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Centrodestra, tra Lega e Fratelli d’Italia è guerra fredda

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Chiusura di campagna elettorale in piazza del Popolo tra musica e slogan «Finalmente avremo un governo eletto dai cittadini», dicono i leader in coro
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Che confusione, sarà perché ti amo (o forse no). Il ritornello di una delle canzoni italiane più famose nel mondo, risuonato ieri a piazza del Popolo pochi minuti prima della manifestazione unitaria di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati è il riassunto di questa campagna elettorale del centrodestra. Ci sono le bandiere della Lega, quelle di Forza Italia old style e quelle di Fratelli d’Italia. Le più numerose. Ma la confusione nella coalizione c’è su molti temi, dalle sanzioni alla Russia alla flat tax, che alcuni vorrebbero al 15 per cento e altri al 23 per cento, fino allo scostamento di bilancio e alla scelta dei ministri.

Dal palco i tre leader non parlano di nomi, ma per tutta la giornata Matteo Salvini e Giorgia Meloni non se la mandano a dire. «Nessun ministro del governo Draghi in un mio eventuale governo», ha detto la presidente di Fratelli d’Italia. «I ministri si decidono assieme», ha ribattuto il segretario del Carroccio. In mezzo, Silvio Berlusconi, che a 86 anni cerca ancora di tenere la barra dritta, almeno a parole, sui valori «cristiani, liberali, garantisti ed europeisti» del centrodestra. Arriva accompagnato a braccetto da Salvini e viene presentato come «l’ultimo presidente del Consiglio eletto dagli italiani». Ci risiamo. Ma i problemi sono altri.

L’immigrazione, ad esempio, con l’ex ministro dell’Interno che vuole reintrodurre i decreti sicurezza in caso di vittoria mentre Meloni insiste con il blocco navale. Il leader della Lega dice no allo Ius soli e allo Scholae, «perché la cittadinanza non è un biglietto premio e va voluta e acquisita a 18 anni». E poi abolizione della legge Fornero, «due schiaffoni e qualche giorno di galera per gli imbecilli che uccidono gli animali» e telecamere in asili e case di riposo. Immancabile, come ormai da qualche giorno, la richiesta di abolire il canone Rai.

Tra una canzone di Rino Gaetano e una di Edoardo Bennato si alternano sul palco i big del partito. Da qualche parte ci sono anche i sostenitori di Noi moderati. Forse. Tutti, comunque, dai militanti più giovani ai più anziani che sognano «una vittoria storica sulla sinistra», sperano che il cielo sia «sempre più blu». Il percorso verso la vittoria? Seconda stella a destra, questo è il cammino. A destra ci va, e molto, Giorgia Meloni, che prova però a barcamenarsi quando spiega di non essere d’accordo con Orban «su molte cose soprattutto sulla politica estera». Per la presidente di Fratelli d’Italia «l’Italia deve stare in Occidente a testa alta, con affidabilità». E parla poi di «sinistra rabbiosa, estremista e violenta».

In piazza ci sono uomini e donne, vecchi e bambini, il popolo del centrodestra chiamato a raccolta per lanciare la volata finale. C’è chi domenica voterà per la prima volta, e chi dopo decine di volte non ha ancora smesso di votare per il centrodestra. Il leitmotiv, per tutti, è sempre lo stesso: «dobbiamo restare uniti». D’altronde, ciò che contraddistingue i partiti della coalizione rispetto agli avversari di centrosinistra è che almeno in campagna elettorale i primi sono sempre riusciti a mettere da parte le differenze, mentre gli altri le accentuavano. Quando i leader salgono sul palco parte l’ovazione. Ci sono migliaia di persone, anche se la piazza non è piena. Immancabile, parte l’Inno di Mameli, che più di un leghista, ai tempi d’oro, voleva sostituire con Va’ pensiero.

Ma quello in piazza oggi non è il popolo della Lega ma il popolo di Salvini, osannante un leader che ha deciso di concludere la campagna elettorale, stasera, non tra la gente ma sui social, con una maratona di quattro ore a partire dall’amato Tik Tok. E se Meloni tra qualche ora sarà a Napoli, dove si annunciano proteste da parte dei centri sociali, Berlusconi chiuderà nella sua Milano l’ennesima campagna elettorale che lo ha visto in campo «per senso di responsabilità verso il paese».

In scaletta anche Alan Sorrenti con l’immarcescibile Figli delle stelle. Retrogusto grillino, ma non ditelo in giro. Ci sono parlamentari ed esponenti locali, consiglieri regionali e comunali. Di «rossi» c’è solo il cognome di Vasco, anche lui in scaletta con Un mondo migliore. Parte Acqua azzurra, acqua chiara di Lucio Battisti. I meloniani cantano tutti. Ma le acque del centrodestra, con l’exploit di Fratelli d’Italia e un risultato di Lega e Forza Italia al di sotto delle aspettative, potrebbero diventare torbide nel giro di poche ore. Lo vedremo lunedì. Intanto Meloni, Salvini e Berlusconi sembrano amarsi. Che poi, in fondo, se l’amore non c’è basta una sola canzone.

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