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Altro che riforma del processo civile, ha vinto ancora il presunto “potere magico” delle forzature sul codice

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Una riforma contenente delle previsioni gravemente lesive del diritto di difesa che, da un lato, generano una notevole contrazione dei poteri delle parti e un aggravamento delle responsabilità dei difensori
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di FRANCESCO PAOLO PERCHINUNNO* E ANNA NAPOLI**

C’è un falso mito che ha pervaso le menti di chiunque abbia guidato il dicastero di via Arenula. Cambiare il rito, modificare le regole del processo. Così negli ultimi trent’anni il codice di procedura è stato modificato innumerevoli volte. Con risultati pressoché identici. Nessun effetto positivo, ma tanti, tantissimi problemi di interpretazione.

L’unica riforma della giustizia degna di nota è rappresentata dall’introduzione delle norme sul processo civile telematico. Una riforma di sistema che ha dato reale efficienza al processo. Quattro giorni fa il governo, con una tempistica assai discutibile, ha approvato il decreto di attuazione sulla riforma del processo civile. L’obiettivo della legge delega era quello di rendere il processo civile efficiente. Ma questa riforma ( di mero rito) è del tutto inidonea a garantire celerità e speditezza dei processi, ed ha un solo grande “merito”: quello di comprimere, oltremodo, i diritti di difesa dei cittadini.

Non può che essere definita azione di “non” governo, quella portata avanti dagli attuali rappresentanti di Palazzo Chigi che, in spregio alla tutela dei diritti, hanno licenziato in via definitiva un decreto che porterà a zero efficienza.

Una riforma contenente delle previsioni gravemente lesive del diritto di difesa che, da un lato, generano una notevole contrazione dei poteri delle parti e un aggravamento delle responsabilità dei difensori, dall’altro lasciano ingiustificatamente impregiudicate le prerogative dei magistrati, ancora una volta esenti dall’obbligo di rispettare termini perentori per l’adozione dei provvedimenti giudiziali.

L’Aiga ha sin da subito aspramente criticato le modifiche proposte al processo di cognizione di primo grado, laddove le decadenze e le preclusioni istruttorie sono state collocate nell’intervallo di tempo intercorrente tra gli atti introduttivi del giudizio e la prima udienza di comparizione, assegnando alle parti termini sfalsati sia per la modifica della domanda che per la formulazione delle istanze

 

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