COSTA CHIEDE AL GOVERNO LA RELAZIONE CHE DOVEVA ARRIVARE A GENNAIO

Perché è sempre così difficile conoscere i dati che riguardano l'amministrazione della giustizia? Un esempio: l'articolo 15 della legge n. 47 del 2015 prevede che entro il 31 gennaio di ogni anno Il governo presenti una relazione al Parlamento, contenente informazioni e dati concernenti le misure cautelari, distinte per tipologia e con i relativi esiti, adottate nell'anno precedente. Su questa disposizione è poi intervenuta la legge n. 103 del 2017, ossia la riforma penale di Orlando, che ha specificato come con questa relazione il governo debba anche comunicare i dati relativi alle sentenze di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, pronunciate nell'anno precedente ( con specificazione delle ragioni di accoglimento delle domande e dell'entità delle riparazioni), nonché i dati relativi al numero di procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei magistrati per le accertate ingiuste detenzioni, con indicazione dell'esito, ove conclusi. Tuttavia quest'anno ancora non è stata resa nota la Relazione, e siamo a metà marzo. L'anno scorso è stata presentata a metà maggio, l'anno precedente a metà aprile. Insomma, cambiano i governi ma non questa prassi.

«Purtroppo - ha scritto il deputato di Azione Enrico Costa in un’interrogazione parlamentare - nonostante l'importanza dei dati contenuti in tale relazione, è invalsa la prassi da parte del governo di presentarla con notevole ritardo, in spregio al dettato legislativo e al ruolo del Parlamento». Eppure, grazie a questo report - ricorda il deputato, che con un proprio emendamento ha dato il via alla Relazione - noi sappiamo che «nel 2020 l’Italia ha speso 46 milioni per ingiuste detenzioni ed errori giudiziari; dal 1991 al 31 dicembre 2020 i casi di errori giudiziari e ingiusta detenzione sono stati poco meno di 30mila, in media, quasi 1.000 l’anno, per una spesa complessiva dello Stato di circa 870 milioni di euro, pari a circa 29 milioni di euro l’anno».

Da via Arenula fanno sapere che la nuova relazione sarà pronta a breve. Il ritardo non dipenderebbe dagli uffici del dicastero ma anche dalle altre istituzioni chiamate a fornire i dati, compreso il ministero dell'Economia.

Le rassicurazioni comunque non fermano Costa, che ha presentato l'interrogazione parlamentare proprio al Mef per conoscere «il numero di provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione emessi nel 2021 suddivisi per Corti d’appello e l’esborso complessivo per le riparazioni sostenuto nello stesso anno».

Come sottolinea su Filodiritto anche l'avvocato Riccardo Radi, consulente giuridico dell'associazione Errorigiudiziari. com, «si tratta di un adempimento che, al di là del profilo formale, è molto significativo, in quanto consente al legislatore di comprendere la vastità di un fenomeno, quello dell'uso e abuso della custodia cautelare, alla luce dell'esito dei procedimenti penali in cui le persone vengono private della libertà personale».

Sulle possibili cause del ritardo della pubblicazione della Relazione, Radi ipotizza che la responsabilità debba ricadere soprattiutto sugli uffici giudiziari competenti. «Infatti - ci dice - si registra una notevole ritrosia degli uffici a comunicare i dati. Basti pensare che l’anno passato la percentuale di risposta dei Tribunali ( sezioni Gip e sezioni dibattimentali) interessati al monitoraggio dei dati dell’anno 2020 è stata del 76%». Quindi, nonostante il ritardo, siamo comunque dinanzi a dati parziali: «Spiace dover constatare che il ministero, invece di stigmatizzare e prendere provvedimenti in merito, ha enfatizzato la circostanza del 76% scrivendo nella propria relazione di accompagno al Parlamento dell’anno scorso “... comunque percentuale da considerarsi ben significativa”. Il 76% appare significativo di un sostanziale disinteresse ad avviare un fase di effettiva trasparenza sull’uso e l’abuso delle misure cautelari».