Il senatore Pierantonio Zanettin lo aveva detto in Commissione: «La linea di Forza Italia è più garantista» di quella degli alleati di governo. E la conferma arriva dagli emendamenti depositati da FI al dl Meloni che hanno più di un obiettivo: da un lato evitare che il decreto rave si trasformi in una norma liberticida, dall’altro archiviare definitivamente l’epoca Bonafede, con la modifica della Spazzacorrotti. Ma la “visione” di Zanettin va oltre, approfittando della discussione in Commissione Giustizia per rilanciare un grande classico di Forza Italia, ovvero l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione.

Tra le proposte emendative relativamente alla riforma Cartabia, infatti, spunta il divieto di appellare le sentenze di assoluzione con formula piena, per le quali il pm potrebbe fare ricorso in Cassazione, ma solo in casi limitatissimi, cioè «per manifesto travisamento od omesso esame di fatti o documenti decisivi per il giudizio che hanno formato oggetto di un punto controverso sul quale la sentenza si è pronunciata».

Sono 90, in totale, le proposte di modifica presentate dai partiti e che la Commissione Giustizia guidata dalla leghista Giulia Bongiorno dovrà ora analizzare. E i 14 di Forza Italia partono da una sostanziale modifica: eliminare i reati contro la pubblica amministrazione dal catalogo dei reati ostativi. «L’eccessivo ampliamento del novero delle fattispecie - aveva infatti spiegato Zanettin in plenaria - ha comportato la perdita del concetto del doppio binario in relazione alla possibilità di concedere o meno benefici penitenziari». Restringere il campo, dunque, è il primo passo, così come propongono anche Sinistra Italiana e Terzo Polo. Ma significative sono anche le proposte di modifica al nuovo articolo 434 bis.

Zanettin propone di renderne quanto più possibile specifico il perimetro: a dover essere punita è l’invasione di terreni ed edifici per raduni musicali - escludendo, dunque, ogni altra forma di riunione - da parte di più di 100 persone (e non più 50) e dove si realizzi lo spaccio di sostanze stupefacenti, raduni dai quali derivino pericoli non per l’ordine pubblico, ma per motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. E la proposta è anche quella di ridurre la pena attualmente prevista con quella da due a quattro anni per gli organizzatori (forbice che la Lega invece vuole introdurre per i partecipanti, per i quali FI vuole invece una pena non superiore ai tre anni), così da rendere impossibili le intercettazioni. Inoltre, Zanettin mira ad escludere tale reato dal codice antimafia.

La Lega punta a qualche piccolo correttivo sull’ostativo: il pm potrà partecipare anche da remoto alle udienze del Tribunale di sorveglianza in cui si decide sulla concessione o meno dei benefici, mentre altri due emendamenti intervengono sulla composizione collegiale o meno del Tribunale di sorveglianza, che potrebbe essere monocratico in caso di reiterazione, ma nel primo intervento di concessione dei permessi premio o del lavoro esterno dovrebbe essere collegiale.

Ma tra i garantisti c’è chi vuole di più. Azione e Italia Viva, infatti, non si accontentano di circoscrivere meglio il reato di rave, ma puntano a ridurlo ad illecito amministrativo, definendo un «obbrobrio» il dl 162. In tal modo, secondo il vicesegretario di Azione Enrico Costa, si offrirebbe «alle forze di polizia la facoltà di ordinare lo sgombero e la confisca del materiale utilizzato per commetterla», senza la necessità di inventare un nuovo reato davanti ad ogni problema. «È ora di finirla con la consuetudine che, per dare un segnale di “rigore” e di “pugno duro”» sia necessaria una nuova norma, ha dichiarato, «senza minimamente preoccuparsi degli effetti che ciò può produrre sull’intero ordinamento».

Per quanto riguarda l’ergastolo ostativo, gli emendamenti del Terzo Polo perseguono «il principio costituzionale della rieducazione della pena», ha aggiunto il senatore di IV Ivan Scalfarotto, mentre per quanto riguarda la riforma Cartabia «abbiamo presentato un emendamento volto a ripristinarne l’entrata in vigore, insieme a un altro che si propone di confermare l’immediata applicabilità delle sue norme, anche sui processi penali in corso, ferma l’applicazione del principio del favor rei».

Categorica sul no al rinvio della riforma Cartabia è anche Sinistra Italiana, che chiede anche la soppressione del reato di rave. E il gruppo della vicepresidente della Commissione Ilaria Cucchi mira anche a rendere meno estesa la disciplina sull’ostativo, con la possibilità di riconoscere i benefici già dopo 26 anni di carcere e anche in caso di limitata partecipazione al reato o nel caso in cui la collaborazione sia impossibile o oggettivamente irrilevante, alleggerendo l’onere probatorio a carico del detenuto. A dire no alle norme anti rave è anche il Pd, convinto che «non c’è nessuna toppa che la possa migliorare», ha spiegato la vicepresidente del Senato Anna Rossomando.

Ma i dem “approfittano” del rinvio della riforma Cartabia per introdurre modifiche in materia di spese di giustizia, prevedendo, per le vittime di delitti commessi in ambito familiare in danno dei minori, l’accesso al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito e l’esclusione dell’assegno di mantenimento dal computo del reddito complessivo familiare ai fini dell’ammissione al gratuito patrocinio: «La priorità - ha aggiunto Rossomando - sono i tempi della giustizia, quindi ci opporremo a qualsiasi tentativo di affossamento».

Sull’ostativo, la proposta dei dem è quella di concedere i benefici nei casi in cui sia esclusa l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata o nei casi in cui la collaborazione non sia comunque utile o rilevante. Più dura, sul punto, la linea del M5S, che punta anche il dito contro Forza Italia. «L'obiettivo di FI dopo 30 anni è ancora sempre lo stesso: ammiccare in tutti i modi a corrotti e corruttori», affermano i capigruppo in Commissione alla Camera e al Senato, che annunciano un’opposizione «la più dura possibile».

Ribadendo poi la propria linea sull’ostativo: «Il fatto che la mancata collaborazione del condannato non possa più essere condizione ostativa assoluta fa correre il rischio di vedere uscire dal carcere boss di primo piano e di indebolire l’arma di pressione grazie alla quale lo Stato negli ultimi 30 anni ha convinto molti mafiosi a collaborare», affermano Roberto Scarpinato, Ada Lopreiato e Anna Bilotti. La proposta dei grillini è di non far uscire dal carcere «mafiosi che non abbiano maturato un pieno ravvedimento».

Chi non collabora, dunque, dovrà essere obbligato «a spiegare le motivazioni». E non basterà «la volontà di non comportarsi da “infami” o la paura delle ritorsioni, perché in questi casi è evidente il mancato ravvedimento. Inoltre queste persone dovranno comunicare tutti i beni posseduti o controllati».