La ministra della Giustizia Marta Cartabia è ritornata sulla presunzione d’innocenza, che nei giorni scorsi è stata duramente criticata dalla Federazione nazionale della Stampa italiana. Al punto che il sindacato dei giornalisti ha presentato un primo esposto all'Unione Europea dove si chiede al commissario alla Giustizia e alla presidente del Parlamento di valutare le difformità tra il testo della direttiva sulla presunzione di innocenza e le norme italiane di applicazione di tale direttiva. La ministra Cartabia, intervenuta da remoto al convegno organizzato dall’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, ha chiarito il suo pensiero: «La presunzione di innocenza da secoli è un caposaldo delle nostre democrazie, così come lo è il diritto all’informazione». Per la ministra la normativa «sulla presunzione di innocenza non è un’idea della ministra o del governo, ma è la necessaria attuazione di una direttiva europea, che risale al 2016. È una normativa necessaria per bilanciare due irrinunciabili principi della Costituzione italiana e del diritto europeo: da un lato, il diritto dei media di informare e dei cittadini essere informati e, dall’altro, il diritto delle persone indagate e imputate di non essere rappresentate come colpevoli». Il decreto legislativo sulla presunzione di innocenza, ha spiegato ancora la guardasigilli «non è nient’altro che l’attuazione di una direttiva europea ed è ispirato anche a prassi già in atto da tempo in alcuni uffici giudiziari italiani. I diritti devono essere presi sul serio, come titolava un famoso libro di Ronald Dworkin di alcuni anni fa: cioè devono essere garantiti sul piano dell’effettività, nel contesto storico dato. Oggi dobbiamo fare i conti con i nuovi media e perciò dobbiamo trovare un nuovo equilibrio tra il diritto di informare e il diritto alla presunzione di innocenza, in un contesto in cui la potenza di comunicazione online è amplificata moltissimo dalle tecnologie, che sono in grado raggiungere rapidamente un enorme numero di persone. Quando il contesto e la storia cambiano, anche le modalità di preservare i principi e i diritti di sempre devono essere adeguati». La ministra ieri ha espresso anche il suo cordoglio per la morte di Liliana Ferraro che «incarnò alti ideali e concretezza delle azioni, necessari allora come oggi nel contrasto ad ogni mafia e ad ogni malaffare». Via Arenula è stata la sua casa per tanti anni: «Ferraro ha ereditato la missione di Falcone e ha lavorato, fino alla fine, per contrastare la criminalità organizzata», ha concluso Cartabia.