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Record di contagi, la Cina torna in lockdown. E scoppia la rabbia

La linea zero Covid non va, e alle incertezze economiche si somma la frustrazione a livello sociale. Dipendenti in rivolta nella città-prigione degli iphone
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È record di contagi da Covid-19 in Cina, ai massimi dall’inizio della pandemia. I nuovi contagi giornalieri hanno superato quota trentamila, secondo l’ultimo rilevamento della Commissione Nazionale per la Sanità, nonostante le drastiche misure della politica di «zero Covid» per contrastare la diffusione del virus.

I casi accertati di trasmissione locale sono 3.297, a cui si sommano 27.517 casi asintomatici, per un totale di 30.814 contagi trasmessi localmente (31.656, in totale, comprendenti anche i casi importati) mentre sale di un’unità il numero di decessi, a quota 5.232 dall’inizio della pandemia. Il totale di nuovi contagi supera anche il picco di oltre 28mila raggiunto il 13 aprile scorso, durante il lungo lockdown a cui fu sottoposta Shanghai. L’ultima ondata si fa sentire soprattutto nella provincia sud-orientale del Guangdong, il cui capoluogo, Guangzhou, ha un intero distretto, Haizhu, in lockdown; nella metropoli sud-occidentale di Chongqing, e nella capitale, Pechino, che ha avviato diverse restrizioni ai suoi abitanti, in particolare nel distretto di Chaoyang, dove vivono circa 3,5 milioni di persone ed è il cuore dell’attività finanziaria e sede di numerose ambasciate. Nonostante i numeri rimangano generalmente bassi, la Cina punta a interrompere le catene di trasmissione del virus, con misure che vanno anche a scapito dell’economia.

Dipendenti in rivolta a Zhengzhou, nella città-prigione degli iphone

L’ultima città a fare le spese della linea rigida di Pechino è Zhengzhou, dove ieri si sono verificati scontri tra i dipendenti della Foxconn e le forze dell’ordine: i dipendenti erano furiosi per le condizioni di vita nei dormitori e nella maxi-fabbrica che produce gran parte degli iPhone venduti a livello globale, e che da un mese è soggetta a restrizioni per l’aumento dei contagi al suo interno. Le proteste su larga scala dei dipendenti sono in parte rientrate, secondo una fonte citata dall’agenzia Reuters, e l’azienda si è scusata e ha parlato di «errore tecnico» riguardo all’assunzione di nuovi dipendenti per fare fronte alle fughe del mese scorso di parte del personale che teme vari percussioni dall’aumento di contagi.

Foxconn aveva promesso alti bonus a chi fosse rimasto in fabbrica e ai nuovi arrivati, ma i dipendenti hanno accusato l’azienda di essersi rimangiata le promesse, ritardando i pagamenti e minacciando chi avesse contratto il Covid-19 di non ricevere alcun compenso. Intanto, Zhengzhou ha imposto un lockdown di cinque giorni in vaste aree della città: circa sei milioni di residenti non potranno lasciare la loro zona senza un tampone negativo e il permesso delle autorità, e hanno ricevuto la disposizione di rimanere in casa, a meno di casi di necessità, e di sottoporsi quotidianamente al tampone. Zhengzhou ha registrato oggi 675 casi di infezione, in gran parte asintomatici.

Oltre al ritorno a linee più dure (nonostante un recente allentamento), e alle incertezze dell’economia, si somma, infine, la frustrazione a livello sociale, acuita dai Mondiali di calcio in Qatar, per i quali la Cina non si è qualificata, ma che vengono trasmessi sulla Cctv, l’emittente televisiva statale cinese. Ai tifosi cinesi non è sfuggita l’assenza di mascherine tra il pubblico che assiste alle partite e festeggia i goal delle proprie nazionali. Una lettera aperta circolata sui social (WeChat), e successivamente censurata, mette in discussione, ancora una volta, la politica dello Zero Covid e chiede, ironicamente, se Cina e Qatar siano «sullo stesso pianeta».

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