I penalisti rispondono a stretto giro alla dura nota dell'Anm contro le nuove norme sul processo a distanza volute dall'Esecutivo. Se i giudici hanno criticato la scelta di rimettere alla volontà delle parti la scelta sullo svolgimento da remoto delle attività nel processo penale e dicono no all’udienza civile da remoto necessariamente celebrata in ufficio, penalisti hanno risposto con toni altrettanto netti. «Esprimiamo stupore e allarme per la scomposta reazione dei vertici della magistratura associata di fronte alla prudente volontà del Parlamento italiano di sostanzialmente revocare le norme introduttive del cosiddetto processo penale da remoto». Lo sottolinea in una nota la giunta dell’Unione delle camere penali (Ucpi), in merito alla posizione dell’Anm, che secondo i penalisti «disvela e conferma l’investimento politico che la dirigenza della magistratura associata aveva affidato a questo sconclusionato ed avventuristico progetto di celebrazione di processi su piattaforme commerciali di conversazione tra persone, e cioè una insperata accelerazione verso la burocratizzazione autoritaria del processo penale mediante la riduzione a icona del diritto di difesa dei cittadini». «Non appaiono innanzitutto credibili le indignate censure sulle tecniche legislative adottate - sottolineano i penalisti - da parte di chi aveva invece salutato con giubilo e senza battere ciglio l’introduzione di una radicale sovversione dei principi fondativi e secolari del processo penale mediante un improvvisato emendamento a un decreto-legge in sede di sua conversione, scritto per di più sotto la dettatura di un dirigente ministeriale dei servizi informatici: un grave errore a cui ora si è posto responsabilmente rimedio». «Piuttosto, colpisce la siderale distanza di questi toni, di queste aspettative deluse e di questi aggressivi proclami rispetto al comune sentire della stragrande maggioranza della magistratura italiana, con la quale i penalisti da oltre due mesi stanno costruttivamente confrontandosi nelle concrete realtà dei vari uffici giudiziari, per organizzare prima la contrazione e ora la graduale ripresa del comune ed inderogabile dovere di esercitare la giurisdizione, mediante il ritorno nelle aule di giustizia e non certo sullo schermo dei rispettivi computer». Le camere penali replicano anche alla presa di posizione di Area, la corrente delle toghe progressiste, assicurando di «condividere la richiesta al Governo perché fornisca tutto ciò che è necessario ed indispensabile per un ritorno in sicurezza sanitaria nelle aule di giustizia, ma respingono con sdegno i minacciosi riferimenti a non si sa bene quali responsabilità che, secondo il direttivo di Area, ci assumeremmo non acconsentendo a questo scempio del diritto e dei diritti che è il videogame del processo penale. La sola responsabilità che noi avvertiamo - sottolineano i penalisti - è quella di rimuovere quanto prima la paralisi della giurisdizione, non già facendone la parodia telematica ma riaprendo le aule».