«Importante cambio di rotta del Dap, sulla gestione dell’epidemia da Covid-19 negli istituti penitenziari, che, finalmente, fornisce in maniera strutturale e sistematica i dati sui contagi e pare mettere in campo compiute strategie finalizzate alla trasparenza e alla prevenzione sanitaria. Esattamente ciò che è mancato all’inizio della pandemia, quando si sono registrate le rivolte di marzo». A dirlo è Gennarino De Fazio, segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, commentando la decisione del nuovo vertice del Dap di comunicare settimanalmente alle organizzazioni sindacali i dati sui contagi da Coronavirus in ambito penitenziario. «In passato – spiega De Fazio – eravamo stati costretti a denunciare una sorta di oscurantismo del Dap che, non solo non forniva i dati, ma non si degnava neppure di riscontrare le nostre ripetute richieste in tal senso. È peraltro evidente come il fornire i numeri sui contagi, oltre a essere indispensabile elemento di trasparenza, favorisce l’offerta di contributi di analisi, studio e proposta e, non di minore importanza, evita allarmismi e possibili strumentalizzazioni che possono innescare o favorire tensioni, sempre pericolose in un sistema carcerario che permane sovraffollato e gestito da un numero largamente sottodimensionato e carente di operatori di tutte le professionalità, in primis quelle della Polizia penitenziaria». «I numeri appena pervenuti e aggiornati alla data di ieri – continua il leader della Uilpa Polizia Penitenziaria – ci sembrano peraltro confortanti e ci dicono di un totale di 11 detenuti (nessuno ricoverato in ospedale) e sette appartenenti alla Polizia penitenziaria attualmente positivi al Covid». «Adesso confidiamo che il Dap si adoperi anche su una serie di ulteriori misure che riteniamo indispensabili – aggiunge ancora De Fazio –, come per esempio quella di rendere disponibile, ovviamente su base volontaria, la vaccinazione antinfluenzale a tappeto per detenuti e operatori. Questo, evidentemente, riducendo l’incidenza dell’influenza stagionale, diminuirà i casi di confusione della sintomatologia, che in ambito carcerario potrebbero ingenerare il caos».