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Ha il tumore, deve essere operato: lo trasferiscono da un carcere all’altro

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Giuseppe Sposato ha una neoformazione al colon, oltre a diverse patologie. Da luglio le istanze del suo legale sono state rigettate. Ora è a Secondigliano in attesa dell’intervento al Cardarelli di Napoli
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È affetto da gravi patologie, deve essere operato d’urgenza ma è in balia di continui trasferimenti da un carcere all’altro come se fosse una vera e propria patata bollente. Nessuno è in grado operarlo. Non riesce a trovare pace Giuseppe Sposato, attualmente detenuto presso il carcere di Secondigliano e ancora in attesa di essere ricoverato all’ospedale Cardarelli di Napoli. Dai referti medici risulta che è affetto da diverse patologie cardiache, diabetiche e oncologiche.

Deve essere operato per la neoformazione al colon. Dopo istanze su istanze, autorizzazioni per l’intervento, arriviamo a luglio scorso quando, a seguito dell’ordinanza autorizzativa della Corte di Appello di Reggio Calabria al ricovero ospedaliero presso l’Ospedale di Polistena (asportazione neoformazioni al colon), il detenuto Sposato viene rifiutato in quanto lo stesso, per le gravi patologie delle quali il paziente è affetto, necessita di ricovero presso Ospedale di secondo livello ( HUB) dove è attiva una Rianimazione, un servizio di emodinamica e una cardiochirurgia.

A quel punto ci si rivolge al policlinico Universitario di Catanzaro ma anche questa volta non è stato operato in quanto sbagliato l’iter di ricovero da parte della Casa Circondariale di Catanzaro. Dopodiché viene effettuata, su richiesta della casa circondariale, la visita oncologica presso l’Ospedale Pugliese- Ciaccio; a seguito di tale visita, il medico ha riferito a Sposato che prima di poter parlare della natura delle neoformazioni al colon è necessario che le stesse vengano asportate, ma che la tipologia di intervento necessaria all’asportazione, purtroppo, non può essere a lui praticata fino a quando non verrà sistemata la situazione cardiaca di cui lo stesso soffre.

Ad agosto, Sposato ha effettuato una visita cardiologica presso l’Azienda Ospedaliera Pugliese- Ciaccio in previsione di polipectomia programmata e anticipata al fine della valutazione sulla richiesta di sospensione della terapia antiaggregante. In quella sede arrivando alla conclusione dell’importanza di proseguire terapia antiaggregante con cardioaspirina. Quindi, in sostanza, le condizioni cardiache attuali non gli permettono di sospendere la terapia aggregante: la sospensione dei farmaci antiaggreganti comporta un rischio significativo di trombosi di stent (ST) e rischio di un effetto rebound, evento potenzialmente mortale, mentre, dall’altra parte, la terapia antiaggregante aumenta notevolmente il rischio emorragico in corso di procedure chirurgiche o endoscopiche.

Con ordinanza del 2 settembre si è disposto «l’immediato ricovero provvisorio presso il Policlinico Universitario di Catanzaro, onerando il Direttore, di avviare il paziente presso il reparto più appropriato per il trattamento endoscopico, la cui esecuzione non è stata assicurata presso l’area sanitaria della struttura penitenziaria nonché la trasmissione a cura del Coordinatore Sanitario della Casa Circondariale di Catanzaro “Ugo Caridi” con cortese urgenza, di una dettagliata relazione sanitaria sulle condizioni di salute del detenuto Sposato Giuseppe, in relazione alle patologie segnalate nell’istanza, con indicazione delle terapie effettuate, dell’eventuale adeguatezza delle stesse rispetto allo stato di salute del detenuto ovvero circa della necessità di cure specificando in tal caso la praticabilità di detti trattamenti in ambiente carcerario, o in ambiente ospedaliero esterno ex art. 11 L. 345/’ 75 o in Centri Diagnostico-Terapeutici dell’amministrazione penitenziaria» .

Anche questa volta non è stato ricoverato perché il repartino detentivo risulta inagibile. Quindi anche questo ricovero viene rifiutato, lasciando Spostato ancora una volta in balia del proprio destino e soprattutto del proprio malessere, comportando nello stesso sempre più uno stato di sconforto e di paura.

A quel punto l’avvocato difensore di Sposato ha fatto istanza per sostituire la misura cautelare con quella domiciliare. Ma la Corte d’Appello l’ha respinta. Deve stare in carcere nonostante le sue condizioni disperate. I giudici, nel contempo, chiedono al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), di garantirgli la salute, indicando strutture idonee per farlo operare. A distanza di oltre più di un mese dalla richiesta della Corte di Appello, la Direzione della Casa Circondariale di Catanzaro non ha provveduto a nessuna comunicazione sulla individuazione di una struttura pubblica in grado di soddisfare le esigenze di salute di Sposato. I famigliari a quel punto mandano un perito per visitarlo in funzione di una nuova istanza.

Il perito sottoscrive che le condizioni di Sposato purtroppo non consentono un intervento al colon in quanto non può sospendere la terapia antiaggregante (sottoscritto dall’ospedale), perché ha una severa malattia coronarica ( coronaria destra totalmente occlusa) che nel corso del tempo è peggiorata anche per la mancanza di continui controlli dopo l’intervento e che tale patologia impedisce l’utilizzo dell’anestesia. Lo stesso dottore si sofferma più volte anche sui marcatori tumorali che a distanza di tre anni sono triplicati. Quindi altra istanza. Ma rigettata aggrappandosi a un precedente: l’anno prima Sposato doveva fare la colonscopia, esame che però non ha fatto perché nel frattempo sua moglie fu colpita da una violenta emorragia celebrale e fu portato a Reggio Calabria per vederla in terapia intensiva dove gli fu detto che non c’era alcuna speranza.

La corte rigetta quindi l’ennesima istanza, ma dispone il trasferimento presso la Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale Antonio Cardarelli, onerando il suo Direttore di «avviare il paziente presso il reparto più appropriato per l’esecuzione dell’intervento di polipectomia, con l’assistenza adeguata rispetto alle patologia cardiologica di cui egli è affetto».

L’ 11 novembre viene quindi trasferito nuovamente presso il carcere di Secondigliano ma ad oggi nessun ricovero presso il Cardarelli è stato effettuato. «Si sta assistendo ad un vero e proprio scarica barile – scrive l’associazione Yairaiha Onlus tramite l’ennesima segnalazione al Dap e ministero della Giustizia – con continui trasferimenti da un istituto all’altro (Prato, Catanzaro ed ora Secondigliano) precludendo in tal modo la possibilità al sig. Sposato di essere operato con l’urgenza già certificata mesi addietro», e chiede di intervenire tempestivamente affinché il detenuto gravemente malato e in attesa di un intervento urgente, possa essere adeguatamente curato vista la complessità del caso.

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