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“Reddito” è una questione di bilancio: la Germania lo rilancia, l’Italia lo taglia

Il governo del nostro Paese ha deciso che il sussidio verrà erogato solo a chi non è in condizione di lavorare e non a tutti
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Nella manovra «politica» annunciata dal governo c’è una sola scelta significativa in sé e non solo come indicazione, appunto politica, dei progetti futuri del governo: lo smantellamento del reddito di cittadinanza. Le due misure annunciate da Giorgia Meloni, esclusione degli “occupabili” dalla platea degli aventi diritto dal primo gennaio 2024 ma riduzione degli assegni a solo 8 mensilità già nel 2023 e obbligo di accettare la prima offerta di lavoro “congrua” pena la perdita anche del Reddito di cittadinanza, non si limita a restringere il numero di quanti possono accedere al rdc: ne rovescia il segno, muta la logica che lo ispirava nel suo opposto.

Dal momento che proprio mentre in Italia calava la mannaia sul reddito in Germania infuriava lo scontro parlamentare sulla versione tedesca della stessa legge è utile paragonare i due provvedimenti e le loro logiche. In Germania il sistema di aiuti sociali Harz IV è in vigore da 18 anni. Il governo Scholz ne ha proposto una riforma che mira ad allargarlo non a restringerlo. Il Bundestag ha approvato il nuovo sistema, ribattezzato “Burgergeld” il 10 novembre ma la camera dei Lander, il Bundesrat, minacciava di bloccarlo dal momento che lì la maggioranza è della Cdu, contraria alla riforma. In questi casi in Germania si forma seduta stante un comitato incaricato di mettere a punto una mediazione. Il compromesso è stato trovato due giorni fa. Il Bundesrat deve ancora votare ma, avendo la Cdu firmato l’accordo, non ci sono dubbi sull’esito del voto. La legge di Scholz è stata resa molto più restrittiva senza però intaccarne la logica come è invece successo da noi.

La proposta approvata dal Bundestag prevedeva l’aumento di 50 euro circa del sussidio fissato dall’Harz IV, da 449 a 502 euro mensili. Per gli adulti conviventi il sussidio è di 451 euro, per i giovani dai 14 anni in su di 420 euro, per i bambini dai 6 ai 14 anni di 348 euro che scendono a 318 sotto i 6 anni. Inoltre lo Stato doveva coprire per 2 anni le spese d’affitto e quelle per il gas. L’accordo con la Cdu ha confermato l’aumento ma dimezzato i tempi del sostegno per affitto e gas, da 2 a un anno. La legge nella sua versione originaria consentiva ai percettori di avere risparmi fino a 60mila euro mentre il compromesso con la Cdu li ha portati a 30mila.

I capitoli essenziali però sono altri. La legge di Scholz metteva in secondo piano la ricerca di un impiego a favore dell’apprendimento qualificato e smantellava il sistema di controlli e penali molto stringente previsto dall’Harz IV per costringere i disoccupati a cercare un lavoro purchessia. È su questo punto che la Cdu ha dato davvero battaglia, impugnando il classico argomento per cui in questo modo non si incentivavano i disoccupati a cercarsi un lavoro. L’esito della mediazione permette a tutti di cantare vittoria ma in realtà non lede troppo l’impostazione di fondo della riforma.

La riduzione, non l’eliminazione del sussidio, scatterà solo se il percettore di reddito rifiuta il posto «concordato con i Centri per l’impiego» la cui mission ufficiale però non è più individuare un qualsiasi posto di lavoro ma la «riqualificazione professionale» che dovrebbe permettere di accedere solo a lavori dignitosi e dignitosamente pagati. A questo punto la legge dovrà essere di nuovo votata dal Bundestag e poi dal Bundesrat ma non sembrano doverci essere altri ostacoli.

Sia pur stemperata dalla mediazione con la Cdu, l’impostazione di fondo della legge resta chiara: mettere i lavoratori disoccupati in condizione di non dover accettare qualsiasi lavoro venga proposto. E in Italia? La logica del governo Meloni è diametralmente opposta: il sussidio verrà erogato solo a chi non è in condizione di lavorare invece che a tutti. Il reddito diventa così ufficialmente un “reddito di carità” una specie di pensione minima erogata indipendentemente dall’età a chi non può guadagnarsi da vivere lavorando.

L’obbligo di accettare la prima offerta di lavoro produce un effetto opposto a quello a cui mira la Germania e che ispirava anche la legge italiana, nonostante i suoi innegabili limiti: costringe il lavoratore ad accettare le condizioni del datore di lavoro. Il reddito aveva oggettivamente bisogno di essere rivisto. La scelta di accorpare reddito di cittadinanza e ricerca di lavoro creava le stesse contraddizioni alle quali vuole mettere riparo in Germania il Bugergeld. Le condizioni dei conti pubblici tedeschi non è certo quella italiana e la piaga del lavoro nero non è certo diffusa in Germania come da noi. Ma questi sono alibi: il senso della riforma del rdc è politico, non risponde solo a questioni di cassa. E mira a rendere i poveri ancora più deboli.

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