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Sinagoga di Roma, quella tragica mattina di quaranta anni fa

Per non dimenticare il piccolo Stefano Taché. Aveva appena due anni e rimase ucciso da un commando terrorista
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Domenica sarà il 40º anniversario di una vittima del terrorismo, un bambino di soli 2 anni, Stefano Tachè, ebreo e cittadino italiano. Forse la più piccola vittima del terrorismo in Italia. Ma quasi nessuno lo ricorda.

La mattina del 9 ottobre 1982 un commando di 5 terroristi palestinesi attaccò la Sinagoga di Roma gremita di fedeli e di molti bambini perché era proprio il giorno dedicato alla loro benedizione. Aprì il fuoco con i mitra e lanciando bombe a mano. Stefano fu ucciso e con lui furono feriti i genitori e in modo gravissimo il fratellino Gadi di 4 anni, oltre ad altre decine di persone.

Nessuno degli assassini è stato mai condannato. L’unico di loro individuato è stato condannato in contumacia dal Tribunale di Roma ma era ormai da tempo riparato in Libia. Sono ugualmente dimenticate, sparite dalla storia della città e del paese, le due stragi all’aeroporto di Fiumicino. Quella del 17 dicembre 1973 e quella del 27 dicembre 1985 in cui furono complessivamente uccise 47 persone e più di 90 ferite. Una quindicina di passeggeri vi rimasero bruciati vivi, il finanziere Antonio Zara ,che aveva coraggiosamente cercato di fermare i dirottatori fu abbattuto e un addetto al trasporto bagagli. Domenico Ippoliti, fu “giustiziato” con un colpo alla testa dei terroristi palestinesi sulla scaletta dell’aereo che era stato nel frattempo dirottato all’aeroporto di Atene.

Per queste stragi e le loro vittime non c’è mai alcuna celebrazione, neppure nel giorno del ricordo delle Vittime del terrorismo.Nel 2014 sono stati desecretati documenti da cui emerge che le autorità italiane sapevano che contro obiettivi ebraici era probabile un attentato ma avevano fatto poco o nulla per evitarlo. Infatti una informativa del Sisde, il Servizio di informazioni dell’epoca, sin dal 18 giugno 1972 aveva più volte avvisato tutte le autorità di Polizia, che, in base alle fonti che aveva raccolto, erano probabili attentati contro obiettivi israeliani o ebraici in Europa. E certamente un luogo simbolico come la Sinagoga di Roma, indicata esplicitamente come obiettivo in alcune informative, era tra i più esposti ad azioni del genere.

Le segnalazioni erano continuate fino ad una settimana prima dell’attacco ma non era accaduto nulla. Quella mattina di sabato 12 ottobre davanti alla Sinagoga non era presente nemmeno una macchina della Polizia. Anche nelle stragi del 1973 e del 1985 avverrà lo stesso. Anche in quel caso il rischio era già stato segnalato da fonti informative parecchi giorni prima ma l’allarme non era bastato a prevenire gli attentati.Dopo la scoperta degli atti desecretati la Procura di Roma, a seguito di un esposto della comunità ebraica, ha aperto una nuova inchiesta, forse la storia di quella mattina di sangue del 9 ottobre 1982 potrà essere almeno in parte riscritta, anche se questo tentativo è solo la tardiva riparazione di un torto In danno della comunità ebraica di Roma.L’attentato alla Sinagoga e le due stragi di Fiumicino non sono stati episodi eccezionali ma sono figlie della sudditanza e della logica del cd Lodo Moro, grazie al quale i terroristi palestinesi avevano libertà di transito in Italia e qualora fossero stati sorpresi nel nostro paese con armi ed esplosivi dovevano. come in effetti è avvenuto, essere subito scarcerati In questo modo, in obbedienza ad una ragion di Stato, si evitava anche di disturbare i padroni del petrolio, i paesi del Golfo Persico che sostenevano i palestinesi.

L’unico limite richiesto era che non fossero colpiti obiettivi italiani: evidentemente la Sinagoga e gli aerei della compagnia El Al non erano ritenuti tali e farvi strage non era consideraa una violazione degli accordi segreti. Nel 1982, come prima e dopo, i terroristi volevano colpire Israele e i suoi cittadini. Un paese che è stato d’assedio da quando è nato, accerchiato da nemici potenti, l’Iran soprattutto, e decine di volte più numerosi. Eppure è riuscito a sopravvivere e, pur tra molti errori e durezze, è l’unico paese del Medioriente in cui vi sia una democrazia effettiva come in Occidente, una stampa libera, in cui vi sia piena libertà religiosa, che ha dato anche al mondo grandi innovazioni scientifiche, in cui il livello di istruzione per tutti è alto e la cultura e l’arte prosperano. Forse per questo deve scomparire affogando nel mare delle dittature più o meno teocratiche che occupano quella parte del mondo. Giustamente per tutto questo e per la sua collocazione geografica Israele è stato chiamato l’ultimo paese dell’Occidente, perché chi vi abita è un cittadino e non un suddito.

Per molti anni Stefano Tachè non è stato nemmeno inserito nell’elenco delle le vittime del terrorismo nella giornata del 9 maggio a loro dedicata. Alla madre era stato risposto che non era una vittima italiana. È stato solo il presidente Mattarella a ricordare, nel suo discorso di insediamento, che Stefano non era solo un bambino ebreo ma un cittadino italiano.Anche noi non dimentichiamolo, era un “nostro” bambino.

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