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Consulta, un’altra donna presidente. Ma la Corte si spacca

Silvana Sciarra succede a Giuliano Amato al vertice della Corte Costituzionale: un solo voto in più di Daria de Pretis, Cartabia fece l’en plein
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Ieri la Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, ha eletto Silvana Sciarra come nuova presidente. Sciarra, prima donna eletta dal Parlamento come giudice costituzionale, ha iniziato il proprio mandato nel novembre 2014, dopo aver ricoperto il ruolo di ordinaria di Diritto del lavoro e Diritto sociale europeo presso l’Università di Firenze e l’Istituto Universitario Europeo. È professoressa emerita nell’Università di Firenze. Succede a Giuliano Amato, di cui è stata vicepresidente. Il suo mandato scadrà a novembre 2023. Il nome di Sciarra era tornato all’attenzione della cronaca qualche mese fa, quando Giuseppe Conte la propose per la corsa al Quirinale.

L’elezione nel 2014, patto Pd-5S

Lo stesso Movimento 5 Stelle disse di sì, dopo aver chiesto il via libera alla piattaforma Rousseau, alla sua nomina quale giudice costituzionale quando fu proposta dal Pd di Matteo Renzi, in cambio dell’elezione di Alessio Zaccaria al Csm, aveva ricordato Il Foglio. L’accordo su Sciarra fu una eccezione in un periodo, il 2014, in cui non esisteva nell’orizzonte dei pentastellati la parola alleanza. Non a caso uno dei primi a congratularsi per l’elezione è stato Giuseppe Conte: «A Silvana Sciarra, nuova Presidente della Corte Costituzionale, auguri di buon lavoro dal Movimento 5Stelle. La sua riconosciuta competenza costituisce sicura garanzia per l’esercizio di un ruolo istituzionale fondamentale per gli equilibri del Paese».

Come primo atto da presidente, Silvana Sciarra ha confermato come vicepresidenti Daria de Pretis e Nicolò Zanon. I voti a favore della neo presidente sono stati 8 su 15. Gli altri 7 voti sono andati a Daria De Petris. Dunque una Corte spaccata questa volta se si vanno a riprendere le precedenti votazioni dei Presidenti: Giorgio Lattanzi nel 2018 fu eletto con 12 voti a favore e una scheda bianca su 13 votanti, poi nel 2019 per Marta Cartabia i voti a favore furono 14 (lei si astenne), Giancarlo Coraggio e Giuliano Amato ottennero poi l’unanimità. Solo Mario Rosario Morelli negli anni recenti aveva diviso la Consulta prendendo 9 voti contro i 5 di Amato. Difficile immaginare le ragioni che hanno diviso ieri la Corte ma anche perché in partita non sia entrato proprio Zanon.

Il dopo Amato

Certo è che il modello di comunicazione della neo Presidente sarà molto diverso da quello del suo predecessore Giuliano Amato, come lei stessa ha ammesso: «L’esempio del presidente Amato è quello di un grande comunicatore, è un po’ difficile emulare le sue abilità comunicative». Se Amato è sembrato spesso più un politico nelle sue affermazioni – e per questo lo abbiamo anche criticato -, la Sciarra è apparsa in conferenza stampa molto più abbottonata, abilissima nel dribblare le domande.

Ad esempio quella sull’ergastolo ostativo. Le abbiamo chiesto se c’è un limite ai rinvii concessi al Parlamento, al di là di quella che sarà la decisione il prossimo 8 novembre. Una domanda sul metodo di lavoro della Corte alla quale ha risposto «non posso esprimermi, sarà il collegio sovrano a prendere questa decisione». Non siamo riusciti ad avere una risposta neanche su cosa pensi personalmente sulla possibilità di rendere pubblica la dissenting opinion: «Nulla esclude l’apertura di una riflessione all’interno della Corte».

«Sul lavoro serve più attenzione»

La presidente ha avuto più parole per il tema, a lei caro, del diritto del lavoro: «L’Italia ha un corpo di norme su tutela sicurezza sui luoghi di lavoro molto avanzato, che è studiato come modello. Saremmo idealmente in un contesto avanzato, ma questo non ci può consolare. Ci sono errori, omissioni, a monte di questi eventi drammatici, c’è bisogno di insistere utilizzando leggi che sono già molto avanzate. C’è una scarsa attenzione nell’attuarle nel modo migliore». Alla domanda sui femminicidi si è detta «sempre più sconvolta. Forse le risorse non sono abbastanza, forse i sistemi di tutela non sono abbastanza forti». Mentre era in corso la conferenza ieri si sono susseguiti messaggi di auguri e apprezzamento, a partire dalla presidente del Cnf Maria Masi, che ha inviato a Sciarra un telegramma: «Pregiatissima Presidente, a nome dei componenti tutti il Consiglio nazionale forense, e mio personale, esprimo vivissime congratulazioni per suo alto incarico alla guida della Corte costituzionale e auguro proficuo e sereno lavoro nel comune interesse della tutela dei valori della Carta».

«Una bella notizia», ha scritto sui social la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. Plauso anche da parte dalla responsabile giustizia del Partito democratico, Anna Rossomando: «È significativa la nuova affermazione di una donna autorevole per un incarico di rilievo istituzionale». Soddisfazione anche da parte di Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia: «L’attenzione ai giovani come interlocutori principali delle istituzioni, una maggiore consapevolezza delle donne sui loro diritti, l’accento posto sulla sobrietà da cui le istituzioni traggono autorevolezza e indipendenza sono i messaggi potenti e preziosi con i quali la Presidente Sciarra, nel suo primo intervento, ha tratteggiato il percorso del suo incarico. Un incarico che, siamo certi, saprà esercitare con saggezza ed equilibrio».

«Migliori auguri di buon lavoro» alla Sciarra sono giunti anche dalle avvocate e dagli avvocati giuslavoristi italiani (Agi). La presidente Tatiana Biagioni ha dichiarato: «Ricordiamo con piacere, e come un grande onore, la sua partecipazione alla video-tavola rotonda con i quattro giudici di matrice giuslavorista della Corte costituzionale in occasione del convegno Agi di Bologna del 2018 e il suo intervento in streaming sullo Statuto dei lavoratori in un altro evento Agi da remoto durante la pandemia, nel 2020. Conoscendo la sua sensibilità non possiamo che essere certi dell’attenzione che porrà sui temi del lavoro».

Pure il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale «osserva con favore il fatto che per la seconda volta sia stata chiamata una donna al vertice dell’autorevole Istituzione. Giuslavorista di elevato spessore, è stata tra i giudici costituzionali che con grande sensibilità hanno partecipato nel 2018 alla memorabile esperienza di incontro con le persone detenute, documentata in Viaggio in Italia. La Corte costituzionale nelle carceri, progetto che aveva visto l’attiva collaborazione dello stesso Garante nazionale. In quell’occasione, la Presidente Sciarra aveva mostrato grande attenzione al tema del lavoro in carcere, questione di cruciale importanza».

 Consulta, Silvana Sciarra è la nuova presidente della Corte

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