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«L’aborto? Non è roba mia». L’esordio di Roccella

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La neo ministra per la famiglia e la natalità liquida le polemiche per la sua nomina. Adinolfi esulta: «È mia amica». Mentre l'ex compagna radicale Bonino le rivolge un appello: «Non farti guidare dalle ideologie»
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«L’aborto? Non è roba mia». Esordisce così Eugenia Maria Roccella, neoministra del governo Meloni con delega alla Famiglia, Natalità e pari opportunità. Che con la sua nomina ha già scatenato polemiche per le posizioni contro l’aborto e le unioni civili.

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Raggiunta dai cronisti all’uscita dal Quirinale, Roccella liquida la faccenda con un paio di battute. E spiega che per maggiori delucidazioni bisogna citofonare al ministero della Salute. L’aborto non è affar suo. A chi le chiede cosa vuol dire «essere conservatori oggi», la ministra risponde: «In realtà siamo conservatori e riformisti». «E cosa risponde alla comunità Lgbtq?»: «lasciamo perdere – dice Roccella – vedremo con i fatti».

«Eugenia è una amica, una persona che ha tutta la mia stima, una femminista che ha fatto un percorso col partito Radicale. In un paese dove la prima emergenza è quella della denatalità credo che sia riuscita a portare al centro il tema del diritto alla vita», esulta quindi Mario Adonolfi, presidente del Popolo della Famiglia. «Le nostre battaglie sono arrivate al cuore dello Stato».

Mentre Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, aspetta la prova dei fatti: «Conosciamo le sue posizioni espresse negli anni su questioni che riguardano i diritti Lgbt+ e non solo, non nascondiamo la nostra preoccupazione ma aspettiamo di vedere cosa abbia intenzione di fare. Da parte nostra, una volta che il Governo sarà insediato in maniera definitiva, le chiederemo un incontro per capire quale sia la sua direzione».

La conversione di Roccella, dalle battaglie radicali alle posizioni contro l’aborto

All’ex radicale convertita al radicalismo teo-con, si rivolge oggi anche Emma Bonino. Che con Roccella – figlia di Franco Roccella, tra i fondatori del partito Radicale –  ha condiviso un pezzo di strada nelle battaglie per il divorzio e contro l’aborto clandestino. «Io mi ricordo poi, il mio arrivo a Roma perché Spadaccia mi chiede di entrare in segreteria. E qui c’era un gruppo di ragazze assai più strutturate politicamente di me, un po’ più grandi o più giovani. Conosco Liliana Ingargiola, Francesca Capuzzo e Eugenia Roccella. Era un gruppo che si era già consolidato nella battaglia per il divorzio e si era dato il nome di Movimento di liberazione della donna», racconta Bonino a Repubblica.

Con quel mondo però Roccella ruppe di netto: il pensiero di Pannella – spiegò – porta «all’autodistruzione dell’individuo». «Da ex compagna di strada, Roccella si esprime adesso come Giorgia Meloni. Io sono preoccupata per i diritti civili, per lo ius scholae, per il matrimonio egualitario, per fine vita e eutanasia, per la legge contro l’omotransfobia, per il suicidio assistito. L’impostazione di Roccella non è solo conservatrice: è reazionaria. Perciò bisogna continuare a lottare», dice Bonino. Che le rivolge un appello: «Guarda che stai parlando di persone, non farti guidare dalle ideologie».

 

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