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La maggioranza al Senato dipende dall’uninominale: è corsa ai collegi del Sud

maggioranza Senato uninominale
Il costituzionalista Celotto e il giurista Guzzetta spiegano perché il risultato è ancora del tutto in bilico
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Il fattore X che può sconvolgere queste elezioni Politiche è emerso a pochi giorni dal voto, con prepotenza. La rimonta, impensabile fino a poche settimane fa, del Movimento 5 Stelle. Con tutto quello che implica, sulla base della legge elettorale, in termini di collegi contesi, seggi parlamentari e più velatamente a livello politico.

Il sorpasso M5S sul Pd avrebbe conseguenze indicibili sull’attuale dirigenza del Nazareno, ma se questa sembra comunque un’ipotesi remota, più probabile è la centralità dei grillini nei collegi uninominali, soprattutto al Sud. Dove la Lega di Matteo Salvini si sta squagliando come neve al sole e dove misure di sostegno alle famiglie, come il reddito di cittadinanza, su una popolazione messa in difficoltà dalla crisi energetica e sociale.

«La maggioranza, al Senato, si può giocare su pochi seggi e per questo sarà sicuramente molto importante il risultato dei Cinque Stelle al Sud spiega Alfonso Celotto – ordinario di Diritto costituzionale a Roma Tre – A palazzo Madama per formare un governo stabile serve una maggioranza tra 110 e 120 senatori e per il centrodestra, anche se favorito, non sarà comunque facile ottenerla». Anche perché bisognerà capire se un bon risultato del Movimento 5 Stelle penalizzerà il Pd, immaginando che i voti arrivino dallo stesso bacino di elettori, o al contrario lo avvantaggerà, sottraendo voti al centrodestra o cogliendo tra chi solitamente si astiene. «Il Pd dovrebbe essere secondo o terzo partito e quindi avere un ruolo importante anche in questa legislatura – continua Celotto – Questa legge elettorale è fatta per vincere, nel senso che nasconde un premio di maggioranza dal momento che i voti dell’uninominale valgono anche per il proporzionale».

In termini pratici, questo significa che con il 42 per cento dei voti al proporzionale una coalizione potrebbe ottenere il 52 per cento dei seggi. Chiaramente la coalizione in pole per ottenere un risultato del genere è il centrodestra. Per questo la parte uninominale sarà fondamentale e per questo i collegi su cui si giocherà tutto sono quelli in bilico, concentrati al Sud. «Bisogna capire cosa succede al centrodestra perché con grandi distacchi tra i partiti della coalizione potrebbero emergere dei malumori», conclude il costituzionalista.

«Malgrado una collocazione oggi più marcata a sinistra, il voto del Movimento 5 Stelle è in buona parte un voto di protesta, che non corre necessariamente lungo l’asse ideologico destra- sinistra – è il ragionamento del giurista Giovanni Guzzetta – Non è da escludere che un eventuale aumento incida anche sui risultati di partiti del centro- destra che raccolgono anche un voto di protesta». Seguendo questo ragionamento a beneficiarne sarebbe il Pd, che ha impostato la strategia elettorale in un’ottica proporzionalista. «I dem non propongono una maggioranza di governo per vincere le elezioni, ma punta a massimizzare il proprio risultato, rinviando a intese successive ogni eventuale ruolo rispetto al governo».

In questa logica, continua Guzzetta, «qualora si verificasse una situazione di stallo, probabilmente il Pd avrebbe un ruolo nel costruire una maggioranza parlamentare, come peraltro accaduto anche in passato». Ma la tenuta delle coalizioni è, secondo il giurista, «un dramma della nostra democrazia». D’altronde, dicevano i costituenti, «le coalizioni contengono in sé i germi della dissoluzione, perché ogni partner ha necessità di conservare la propria visibilità per non perdere consenso» e questo potrebbe essere un problema per il centrodestra. Meno di 72 ore e sapremo chi si assumerà l’onore e l’onere di mettere in piedi una maggioranza di governo.

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