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Pd, Franceschini: «Ci sono le condizioni per rimontare il centrodestra»

Pd Franceschini centrodestra
Il ministro dei Beni culturali, in un'intervista, ritiene che il centrodestra abbia finito la benzina in questo rush finale di campagna elettorale
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«Il vento sta cambiando, la destra è arrivata 10 giorni dal voto con troppa baldanza ma la gente sta iniziando a capire». Così il ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, a Repubblica. «I sondaggi fatti ad agosto non valgono molto-prosegue-. All’inizio è salita un’ondata di novismo, la stessa che portò Salvini al 34% nel 2019 o i cinque stelle nel 2018 al 33%. Questo “vento di agosto” si è provvisoriamente collocato sulla falsa novità di Meloni. Ma ora che la gente rientra al lavoro, tocca con mano la drammaticità dei problemi, lo avverto che sta cambiando il vento: ieri mattina ero in Friuli, nel pomeriggio a Napoli e ho visto una straordinaria mobilitazione. Ci sono tutte le condizioni per fare una rimonta».

Franceschini e il rapporto con il M5S

«I cinque stelle hanno rotto consapevolmente con noi un rapporto costruito in tre anni. Avevamo detto e ridetto a Conte che, se avesse fatto saltare il governo Draghi, non avremmo potuto fare un’alleanza con loro e non gli è parso vero. È che, al fondo, pensavano che stanno al governo con noi avrebbero perso voti», aggiunge Franceschini. «lo trovo di una miopia assoluta. è inutile raccontare che vuoi fare la forza progressista se hai costruito le condizioni per una vittoria della destra», insiste l’esponente del Pd. Dopo il voto si può ricostruire un’alleanza? «Prima dobbiamo andare al voto nel miglior modo possibile. Ma certo Calenda e i cinque stelle li considero ex alleati che hanno deciso di rompere con noi facendo un danno al paese, gli altri sono avversari. Non è la stessa cosa-puntualizza-. Se fosse necessario formare un governo di coalizione vedremo, ma non è l’argomento di oggi.

Caro energia, il commento di Franceschini

«Il caro bollette, la guerra in Ucraina, il rischio di un ritorno della pandemia, l’inflazione fanno capire chiaramente quanto sarebbe stato diverso quest’autunno se ci fosse stato un governo in carica guidato da Draghi. Avremmo affrontato le varie urgenze, la legge di bilancio, la rata del recovery di dicembre, la riscrittura delle regole europee, con una maggioranza ampia un governo saldo nella pienezza dei poteri», sostiene l’esponente del Pd. In Europa ci sono alcune voci preoccupati per il possibile nuovo corso italiano, condivide? «Penso non sia un’esagerazione la ragione della preoccupazione che nessun grande paese europeo è stato mai guidato da un premier che non fosse del Pse o del PPe, due forze contrapposte ma entrambe europeiste», risponde. «E qui ci troveremo con un paese fondatore guidato da una persona come Meloni che, aldilà di tutti i tardivi tentativi di autolegittimazione accreditamento, è chiaramente collocata con Orban e le altre forze sovranista, compreso il leader dell’estrema destra svedese».

Franceschini e le posizioni del centrodestra

C’è rischio fascismo? «Siamo nel 2022 e non nel 1922, È passato un secolo.il tema non è il rischio fascismo o il rischio e poi la democrazia italiana, che è solida e ha già dimostrato quanti anticorpi ha negli anni di Berlusconi. Ci preoccupa che si possono mettere in discussione i diritti civili, e le politiche di uguaglianza con la flat tax, la politica europea, la sanità pubblica. Hanno persino cercato di impedire la messa in onda di Peppa Pig stiamo tra il tragico e comico». «Passiamo dall’uomo che era la garanzia dell’integrazione europea, cioè Draghi, ha una forza che pone l’Italia a fianco di Ungheria e Polonia. le imprese, il mondo moderato, le categorie produttive non possono essere insensibile a questi rischi. Meloni ci porterebbe a un isolamento totale in Europa con conseguenze economiche e sociali disastrose. E come se in Francia avesse vinto la Le Pen non si può minimizzare l’impatto».

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