo in un posto. E non ho mai dato l’impressione di coprire l’aggressione. Ho ricevuto qui in questa sala, tre o quattro volte, una delegazione del governo ucraino. E lavoriamo insieme», ha continuato il Pontefice. «Perché non nomino Putin? Perché non è necessario; è già noto. Tuttavia, a volte le persone si attaccano a un dettaglio. Tutti conoscono la mia posizione, con Putin o senza Putin, senza nominarlo». Bergoglio ha ricordato poi di avere «parlato con il presidente Zelensky tre volte per telefono. E lavoro in generale con la ricezione di elenchi di prigionieri, sia prigionieri civili che prigionieri militari, e li faccio inviare al governo russo, e la risposta è sempre stata molto positiva».