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Governo Meloni, il no a Nordio per non rompere con i magistrati

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Il governo Meloni appeso al casella del ministero della giustizia e al futuro di Carlo Nordio. L’ex magistrato, non molto amato dalle toghe dell’Associazione nazionale magistrati, potrebbe infatti essere sacrificato dal centrodestra per evitare uno scontro frontale del nuovo governo proprio con l’Anm.  Sostenitore convinto della separazione delle carriere, Nordio ha con l’Anm un conto aperto da tempo. Almeno dal periodo di Tangentopoli quando la maggioranza della magistratura era tutta schierata con i pm di Mani pulite e lui decisamente critico.

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La critica a Mani pulite

“Tangentopoli era la malattia e Mani Pulite la cura, anche se quest’ultima si è rivelata più dannosa della prima”, ha infatti spiegato Nordio nel suo libro sull’inchiesta milanese. “La magistratura è crollata anche per eccesso di protagonismo e di arroganza da parte di alcuni settori politicizzati, ma anche la politica ha avuto le sue colpe. Mani Pulite non nacque per caso”.

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Inappellabilità

E Nordio si è espresso in modo altrettanto chiaro anche sulla proposta di  “non appellabilità delle sentenze di assoluzione”. Il cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi. “La sostengo da sempre”. dice Nordio, in una intervista al Corriere del Veneto.  “Facciamo un esempio – dice Nordio – da noi un imputato viene assolto dopo mesi di udienze, dove i giudici hanno ascoltato gli investigatori, i consulenti, i testimoni. Ebbene quello stesso imputato può esser condannato in appello senza nuove prove a suo carico, solo sulla base dei verbali del dibattimento dove è stato assolto. È un sistema demenziale”. Secondo l’ex magistrato, “con una formulazione adeguata, la riforma passerebbe anche l’esame della Corte Costituzionale”.

 

 

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