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Qualche proposta per evitare lo scontro e il collasso della giustizia

Dalla riforma penale ondata di nuove competenze per gli uffici Gip- Gup: vanno ripensate o si rischia il default
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Sono Gip, con poche interruzioni, dall’entrata in vigore del Codice attuale e guardo con preoccupazione ai compiti e al futuro soprattutto del mio ufficio L’immagine è quella di un asino zoppo che dovrà trainare quello che di solito traina una locomotiva.

È vero che con l’aumento delle citazioni dirette al Tribunale gli uffici Gip- Gup saranno sgravati di qualche processo, ma ben maggiori sono le nuove competenze che gli si attribuiscono.

Nuove udienze per il controllo della tempestività dell’iscrizione della notizia di reato da parte dei Pubblici ministeri e sul rispetto dei termini per le indagini. L’aumento dei proscioglimenti quando non vi sia una ragionevole probabilità di condanna, regola del tutto giusta ma che aumenterà il numero delle sentenze da scrivere. L’ampliamento dei riti speciali, dal giudizio abbreviato condizionato al patteggiamento. Soprattutto l’ufficio Gip- Gup assumerà sempre di più, con l’immediata applicabilità di tutte le sanzioni sostitutive, le funzioni anche di Giudice di sorveglianza e dell’esecuzione della pena. Dopo aver disposto le sanzioni sostitutive in sede di cognizione, tratterrà i fascicoli, ed è probabile che le stanze ne saranno piene, sino alla loro completa esecuzione, con tutti problemi e gli ulteriori interventi che ciò comporta. Ed in più, la giustizia riparativa: un mondo tutto da scoprire ma che comporterà a cascata altri compiti.

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Con le nuove norme introdotte, le competenze dell’ufficio Gip quindi si estendono e diventano immense. Vanno da piccoli problemi che un tempo erano di competenza della Pretura, ad esempio i decreti penali che saranno più numerosi e in cui si dovrà calcolare anche la diminuzione di 1/ 5 della pena se la somma irrogata verrà pagata subito, sino alle grandi indagini di corruzione, di mafia di competenza delle Direzioni distrettuali Antimafia e, di norma, delle Corti di Assise. In pratica tutto o quasi.

Uno scenario insostenibile: lo ha scritto recentemente su un quotidiano anche il presidente aggiunto dell’Ufficio Gip di Milano, certamente uno degli uffici “strategici” per saggiare il funzionamento della riforma e, come quasi tutti, con molti posti in organico scoperti.

Molti lettori lo sanno, ma è bene ricordarlo, che nelle nostre sezioni Gip e Gup sono le medesime persone che, nello stesso processo, possono essere solo Gip o solo Gup e si scambiano quindi fascicoli con un sistema di incompatibilità incrociate. Sono anche compiti molto diversi: il Gip emette le misure cautelari e i sequestri e autorizza le intercettazioni, il Gup giudica in udienza preliminare e nell’abbreviato, ed entrambi hanno mille altre competenze. Con il rischio, con l’effetto espansivo dei compiti previsto dalla riforma, di saltare da un ruolo e da un provvedimento all’altro ogni giorno e di fare tutto così così.

In realtà l’organizzazione, la ripartizione delle competenze e il numero dei magistrati assegnati erano stati pensati al momento del varo del Codice attuale quando il numero e l’eterogeneità degli istituti erano incomparabilmente minori.

Non voglio criticare la riforma, animata da principi importanti sul senso dei giudizi, non rendendo più necessari quelli che non lo sono, e sul senso dell’esecuzione della pena. Ma in un sistema razionale, per raggiungere qualsiasi obiettivo l’organizzazione dovrebbe precedere o almeno essere contemporanea alla norma, non il contrario. E non saranno certo poche settimane di slittamento a darci quello che sinora è mancato.

E mi interessano poco i continui duelli, spesso politicamente strumentali, tra i giustizialisti e gli ultragarantisti che hanno soprattutto l’effetto di paralizzare qualsiasi riforma razionale della giustizia. Credo l’Italia sia l’unico paese europeo in cui il dibattito sulla giustizia ha formato due partiti stabili e tra loro irriducibili.

