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Giustizia interna efficace: così l’avvocatura difende il proprio patrimonio etico

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Il 15 e 16 settembre è in programma al Cnf un corso destinato ai nuovi consiglieri distrettuali di disciplina. Obiettivo: assicurare continuità e competenze a un presidio essenziale
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di Patrizia Corona*

Nei giorni 15 e 16 settembre, su iniziativa della Commissione giurisdizionale e rapporti con i Consigli Distrettuali di Disciplina del Consiglio Nazionale Forense, si terrà a Roma un corso di natura teorico- pratica destinato ai consiglieri CDD di recente nomina per il quadriennio 2023 2026. Si tratta di un momento importante e significativo che rappresenta, anche sotto il profilo formativo, il passaggio di testimone da coloro che per primi hanno sperimentato l’innovazione del procedimento disciplinare voluto dalla L. 247 2012 a coloro che sono chiamati ora a proseguire il cammino iniziato, non senza difficoltà, nel gennaio 2015, facendo propria l’esperienza di questi primi otto anni.

Non a caso accanto alle sessioni teoriche affidate ai Consiglieri nazionali, sono stati chiamati a guidare i gruppi di lavoro pomeridiani i Presidenti dei CDD che dismetteranno il loro ruolo a fine anno. L’iniziativa, che potrà essere replicata, è volta altresì a favorire, per quanto possibile, la prosecuzione senza soluzione di continuità del lavoro dei Consigli di Disciplina, scongiurando un possibile rallentamento della loro attività a seguito del mutamento, che è stato quasi ovunque totale, dei componenti gli organi disciplinari territoriali.

Il consigliere di Disciplina deve infatti possedere, oltre all’autorevolezza personale quale requisito per ergersi a valutatore della condotta dei propri colleghi, anche la competenza tecnica indispensabile per dare applicazione alle complesse norme che regolano il procedimento disciplinare. In più, coloro che assumeranno il ruolo di Presidenti e Segretari dovranno saper dirigere l’attività, soprattutto nei CDD di grandi distretti, in modo quasi manageriale.

Il buon funzionamento della giurisdizione domestica è infatti un obiettivo imperativo per l’avvocatura in risposta non solo alla domanda di giustizia delle parti che attivano il procedimento, ma nell’interesse della classe forense che, soprattutto attraverso lo strumento disciplinare, riafferma i principi deontologici che presiedono l’esercizio di una funzione tanto importante quale quella della difesa dei diritti dei cittadini, e che costituiscono il nostro comune patrimonio etico.

Mi preme sempre evidenziare infatti come i dati in possesso del Consiglio Nazionale Forense restituiscano la fotografia di una Avvocatura sana e deontologicamente attrezzata in quanto, a dispetto delle nocive generalizzazioni dovute all’eco del comportamento di pochi, in realtà solo una minima percentuale di iscritti è annualmente sottoposta a procedimento disciplinare e subisce un trattamento sanzionatorio per l’avvenuto riconoscimento di commissione di un illecito.

Negli ultimi otto anni le segnalazioni, gli esposti e le denunce giunte ai 26 CDD sono state per ciascun anno poco meno di 12.000, e al 31.12.2021 l’arretrato complessivo, inteso come procedimenti per i quali non è intervenuta decisione, era di circa 24.000 fascicoli. Interpretando tale dato, può affermarsi che purtroppo gli organi territoriali non sono stati in grado di recuperare il peso dell’arretrato disciplinare dei Consigli degli Ordini che è loro pervenuto all’atto dell’insediamento nel gennaio 2015, pari a circa 11.000 fascicoli, a cui si è aggiunto poi un ulteriore leggero incremento di pendenze pari a circa un 8% annuo. In altri termini se i CDD avessero potuto iniziare la loro attività senza l’eredità dei procedimenti aperti nei rispettivi Ordini secondo la previgente normativa, avrebbero ad oggi definito il 90% dei fascicoli annui a loro pervenuti.

