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«L’informativa Piantedosi non rispetta né il diritto né le sentenze sulle Ong»

Intervista al giurista ed esperto di immigrazione, sulle idee esposte dal ministro dell’Interno al Senato in materia di gestione dei flussi migratori
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«Il problema dell’informativa Piantedosi è che non contiene nessuna novità». È secco il giudizio di Fulvio Vassallo Paleologo, giurista ed esperto di immigrazione, sulle idee esposte dal ministro dell’Interno al Senato in materia di gestione dei flussi migratori.

Professore, il titolare del Viminale ha detto che è impossibile definire «inoffensive» le navi delle Ong che salvano vite in mare. Quale sarebbe il pericolo?

Il termine «inoffensivo» si riferisce al passaggio nelle acque territoriali nazionali, come stabilito dall’articolo 19 della Convenzione Unclos di Montego Bay del 1982. Questo governo, come molti suoi predecessori, utilizza questa Convenzione per impedire l’ingresso a navi che hanno salvato vite in mare con un semplice espediente: rifiutando il coordinamento dei soccorsi, declassando il salvataggio a “evento migratorio” ed escludendo sulla base di rilevamenti spesso arbitrari che l’imbarcazione sia a rischio affondamento.

Dunque, se si tratta “solo” di migranti le navi delle Ong agevolerebbero l’immigrazione clandestina?

Secondo questa logica sì. Ma questa tesi è crollata nelle procure e nei tribunali italiani: tutti i procedimenti penali contro le Ong sono finiti con un’archiviazione o con un non luogo a procedere. Spesso si ripescano, come nel caso Iuventa, rapporti di Frontex che genericamente indicano le Ong come pull factor, cioè fattori di attrazione, per l’immigrazione. Peccato che le indagini dell’Ispi e i Tribunali smentiscano categoricamente questa tesi fantasiosa. Non esiste neanche una sentenza che abbia accertato anche solo una collusione tra le Ong e le organizzazioni criminali in Libia. In altre parole, tutta questa narrazione non esiste ma il governo si comporta come se ci trovassimo davanti a dati oggettivi. Si può dire che il governo italiano continua a ignorare non solo le convenzioni internazionali ma anche le più importanti applicazioni giurisprudenziali in Italia: dalla Cassazione a scendere.

Il governo accusa le Ong di mancato coordinamento con le autorità e vorrebbe coinvolgere gli Stati di bandiera delle imbarcazioni nelle procedure di richiesta d’asilo…

Andiamo con ordine. Uno: le Ong avvertono sempre tempestivamente i governi ma i governi non rispondono alle richieste di coordinamento come dovrebbero fare in base alle convenzioni internazionali. Due: gli Stati di bandiera non sono competenti né per ricevere domanda d’asilo né per coordinare operazioni di soccorso in mare. Che competono, in base al regolamento europeo Frontex 656 del 2014, esclusivamente agli stati costieri sede di operazioni come nel caso dell’Italia. Tre: Tunisia e Libia non sono ritenuti porti sicuri di sbarco dalle Nazioni Unite ma anche dalle stesse autorità italiane che non hanno mai ordinato sbarchi in Tunisia e in Libia dopo il “caso Hirsi” del 2009 che è costato al nostro Paese una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Concludo dicendo che la Commissione europea ha più volte ricordato all’Italia la necessità di adempiere agli obblighi di soccorso previsti dal diritto internazionale ma nell’informativa di Piantedosi mi pare che non ci sia nessuna risposta positiva a questo invito.

Sta dicendo che l’informativa Piantedosi è “fuori norma”?

Diciamo di sì. Il ministro prosegue su quella linea di misure amministrative che discriminano le Ong quando c’è anche un invito da parte della Commissione europea a non operare distinguo tra tipi di navi da soccorso per rispetto delle convenzioni internazionali. La direttiva si basa sulla negazione di questi obblighi e sull’affermazione di una responsabilità dello Stato di bandiera che non trova basi legali nel diritto internazionale, in quello dell’Ue e neppure del nostro codice della navigazione.

Ma a chi conviene uno scontro con l’Ue su un tema così delicato?

Penso che stiano prevalendo considerazioni politiche, interne al governo, di natura identitaria post- elettorale rispetto alle possibilità di aprire su questi temi un serio confronto con l’Ue sulla revisione del regolamento Dublino, su una politica estera diversa in Africa o nei paesi di transito e sulla possibilità europea e non solo italiana di aprire canali di ingresso legale e corridoi umanitari.

La selezione di migranti avvenuta a Catania a bordo della Humanity 1 è legittima?

Una procedura incostituzionale e discriminatoria, come hanno detto i giuristi del calibro di Flick, presidente emerito della Consulta. In pratica si cercava di ordinare al comandante della nave di tornare in acque internazionali con a bordo un carico indifferenziato di persone identificate soltanto in base a una visita medica che ne stabiliva le buone condizioni fisiche. E qui si sarebbe violato anche un altro principio fondamentale del diritto internazionale: il divieto di respingimenti collettivi, perché di fatto si sarebbe trattato di un respingimento collettivo come quelli per i quali l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il governo tedesco ha annunciato uno stanziamento di 8 milioni di euro destinati alle Ong. È normale che un’organizzazione non governativa riceva finanziamenti da un governo?

Se riceve un finanziamento ma non opera alle dipendenze del governo rimane una Ong. Poi si può dubitare, come dubito io, dell’opportunità politica di accettare questo tipo di finanziamenti. Però è una questione di natura politica e non giuridica. Credo che sia anche un segnale politico da parte del governo tedesco: sottolineare il carattere legale delle attività delle Ong rispetto al tentativo italiano di affermare che l’attività di queste organizzazioni non sono in linea con lo spirito delle disposizioni internazionali e nazionali, cito testualmente la direttiva Piantedosi del 25 ottobre.

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