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Spagna, prima condanna per diffusione di fake news su minori migranti

caposcorta giudice di matteo
L'uomo, che aveva pubblicato la bufala sui social, è stato condannato a 15 mesi di reclusione per "lesione della dignità delle persone per motivi discriminatori"
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Quindici mesi di carcere e una multa di 1620 euro. E’ la prima condanna comminata in Spagna per la diffusione di fake news finalizzate alla discriminazione di una «categoria vulnerabile», in questo caso migranti minorenni.

L’uomo, una guardia civile, aveva pubblicato sul suo profilo Twitter il filmato di una brutale aggressione nei confronti di una donna, attribuendola a migranti non accompagnati di un centro di accoglienza a Barcellona. L’accusa si è però rivelata falsa, perché l’aggressione era sì avvenuta, ma in Cina, e il video era stato diffuso dalle autorità locali per identificaee l’autore. Oltre a questa bufala – scrive El Pais – il profilo della guardia civile su Twitter conteneva “più post di natura xenofoba e razzista”, con “informazioni distorte e/o false sugli immigrati in generale”. La maggior parte dei messaggi è stata pubblicata durante l’estate del 2019; Uno di loro era accompagnato da una croce celtica (un emblema comunemente usato dai gruppi di estrema destra) e da una frase pronunciata dal leader del Ku Klux Klan David Lane: “Dobbiamo garantire l’esistenza della nostra razza e un futuro per i bambini bianchi”.

L’uomo ha ammesso di aver pubblicato, nel luglio 2019, un messaggio sul suo account Twitter “mosso dalla sua animosità e dal rifiuto degli immigrati stranieri di origine marocchina”. Il messaggio è stato accompagnato da un video da far rizzare i capelli che ha raccolto quasi 22.000 visualizzazioni. Nei 45 secondi di filmato, si vede un uomo che picchia una donna: la prende a pugni e a calci, lasciandola priva di sensi. L’aggressore quindi le tira giù i pantaloni e la trascina sul pavimento in un angolo non coperto dalla telecamera.

La sentenza conclude che l’uomo ha diffuso il video “con manifesto disprezzo della verità” per “diffamare globalmente e ingiustamente minori non accompagnati di altri paesi”, in modo che questi ragazzi fossero associati a “atti violenti e aggressioni sessuali”. La diffusione di messaggi del genere non fa altro che “accrescere pregiudizi e stereotipi nei confronti di questo gruppo nella popolazione” che, secondo il pm, è composto da persone “particolarmente vulnerabili”. L’uomo è stato quindi condannato a 15 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 1.620 euro per “lesione della dignità delle persone per motivi discriminatori”. La pena è stata sospesa a condizione che la guardia civile non apra nuovi profili con contenuto discriminatorio e che segua un percorso di reinserimento incentrato sulla non discriminazione.

 

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