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Letta e quel tweet più in sintonia con Zelensky che con Biden

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Quella fretta pericolosa del segretario del Partito democratico di commentare, senza dati rilevanti, il missile che inizialmente si pensava fosse stato lanciato dalla Russia sulla Polonia. Ed invece...
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Ma cosa viene in mente a Enrico Letta, politico di vasta esperienza, un tempo uomo alla ponderazione, poco incline alle sparate da saloon della politica? La gaffe dell’improvvido tweet col quale, senza aspettare verifiche di sorta, attribuiva con certezza il missile piombato sulla Polonia alla Russia e adoperava toni da terza guerra mondiale, perché questo avrebbe significato dover difendere «l’integrità territoriale della Polonia», è grave comunque. Lo è se si è trattato di parole mitragliate a casaccio per anticipare Calenda, che è in effetti arrivato subito dopo con un tweet altrettanto imbarazzante, riflesso della stanchezza di un leader tentato dal mollare in anticipo le redini di un partito del tutto fuori di controllo. Ma lo è ancora di più se quel tweet era invece intenzionale, perché in questo si dimostrerebbe o una totale incapacità dell’ancora segretario di capire la fase politica oppure, peggio, il suo schieramento a fianco del partito della guerra a oltranza, quello che fa capo oggi a Zelensky, invece che a quello che mira ormai a trovare una soluzione, guidato ormai da un Joe Biden rinfrancato dalla vittoria di Midterm.

Possibile che a Letta sfugga quanto agli Usa convenga ormai alzarsi dal tavolo con le tasche piene invece che prolungare la partita con tutti i rischi che ciò comporta? Se la tragedia ucraina si concludesse oggi ci sarebbe un solo vincitore a fronte di molti sconfitti e sarebbe proprio l’uomo di White House. Biden, sin da prima del 24 febbraio, mirava a ridimensionare la Russia rintuzzando le ambizioni neoimperiali di Putin. Lo ha fatto. Putin è stato umiliato sul piano militare. La potenza convenzionale del suo esercito si rivelata inesistente. Le perdite di questi mesi tremendi non saranno facilmente compensate. Sul fronte interno deve fare i conti con sanzioni la cui efficacia letale si gonfia col tempo e hanno precipitato la Russia in una recessione pesante. Non ha possibilità di recuperare quei rapporti commerciali con l’Europa che erano tanto preziosi per la Russia quanto detestati dagli Usa. È destinato a scontare un danno d’immagine comunque grave e forse esiziale.

Non sono gli unici successi che può vantare“ Sleepy Joe”, forse meno addormentato di quanto non sia a tratti apparso. La Ue, senza più il gas russo, è indebolita su tutti i piani. Il gasdotto North Stream 2, che alla vigilia della guerra stava per abbattere i costi dell’energia per la Germania e che era la spina nel fianco della Casa Bianca, è ferraglia destinata ad arrugginire sul fondo dell’oceano. L’Europa, dopo il guizzo Covid, è tornata a essere più che mai divisa e dunque politicamente inconsistente. La Polonia a est e, se le cose andranno come Giorgia Meloni auspica, l’Italia a ovest sono più teste di ponte atlantiste che convinti Paesi europeisti.

Procedere fino alla sconfitta sul campo di Putin, come vorrebbe fare Zelensky, significherebbe rimettere tutto in discussione, senza contare gli inevitabili rischi apocalittici. Non solo, dunque, gli Usa hanno intavolato un dialogo con la Russia tanto segreti quanto quelli di Pulcinella ma hanno anche trasformato il potenzialmente esiziale incidente polacco in occasione per un avvicinamento con la Russia, che si è affrettata ad apprezzare. Le dichiarazioni del Pentagono sulla «quasi impossibilità» per l’Ucraina di vincere la guerra sono molto più di un’opinione tecnica. Veicolano un messaggio per Zelensky pesantissimo.

In un quadro che giocoforza muta molto rapidamente lo schieramento “atlantista, europeista e di appoggio all’Ucraina” non basta più. Europeismo e atlantismo non sono sinonimi né lo sono mai stati. Ora anche l’appoggio all’Ucraina si declina in modi se non opposti, certo molto diversi. Il Pd e FdI sono stati nei mesi scorsi i partiti che più di ogni altro hanno puntato quasi per intero la loro posta politica sulla Nato e il sostegno all’Ucraina. Ma Giorgia Meloni appare oggi come allora molto più rapida e tempestiva nel cogliere la mutazione del quadro politico mentre Letta sembra non averla colta neppure di striscio. Dall’incidente capitato proprio nei giorni di Bali, lei esce più forte. Il Pd, anche grazie alle parole in libertà di Letta, ancora più debole.

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