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FI “grillo parlante” di Lega e Fratelli d’Italia. E le crepe arrivano in Ue

governo meloni berlusconi
Gli azzurri a favore del testo che lega i fondi per Budapest al rispetto dei diritti, No di Carroccio e Fratelli d'Italia
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In principio fu il decreto rave, poi il Superbonus, ora la manovra economica, definita «una tisana» che, se non farà addormentare del tutto un paese stanco e vicino alla recessione, poco ci manca. Quella di Forza Italia nei confronti del governo Meloni «non è un’opposizione dall’interno», come ha tenuto a specificare ieri il ministro degli Esteri e capo delegazione azzurro, Antonio Tajani, ma di certo Fi si sta ponendo come il grillo parlante dell’esecutivo, pronto a suggerire una frenata prima di una curva pericolosa o una vera e propria sterzata, se il rischio è quello di precipitare nel burrone. Che in queste settimane ha la forma della recessione, spettro che il governo vuole in tutti i modi evitare ma sul quale pesa la crisi energetica. Tant’è che due terzi della manovra, cioè oltre venti miliardi di euro, sono finiti nel contrasto al caro bollette.

Ma la diversità di vedute è palese anche oltreconfine, visto che se Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno votato compitamente per definire la Russia uno stato sponsor del terrorismo, altrettanto non hanno fatto ieri sul testo che chiede alla Commissione di resistere alle pressioni di Budapest sullo sblocco dei fondi europei. A favore gli azzurri, contrari leghisti e meloniani.

Il tira e molla, d’altronde, è cominciato ormai da settimane, e il primo inciampo ha un nome e un cognome: Matteo Piantedosi. E il suo primo provvedimento da ministro dell’Interno, cioè il decreto rave. Norma che le opposizioni proveranno a cancellare del tutto con gli emendamenti abrogativi, da presentare entro lunedì, e sulla quale si inizierà a votare da mercoledì, dopo l’anticipo dei tempi fissato dalla presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno. E i forzisti sono pronti, anzi prontissimi, a presentare emendamenti che, per usare un eufemismo, ridimensioneranno il decreto, innanzitutto circoscrivendo la fattispecie di reato ai soli rave musicali o ai raduni «con spaccio», così da escludere ogni riunione non autorizzata con più di 50 persone. E poi abbassando la pena massima a non più di 5 anni così da escludere eventuali intercettazioni di partecipanti anche potenziali. Misure già “anticipate” da Vittorio Manes, chiamato in audizione proprio da Fi, secondo il quale il decreto contiene una sorta di «truffa delle etichette», perché la pericolosità della riunione non autorizzata è individuata nella riunione stessa e così si introducono sanzioni penali che «comprimono le libertà costituzionali» di riunione.

Passando al Superbonus, è stata niente meno che Licia Ronzulli, fedelissima di Silvio Berlusconi e grande esclusa dalla compagine governativa, a precisare tutto quello che non va e che Forza Italia proverà a cambiare. «Era doveroso intervenire, tuttavia è altrettanto doveroso dare delle certezze agli operatori del settore e non cambiare continuamente il quadro – si sono affrettati a dire poco dopo le modifiche alla norma la stessa Ronzulli e Alessandro Cattaneo, capogruppo alla Camera Proprio per questo, Forza Italia lavorerà per spostare la data di scadenza delle agevolazioni almeno di un mese per chi ha già deliberato in assemblea di condominio e ha già stipulato contratti. In merito, presenteremo in Parlamento un emendamento ad hoc, anche per garantire un tempo di transizione adeguato».

Fino alle polemiche delle ultime ore sulla manovra. Votata, e ci mancherebbe, dai ministri azzurri, ma sulla quale in Parlamento Forza Italia è pronta a dare battaglia su più di un questione. «Faremo di tutto per provare a renderla più efficace», ha detto ieri Tajani, che è un modo carino per dire che alcune modifiche verranno chieste. Con buona pace del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, secondo il quale «il testo non può essere stravolto». Anche perché i tempi sono stretti. Entro la prima settimana di dicembre saranno completate sia le audizioni che la presentazione degli emendamenti. Poi il lavoro in commissione e verso metà dicembre l’approdo in Aula. Senza la fiducia, che il governo non è intenzionato a porre anche per differenziarsi dai precedenti esecutivi, la manovra dovrebbe essere approvata prima di Natale alla Camera e tra Natale e Capodanno al Senato.

 

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