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Sulle carceri italiane si accende un nuovo fronte polemico, con uno scambio durissimo tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti. Al centro della disputa ci sono i numeri dell’organico della polizia penitenziaria e l’efficacia delle politiche messe in campo dal governo Meloni.
Secondo i dati diffusi dal Ministero, nell’ottobre 2022 il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, in tutti i ruoli e qualifiche, ammontava a 36.641 unità. Nell’agosto 2025 il numero è salito a 37.977. Un incremento netto, spiega Nordio, che al 31 dicembre 2025 arriverà a +4.028 agenti, e non a +133 come invece sostenuto da Giachetti durante un intervento a Omnibus su La7.
Il Guardasigilli dettaglia le cifre: dal 2022 sono state effettuate 7.407 assunzioni, a cui vanno aggiunti i 3.246 agenti che inizieranno la formazione a dicembre e altri 653 posti per i quali il termine delle domande scade a metà settembre. Complessivamente, al 31 dicembre 2025, il piano assunzionale porterà a 11.309 nuove unità. A fronte di queste immissioni, però, si contano anche 6.906 pensionamenti dal 2022 a oggi, cui si aggiungeranno altri 475 entro fine anno, per un totale di 7.381 uscite.
La differenza finale, ribadisce Nordio, è un saldo positivo di 4.028 agenti. «Altro che 133 – replica il ministro –. Si tratta di uno straordinario piano assunzionale, per il quale sono stati impegnati oltre 107 milioni di euro a regime. È la prova del pragmatismo del governo e della determinazione del presidente Meloni nel rafforzare la sicurezza del sistema penitenziario».
Durissima la controreplica di Giachetti, che a Omnibus aveva accusato l’esecutivo di «vendere fumo». «Il governo, che è in carica da tre anni, sulle carceri fa un sacco di chiacchiere. È la banda dei fanfaroni: bravissimi a parlare, ma incapaci di agire. La gara per i prefabbricati è saltata, va rifatta da capo, con un ulteriore aumento dei costi».
Per l’esponente di Italia Viva, i numeri forniti da Nordio non fotografano la realtà del sistema penitenziario. «È normale che nella pubblica amministrazione le uscite per pensionamenti vengano coperte con nuove assunzioni. Il netto di agenti in più, dal 2022 a oggi, non è di 4.028 ma di appena 133 unità. Nel frattempo, la popolazione carceraria è esplosa: dai 51 mila detenuti del 2022 si è passati a oltre 63 mila. Il sovraffollamento medio è al 135%, ma in istituti come Regina Coeli a Roma si tocca il 205%. In certe sezioni un solo agente deve controllare 180 detenuti divisi su tre piani».
Una situazione che, secondo Giachetti, rappresenta «la più grave violazione dei diritti, non solo per i detenuti ma anche per gli stessi agenti di polizia penitenziaria, costretti a lavorare in condizioni impossibili».
Il deputato ha anche richiamato l’attenzione sullo sciopero della fame di Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, giunta al 19° giorno di protesta per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sulla liberazione anticipata, presentata proprio da Giachetti in Parlamento.
Lo scontro, insomma, non è soltanto sui numeri, ma sul significato politico da attribuire a quei numeri.