Lui ha sempre detto di essere un “libertariano”, liberista in economia e progressista su ambiente e diritti civili, in ogni caso equidistante dalle due grandi famiglie politiche d’oltreoceano. Ma stavolta Elon Musk, padrone di Tesla, SpaceX e da pochi giorni di Twitter ha deciso di schierarsi. Alla vigilia delle elezioni di midterm che rinnovano il Congresso e un terzo del Senato, l’uomo più ricco del pianeta ha concesso un prezioso e inatteso endorsment al partito repubblicano: «Agli elettori indipendenti io dico: il potere condiviso limita i peggiori eccessi di entrambi i partiti, quindi consiglio di votare per un Congresso repubblicano, dato che la presidenza è democratica». Nel sistema elettorale americano i cittadini possono infatti iscriversi alle liste come appartenenti a un partito oppure come indipendenti. Sono questi ultimi che generalmente decidono le sorti del voto, in particolare nei collegi in bilico che in questa tornata sembrano essere davvero tanti. Sono diversi mesi che Musk attacca il presidente dem Joe Biden e la sua amministrazione che è stata decisamente ostile all’acquisizione di Twitter da parte del magnate: «I democratici sono diventati il partito della divisione e dell’odio, sono degli estremisti», aveva tuonato lo scorso agosto in un’intervista in cui rimpiangeva la «gentilezza» di Barak Obama. La verità è che oggi Musk ritiene le politiche economiche del Gop, fatte di tagli alle tasse e limitazioni delle tutele del lavoro, molto più congeniali alla sua irresistibile ascesa e al suodominio imprenditoriale. E la sintonia un po’ anarchica con Donald Trump, un altro irregolare che come lui è inviso all’establishment, diventa ogni giorno più palpabile. L’endorsment di Musk galvanizza il Gop che secondo tutti i sondaggi dovrebbe vincere le elezioni, Un po’ per motivi fisiologici (quasi sempre il voto midterm vede il successo del partito all’opposizione), un po’ per l’impennata dell’inflazione, con l’aumento dei prezzi della benzina e beni alimentari. Inoltre Joe Biden non dispone né del carisma, né della popolarità necessari a invertire la tendenza. Ma quello repubblicano non sarà un trionfo, anzi, al Senato potrebbe addirittura verificarsi un pareggio. Mentre al Congresso la vittoria dovrebbe avere dimensioni normali con una trentina di collegi che sono dati per incerti. Questo si spiega con le divisioni e le fratture interne: la figura di Trump monopolizza ancora la linea del partito e la gran parte dei candidati sono dei fedelissimi del tycoon. Ma tra i repubblicani c’è anche chi vorrebbe liberarsi dell’ingombrante sagoma trumpiana che ha allontanato una parte degli elettori moderati, polarizzando in modo esasperato il confronto politico. Per esempio tra gli aspiranti ai seggi ci sono diversi “negazionisti”, ovvero esponenti della destra repubblicana che non riconoscono come legittima la vittoria di Biden nel 2020. Archiviato il voto di midterm che probabilmente non cambierà in modo traumatico gli equilibri politici d’oltreoceano, tutti guardano alle presidenziali del 2024 e alle primarie che decreteranno il candidato del Gop. Trump fino ad oggi non ha avuto alcun rivale in grado di impensierire la sua leadership. Ma nei prossimi mesi le cose potrebbero cambiare. L’ala moderata del partito sta infatti tirando la volata a una stella nascente della politica nazionale: il governatore della Florida De Santis che tutti indicano come l’unico vero avversario capace di strappare a The Donald l’investitura per la Casa Bianca. Italo americano, giovane (ha appena 44 anni), conservatore vecchio stile, a differenza dell’ex presidente è un puro prodotto delle élite (laurea in storia a Yale e in diritto ad Harvard) . Nonostante le posizioni molto a destra e il fervore religioso ha uno stile pragmatico e non ha mai lanciato crociate contro gli immigrati i diritti dei gay o l’aborto. Ed è un sincero ambientalista il che è un’eccezione tra i repubblicani. Trump, che non lo ama affatto, una volta lo ha chiamato «Ron il bigotto». Ma in chiusura di campagna elettorale in Pnsylvania ha comunque invitato gli elettori a confermare De Santis come governatore. Per il momento si gioca di squadra, ma il duello è solo rimandato.