«Dobbiamo essere e siamo antifascisti e sarebbe giusto indignarsi se non lo fossimo: la Costituzione, cui abbiamo giurato fedeltà nel giorno in cui abbiamo iniziato a svolgere il nostro lavoro, vieta la ricostituzione del partito fascista. Esercitiamo le nostre funzioni senza pregiudizi e lasciando le nostre idee fuori dalle decisioni. Il nostro dovere primario è garantire libertà e diritti dei cittadini; quelle libertà e quei diritti che il fascismo calpestò creando un ordine giudiziario asservito alla volontà del regime». Sono questi alcuni dei passaggi principali dell’appello firmato da circa 500 magistrati a sostegno, senza però citarlo, del pm della Capitale Eugenio Albamonte, finito in questi giorni al centro delle polemiche per il sequestro dello stabile di via Napoleone III, da anni occupato abusivamente e divenuto la sede romana di Casa-Pound.

Albamonte, ex presidente dell’Anm e attuale segretario di Area, il cartello delle toghe progressiste, aveva ipotizzato a carico del movimento di estrema destra, oltre al reato di occupazione abusiva, anche quello di associazione per delinquere finalizzata all’istigazione all’odio razziale.

L’indagine era nata a seguito di un esposto presentato dall’Anpi e dall’Agenzia del demanio, proprietaria dell’immobile. Erano stati iscritti sul registro degli indagati, oltre agli occupanti, alcuni militanti di CasaPound, fra cui Gianluca Iannone, Andrea Antonini e Simone Di Stefano.

Il gip Zsuzsa Mendola, però, ha disposto lo sgombero ed sequestro preventivo dell'immobile per il solo reato di occupazione abusiva. «Non sussistono elementi – scrive il giudice - che consentono di ricondurre la sussistenza del delitto di partecipazione ad una associazione ( CasaPound, ndr). Nonché di accertare se le condotte poste in essere siano espressive di ideologie o sentimenti razzisti o discriminatori, ovvero se sussista lo scopo dell’incitamento alla discriminazione». I dirigenti di CasaPound, ricevuto il provvedimento del pm, avevano fatto notare che Albamonte, tempo addietro, aveva pubblicato su Fb dei post a favore dell’Anpi, manifestando così un «potenziale conflitto d’interessi». «Siamo un movimento politico legalmente riconosciuto, non un’associazione a delinquere. Diamo sostegno a famiglie italiane discriminate nelle graduatorie per la casa popolare», è stata la difesa dei vertici di CasaPound.