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Rotondi: «Caro Silvio, Giorgia è atlantista ed europeista. Come te…»

«Berlusconi è il premier che ha ereditato la tradizione atlantica ed europeista della Democrazia cristiana, e Giorgia Meloni si pone in continuità con queste coordinate»
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Rush finale della campagna elettorale che è stata stravolta negli ultimi giorni dalla diffusione dei dossier americani sul finanziamento da parte della Russia di partiti stranieri. Una vicenda che ha assorbito l’intero dibattito politico in attesa che se ne definiscano i reali contorni.

In subbuglio sono soprattutto i partiti di centrodestra che parlano della solita “bomba ad orologeria” sul voto e che, del resto, sono stati considerati i più vicini a Putin anche in ordine alla vicenda delle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina.

Lega e Fdi, inoltre, con il loro voto al Parlamento europeo sulla risoluzione nei confronti dell’Ungheria, hanno riproposto la loro vicinanza politica alle posizioni di Orban. Meloni ha difeso la posizione assunta ribadendo di considerare l’Ungheria una democrazia compiuta in cui Orban ha legittimamente vinto le elezioni. Abbastanza per provocare qualche imbarazzo anche all’interno della coalizione di centrodestra con Silvio Berlusconi che ha immediatamente chiesto chiarezza e che non vuole ambiguità sull’atlantismo e sull’europeismo da parte degli alleati. E se per qualcuno la mossa del Cavaliere sarebbe volta a ritagliarsi il ruolo di garante davanti alle cancellerie europee, per altri potrebbe essere invece un modo di smarcarsi in vista della possibile formazione di un governo di salute pubblica, sulla scorta di quanto già avvenuto con la nascita del governo Draghi. Una possibilità che potrebbe essere concreta in caso di un pareggio al fotofinish o se all’interno del centrodestra dovessero rimescolarsi le carte sulla guida del futuro governo anche in relazione ai risultati che verranno fuori dalle urne.

Ne abbiamo discusso con Gianfranco Rotondi, democristiano doc, ma che alle prossime elezioni sarà candidato alla Camera, ad Avellino, tra le fila di Fdi di Giorgia Meloni.

Dopo la votazione al Parlamento europeo in cui Meloni e Salvini si sono schierati a difesa di Orban cambia qualcosa nell’equilibrio della coalizione di centrodestra?

Orban è un ciclone ricorrente nel centrodestra europeo: popolari e conservatori se lo palleggiano come una risorsa o un problema, a seconda dei momenti. Non mi pare che incomba come una grande questione sugli equilibri politici del governo italiano che verrà.

Come valuta le dichiarazioni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che vuole chiarezza sull’europeismo e atlantismo delle forze alleate?

Berlusconi è il premier che ha ereditato la tradizione atlantica ed europeista della Democrazia cristiana, e Giorgia Meloni si pone in continuità con queste coordinate, senza rinunciare a difendere identità e interessi nazionali, come è giusto che sia, e come ci aspettiamo che farà da capo del governo.

Si sta ritagliando un ruolo di garante o prova a smarcarsi in vista di un possibile governo di salute pubblica?

Berlusconi non fa mai calcoli di natura politicistica, e sono sicuro che assicurerà sostegno e consiglio a una donna che gli darà la più grande soddisfazione: un premier proveniente dal suo ultimo governo.

Che idea si è fatto sui dossier americani in relazione ai fondi russi? È una vicenda che può influenzare il voto?

Sono documenti assolutamente attendibili, ma nessuno è autorizzato ad aggiungere cose che non sono esplicitate in essi: trovo abbastanza prevedibile che i russi abbiano finanziato formazioni politiche, ma penso a livelli bassi, come sempre quando si arruolano certe complicità. Escludo che leader e partiti di peso siano entrati in queste dinamiche.

La vittoria del centrodestra sembra a un passo. Ci possono essere sorprese durante gli ultimi giorni di campagna elettorale?

I grandi democristiani ci insegnavano che le campagna elettorali riservano sempre delle sorprese, e Berlusconi aggiungeva che esse iniziano cinque giorni prima del voto. Quindi bisogna prepararsi al rush finale, senza trascurare niente.

Sarà Giorgia Meloni a guidare il nuovo governo? O le frizioni con Salvini e Berlusconi possono cambiare la leadership?

Il centrodestra ha alle spalle quasi trent’anni di collaborazione a livello nazionale e locale. Si è dato delle regole e le rispetterà.

Agli osservatori la campagna elettorale è sembrata povera di contenuti. Secondo lei quali sono stati i temi mancanti?

Siamo in tempo a completare la offerta elettorale con una proposta di rimodulazione del reddito di cittadinanza, che io trasferirei alle imprese che siano pronte a integrarlo in modo da offrire ai giovani un lavoro pienamente retribuito.

Teme un crollo della partecipazione al voto il prossimo 25 settembre?

Onestamente sì: votare nell’ultima domenica di estate non è stata un’ideona.

 

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