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Qualcosa bisogna immaginare, al di fuori delle dispute ideologiche. Credo che sia venuto il momento di abolire l’udienza preliminare e con essa la figura del Gup. Nella situazione attuale, ma in prospettiva potrà essere ancora peggio, i fascicoli restano già parcheggiati nel suo ufficio, prima che sia possa possibile fissare l’udienza, anche un anno- un anno e mezzo, e nessun sistema in realtà può sopportare quattro gradi di giurisdizione. Con una scelta più coraggiosa, come avevano proposto alcuni parlamentari non schierati durante la discussione della riforma Cartabia, tutti i processi dovrebbero essere direttamente convogliati alla nuova udienza filtro dinanzi al Tribunale, dove si potrà chiedere il proscioglimento anche in base alle nuove regole di giudizio, chiedere i riti alternativi che certo non sparirebbero o iniziare il giudizio ordinario. Si salterebbe così un passaggio e una, frequente, fase di stasi dei fascicoli senza ledere i diritti di nessuno. Parte dei giudici della sezione Gip- Gup dovrebbe passare in Tribunale rinforzandolo, e quelli che resterebbero potrebbero finalmente affrontare nel solo ruolo di Gip, con una funzione finalmente omogenea, i compiti loro propri, l’esame delle richieste dei Pubblici ministeri con una possibilità di approfondimento maggiore. Riducendo il rischio che qualcuno, in difficoltà, finisca per accogliere a scatola chiusa le istanze dell’accusa. In questo modo si affronterebbe certamente molto meglio l’ondata di nuovi compiti che la riforma introduce.

Sarebbe da eliminare anche l’assurdo giudizio immediato che, a dispetto del nome, è uno di quei treni “accelerati”, cioè lenti, di un tempo e comporta una mezza dozzina di inutili passaggi di carte tra Pm, Gip e Gup mentre l’imputato, quasi sempre detenuto, aspetta.

Bisognerebbe poi cominciare a pensare, al di fuori dei pregiudizi di casta e degli schemi prefabbricati, anche ad un più intelligente utilizzo del “personale”, cioè i magistrati, risorsa limitatissima. Anche con idee impopolari. Nessuna struttura organizzata, basterebbe consultare un qualsiasi sociologo del lavoro, consente che risorse ancora nel pieno della loro efficienza si spostino per loro volere verso settori secondari, sottoutilizzando così capacità preziose. Oggi invece nel settore pubblico della giustizia magistrati di anche meno di 50 anni ( che corrispondono ai 35- 40 di un dirigente di una azienda commerciale o industriale) sulla base di una loro semplice scelta defluiscono, nel pieno delle loro capacità, dalla prima linea, gli uffici dei Gip e i Tribunali, al ruolo di Appello per i restanti 20 anni, in una retrovia tranquilla e poco usurante, soprattutto ora in cui processi di appello sono divenuti “cartolari”, cioè senza udienza. Per mantenere sufficienti gli organici d’appello si dovrebbe piuttosto pensare ad un giudice singolo e non collegiale almeno per i processi celebrati dal giudice monocratico in primo grado. In più, innalzare, a richiesta, i limiti massimi di servizio a 72 anni in modo da recuperare una quota di magistrati soprattutto in secondo grado. Questo a fronte delle scoperture degli organici della magistratura, che hanno raggiunto ormai ben 1600- 1700 unità, assenze non rimpiazzabili a breve dato che anche l’ultimo concorso produrrà, per la bocciature ( anche in italiano, non solo in diritto), ben 1/ 3 di meno dei posti banditi.

Un’altra necessità che s’impone è il trasferimento altrove di una miriade di micro- impegni che trasformano l’udienza in una attività amministrativa. Con la riforma le sanzioni sostitutive, soprattutto il Lavoro di pubblica utilità, aumenteranno esponenzialmente. Chi non frequenta le aule non lo sa o finge di non saperlo, ma una semplice guida in stato di ebbrezza in cui viene chiesta la sanzione sostitutiva non rappresenta certo una velocizzazione, ma l’esatto contrario. Infatti si snoda già ora a partire da quel momento una serie di udienze, che dovrebbero essere dedicate ad altro, per reperire l’Ente convenzionato e ottenere il programma personalizzato dall’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna. Un piccolo reato stradale diventa così un piccolo maxi- processo, e questo con la riforma si moltiplicherà, perché le sanzioni sostitutive saranno richieste anche in caso di pene sino a 4 anni. Se per un reato che prende la via della sanzione sostitutiva vi saranno il doppio o il triplo di udienze con lo stesso numero di giudici, il risultato sarà l’opposto della riduzione dei tempi. La soluzione è semplice ma comporta un impegno, soprattutto della politica. Ammessa la sanzione sostitutiva il giudice non deve vedere più il fascicolo, devono occuparsene le autorità amministrative. Diversamente si rischia la paralisi.

Sono proposte diverse tra loro ma hanno un filo comune: guardare alla giustizia non come terreno di scontro ma come un oggetto da far funzionare.

Sono proposte non ideologiche, di cui il Ministero potrebbe tenere conto, volte a far funzionare la nuova legge, che altrimenti, in una eterogenesi dei fini, provocherà il contrario di quanto sperato: non l’accelerazione che abbiamo promesso all’Unione Europea ma il rallentamento del sistema sino al suo impantanamento. Mi sembrano approcci razionali sulla base delle forze di cui si dispone. Speriamo che qualcuno vi rifletta.

 

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