Non ultima la considerazione che nel 2015 l’avvio in termini organizzativi dei Consigli Distrettuali di Disciplina non è stato ovunque immediato, e che nella maggioranza dei Distretti sono serviti molti mesi per dare ai nuovi enti una sede adeguata, mezzi tecnici e dotarli di personale con apposita formazione. È stato uno sforzo corale nel quale il Consiglio Nazionale Forense ha dato il proprio contributo con predisposizione della nuova modulistica comune e con la messa a disposizione di un gestionale. Molto vi è ancora da fare a partire dalla necessità di ricercare soluzioni per l’azzeramento delle pendenze, ma in termini generali mi sento di affermare che la scommessa circa il funzionamento dei CDD è stata vinta dall’avvocatura, e di definire quindi come immeritate e ingenerose le critiche che da alcune parti si levano verso l’efficienza dell’esercizio della disciplina domestica che, anche nel periodo buio della pandemia, non ha subito significativi rallentamenti.

Indubbiamente, così come la giustizia per essere giusta deve avere tempi ragionevoli, così anche la disciplina, nel primario interesse dell’iscritto, deve essere rapida, liberandolo il prima possibile dal peso di una pendenza che oltre ad avere pregiudizievoli effetti sull’esercizio concreto della professione, ferisce sempre nell’intimo perché mette in dubbio la correttezza etica dell’essere Avvocato. Ciò a maggior ragione tenuto conto che circa l’ 80% dei procedimenti aperti avanti i CDD si conclude con un provvedimento di archiviazione per infondatezza della notizia di illecito e solo il 14% degli esposti porta alla formulazione di una incolpazione con celebrazione del dibattimento e irrogazione di una sanzione.

Sotto il profilo qualitativo vi è da evidenziare che solo il 15% circa delle decisioni dei CDD subisce riforma in sede di impugnazione avanti al Consiglio Nazionale Forense, e ciò avviene in gran parte per perequare i trattamenti sanzionatori.

Il Consiglio Nazionale, attraverso la Commissione giurisdizionale, in questi anni ha mantenuto un costante contatto con i Presidenti dei CDD e ne ha raccolto, condividendoli, molti suggerimenti migliorativi dell’attuale normativa sul procedimento disciplinare proprio nell’ottica e al fine di renderne più celere la trattazione senza intaccare il diritto di difesa dell’incolpato. Già con il Guardasigilli Bonafede il CNF aveva concordato la modifica della legge professionale prevedendo la riduzione da cinque a tre del numero dei componenti della sezione disciplinare e l’eliminazione del termine per il deposito di una memoria inutilmente duplicativa di quella richiesta all’iscritto nel momento di comunicazione del ricevimento dell’esposto a suo carico nonché per rendere più snelle le comunicazioni. Il testo è stato riproposto e con insistenza ne è stato caldeggiato l’inserimento in un atto normativo anche alla Ministra Cartabia, ma ad oggi lo stesso, pur con il parere positivo degli Uffici legislativi ministeriali, giace ancora in qualche cassetto: vittima ritengo non solo del male italico della burocrazia ma anche di una mancanza di sensibilità e di comprensione da parte della politica di quanto sia importante non solo per l’avvocatura, ma anche per il cittadino, l’efficienza e l’ efficacia della giustizia disciplinare.

Tali istanze, già ampiamente discusse e condivise, saranno riproposte anche nella prossima sede congressuale. L’auspicio è che, anche con tale spinta e avallo, le modifiche degli articoli della L. 247 2012 sul procedimento disciplinare vedano finalmente la luce.

Accanto a ciò e al fine di una miglior efficienza complessiva del sistema dovrà esservi comunque un rinnovato impegno da parte dei COA laddove i CDD soffrono ancora di mancanze strutturali. Sarà infatti investendo in termini di mezzi e personale (è inaccettabile ad esempio che le decisioni di alcuni CDD vengano notificate con grave ritardo a causa della mancanza di addetti) che si otterrà una giustizia disciplinare migliore e più tempestiva, e non guardando al ritorno di competenze del passato che risulterebbero inaccettabili nell’attuale segno di un giudice disciplinare terzo.

L’attenzione e l’ausilio del Consiglio Nazionale per un ottimale funzionamento dei CDD sarà anche nel futuro costante, a partire dall’evento di questi giorni che offre anche una preziosa occasione di reciproca conoscenza fra i Consiglieri, provenienti da tutti i 26 Distretti, per rinnovare e auspicabilmente proseguire quel virtuoso costante confronto che la rete dei CDD ha mantenuto negli ultimi anni con periodici incontri anche con il CNF quale metodo di trasmissione di idee e creazione di buone prassi. (*VICEPRESIDENTE DEL CNF)

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