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Nuovo Csm, Piraino: «I consiglieri laici siano scelti per la professionalità»

Magistratura Indipendente Piraino
Il segretario di Magistratura indipendente commenta l'esito delle elezioni per il rinnovo di Palazzo dei Marescialli. E critica le parole del collega Mirenda sull'influenza delle correnti associative
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Magistratura indipendente è il gruppo associativo uscito vincitore dalle recenti elezioni per la componente togata del Csm. Archiviata questa partita si guarda al voto parlamentare per i laici, che saranno per lo più espressione della maggioranza di centrodestra destinata a governare. Ne parliamo con Angelo Piraino, segretario di “Mi”, che rivolge innanzitutto un’esortazione: «I componenti eletti dal Parlamento vengano scelti più per la loro elevata professionalità che per la loro appartenenza politica».

Dottor Piraino che giudizio dà dell’esito delle votazioni dei togati del prossimo Consiglio superiore della magistratura?

Sono state elezioni caratterizzate da una ampia possibilità di scelta per gli elettori, grazie all’elevato numero di candidati che si sono presentati in ogni categoria, e mi pare che gli elettori siano stati liberi di esprimere le loro preferenze mandando dei messaggi chiari su quello che chiedono al prossimo Consiglio superiore.

Il suo collega Andrea Mirenda, eletto col sostegno di Altra proposta, ha usato parole molto dure: “È quasi irrilevante che sia stato eletto un sorteggiato, perché c’è stato un plebiscito a favore di quel sistema mercimonioso che, direttamente o indirettamente, è stato il primo responsabile di quella modestia etica stigmatizzata dal Capo dello Stato”. Che ne pensa di questo commento?

Non condivido il giudizio tranchant formulato dal collega. Sicuramente i colleghi candidati perché sorteggiati hanno riportato un consenso limitato. Paradossalmente è stato eletto l’unico sorteggiato che ha una storia associativa. Tra i candidati sorteggiati ho scorto, peraltro, una contraddizione: i candidati che appartengono a un medesimo gruppo si riconoscono in una piattaforma programmatica comune, i candidati sorteggiati, invece, proprio perché estratti a sorte, hanno legittimamente idee molto diverse tra loro, eppure si sono tutti collegati, al fine di trasferire il loro consenso e consentire l’elezione di almeno uno di essi, come è avvenuto. Mi chiedo quale sia l’idea che li accomuna, a parte il sorteggio, ovviamente, e come sia possibile che il voto destinato a uno di loro possa servire ad eleggere altro candidato con idee e valori anche molto diversi.

Considerato l’esito delle consultazioni politiche, si avrà una maggioranza di laici designati dal centrodestra. Data la vostra connotazione moderata, assimilabile almeno alla cultura del centro- destra, che tipo di rapporto avrete con la maggioranza laica?

Ritengo che applicare alla magistratura italiana le categorie di destra e sinistra sia il frutto di una narrazione sbagliata e di una semplificazione grossolana. Il nostro gruppo si contraddistingue per la strenua difesa della qualità del lavoro giudiziario, per la difesa dell’indipendenza sia interna che esterna. Il nostro rapporto con la componente laica passa per la disponibilità a ragionare sul modo di realizzare questi valori.

Non è affatto escluso che pure il vicepresidente del Csm sia un esponente di centrodestra, scelto, per esempio, da Fratelli d’Italia. Qualora il nuovo vertice, anche fuori dal contesto istituzionale del Csm, si dicesse a favore della separazione delle carriere, cosa potrebbe succedere in tema di rapporti con i togati? Si aprirebbe uno scontro?

L’adozione di scelte di sistema, come quella della separazione delle carriere, compete esclusivamente alla politica, ai rappresentanti eletti dai cittadini. Il Consiglio superiore della magistratura se, per un verso, non può sostituirsi al legislatore nel valutare le scelte di merito, per altro verso ha il potere e il dovere di esprimersi sulle ricadute di questa scelta sull’efficienza e sulla indipendenza della giurisdizione, che sono valori irrinunciabili posti a garanzia di tutti i cittadini.

E tra lui e il vostro singolo gruppo?

Come ho già detto il rapporto con la componente laica passa per la disponibilità a ragionare sui nostri valori. Il nostro auspicio è che il prossimo vicepresidente del Csm sia una persona autorevole, perché il recupero di credibilità del Consiglio, dopo i recenti scandali, presuppone necessariamente che i componenti eletti dal Parlamento vengano scelti più per la loro elevata professionalità che per la loro appartenenza politica.

Non le sembra comunque che ci sia il rischio che si possa creare una dialettica conflittuale tra i membri togati e il vicepresidente e la componente laica, a differenza di quanto accaduto in passato se pensiamo a Vietti, Legnini, Ermini?

La dialettica all’interno del Consiglio superiore è fisiologica, ma presuppone in ogni caso il rispetto reciproco. In questo momento non è possibile fare alcuna previsione, senza conoscere chi sarà scelto dal Parlamento. Il vicepresidente, invece, è una fondamentale figura di garanzia, ritengo che laddove agisse a favore di una qualunque delle componenti del Consiglio tradirebbe il proprio ruolo.

In questi giorni c’è un toto nomi sui possibili ministri della Giustizia: da Bongiorno a Nordio, da Sisto a Bernini. Che caratteristiche a suo parere dovrebbe avere il prossimo guardasigilli?

Si tratta di scelte che competono esclusivamente alla politica e al Capo dello Stato. Chiunque sia il prossimo ministro della Giustizia potrà contare sul fatto che ci impegneremo ad avere con lui un confronto istituzionale franco e leale.

Quali sono le sfide che attendono il prossimo Csm?

Sono tante. Una importantissima è certamente l’attuazione della riforma Cartabia, che presenta molte criticità, soprattutto sotto il profilo della indipendenza interna, avendo introdotto degli indebiti rapporti gerarchici anche negli uffici giudicanti. Ma il più importante è quello di restituire serenità ai rapporti tra i magistrati e il loro organo di autogoverno, che oggi, a torto o a ragione, è percepito dai colleghi come un soggetto minaccioso e i cui percorsi decisionali non sempre sono chiaramente intellegibili.

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