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Il successo di Giorgia Meloni tra i “grandi” del mondo e quell’abilità di tenere insieme Xi e Biden

giorgia meloni bali
È “Ucraina” la parola magica che permette alla Premier italiana di filare l’amore perfetto con il presidente americano senza dover per questo raffreddare i rapporti con quello cinese
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Un’ora aveva passato con Joe Biden martedì e un’ora ha passato ieri con Xi. Al termine, Meloni vanta pieno successo in entrambi gli incontri: intesa piena con Biden ma cordialità anche col cinese nemico di Biden, tanto che alla fine Xi invita Giorgia a Pechino, invito subito accolto.

Un’ora aveva passato con Joe Biden martedì e un’ora ha passato ieri con Xi. Al termine vanta pieno successo in entrambi gli incontri: intesa piena con Biden ma cordialità anche col cinese nemico di Biden, tanto che alla fine Xi invita Giorgia a Pechino, invito subito accolto, e i due caldeggiano ripresa e intensificazione degli scambi commerciali. La parola magica che permette alla premier italiana di filare l’amore perfetto con il presidente americano senza dover per questo raffreddare i rapporto con quello cinese è “Ucraina”. Oggi per la Casa Bianca non c’è nulla di più importante e su quel fronte la premier italiana di destra ed ex sovranista offre tutte le assicurazioni e le rassicurazioni del caso.

Per gli Usa è merce preziosa perché, con due leader sospetti di putinismo come Salvini e Berlusconi al governo, la paura di uno smottamento dell’Italia è forte. Ma anche perché Roma è la capitale sulla quale la Casa Bianca può contare e conta nei rapporti di amicizia/ competizione con l’Europa. La tournée di Bali, per la premier italiana al debutto ufficiale sui palcoscenici mondiali, è stata un successo. Non solo è stata centrale nella raffica di colloqui bilaterali, complice anche la comprensibile curiosità nei confronti della nuova arrivata, ma è riuscita anche a fornire quell’immagine tranquillizzante, di leader di destra sì ma con la testa sulle spalle e dunque affidabile, che intendeva diffondere.

Certo, nell’angolo europeo le cose non sono andate altrettanto bene. Lei e Macron hanno continuato a evitarsi persino con ostentazione. Con Scholz le chiacchiere si sono ridotte a uno scambio di battute e l’unico incontro rilevante è stato quello con Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Le cose con gli alleati europei sono molto meno fluide che con quello d’oltre Atlantico. La sfida dell’immigrazione è tutt’altro che conclusa. L’incidente della Ocean Viking è probabilmente chiuso ma non superato. Agli europei l’atlantismo della ex amica di Putin non basta e anzi desta probabilmente persino qualche sospetto, che sarebbe del resto fondato, di eccessivo filoamricanismo.

Il problema è che a Bali l’Europa non si è vista. Non è riuscita neppure a riunirsi nella notte di tregenda illuminata dai bagliori dei razzi sul villaggio polacco. Non ha neppure agito da comprimaria. Non è proprio salita sul palco, se non nelle vesti di singoli Paesi aderenti al G7, o alla Nato, o allo stesso G20 ma sempre di fatto nell’ottica del ciascuno per sé. Giorgia Meloni, che è atlantista per convinzione e calcolo ma europeista solo per calcolo, punta proprio su questo e in fondo la sua strategia in politica estera non è poi così inedita. Si muoveva così anche Berlusconi che alla diffidenza dei partner europei contrapponeva i rapporti stretti anche personali con Bush jr, con Putin, con Gheddafi.

Si sa come sono andate a finire le cose per Berlusconi nel 2011 ma da allora la situazione è cambiata. La guerra in Ucraina, che ha offerto agli Usa l’occasione per vibrare un colpo durissimo contro l’Europa e in particolare contro la Germania, ha resuscitato una Nato che pareva in coma e anzi la ha sbalzata al centro della scena. La Brexit ha sottratto agli Usa la storica testa di ponte nella Ue e Giorgia Meloni, come del resto anche Berlusconi a suo tempo, ambisce a sostituire il Regno Unito in quel ruolo. L’Unione europea, dopo un guizzo nella lotta contro il Covid che aveva suscitato enormi speranze, sembra riprecipitata in una divisione tra egoismi nazionali che non permette nessuna vera politica comune e dunque determina quella debolezza andata platealmente in scena a Bali.

La scommessa di Giorgia l’Atlantista è questa e non è affatto una sfida facile. Imporsi come campione di atlantismo radicale, per esercitare all’ovest il ruolo che spetta alla Polonia nell’Europa dell’Est, con in maggioranza due alleati molto più tiepidi nella crociata contro Putin potrebbe rivelarsi alla lunga difficile. Ma soprattutto è con la Ue che l’Italia dovrà vedersela sul fronte più delicato, quello dei conti pubblici e delle nuove regole. A Bali Giorgia Meloni ha dimostrato di avere armi e ruolo da spendere a livello internazionale. Se basterà a coprirle le spalle anche a Bruxelles, però, è tutto da vedersi.

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