Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Il “bluff” sui collegi contendibili e l’appello inefficace al voto utile: il Pd teme la debacle

collegi pd debacle
Per gli elettori è difficile vedere l’opportunità di un voto destinato comunque a un partito sconfitto
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Una regola non scritta ma ferrea della politica dice che soprattutto in campagna elettorale non si confessano mai eventuali debolezze. Al contrario è d’obbligo mostrarsi ottimisti e fiduciosi, ostentare forza anche quando non se ne dispone. Se dunque il segretario del Pd contravviene a questa legge e chiede voti non per vincere ma per limitare il successo della destra e se li chiede, scendendo nel dettaglio, nei collegi uninominali con l’obiettivo dichiarato di renderne almeno una ventina “contendibili“, come evidentemente ancora non sono, è segno la situazione è davvero grave.

È proprio così. I sondaggi ufficiali e quelli privati a disposizione del Nazareno convergono. Il voto utile non decolla e del resto non è facile dipingere come ‘ utile’ un voto destinato a certa sconfitta. Al contrario, l’impossibilità di vincere invoglia molti elettori che in nome della responsabilità si sarebbero “turati il naso” a sentirsi invece liberi. L’allarme sul rischio di un trionfo della destra tale da poter decidere da sola su tutto modifica della Costituzione inclusa, arrivando addirittura al 70 per cento dei seggi, ha proprio questa funzione: restituire una patina di utilità a un voto che ne è inevitabilmente privo. Il punto debole della manovra è però evidente.

Per cercare di limitare la valanga di destra nel proporzionale non è necessario votare Pd: basta non votare per i partiti di destra. Ma il problema del Pd è grosso anche nel proporzionale. I sondaggi interni danno il Nazareno di poco sotto il 22 per cento. Significherebbe incassare quasi 4 punti in più rispetto al 2018 ma non abbastanza per controbilanciare la sconfitta complessiva e non tanti da raggiungere l’obiettivo di affermarsi come primo partito. I pronostici per i partiti in coalizione sono altrettanto poco rosei. La lista Si- Verdi sembra l’unica in grado di superare il 3 per cento, + Europa starebbe di poco sopra il 2, Impegno civico, la lista di Di Maio, sotto l’ 1. Nel complesso lontana dal traguardo del 30 per cento necessario per imporsi come unico vero polo alternativo alla destra e in più con il forte rischio che i voti di Di Maio vadano persi come capiterebbe se non superasse neppure l’ 1 per cento.

Chiedere il voto per i collegi uninominali è quindi il solo modo per chiedere un voto automaticamente anche alla lista in nome di una necessità, quella di limitare il numero di seggi della destra, che può essere assolta anche votando le altre due formazioni in lizza, i 5S o il Terzo Polo. Nei collegi i sondaggi a diposizione del Nazareno profetizzano vittoria solo in 11 collegi alla Camera, parte dei quali andrebbe alle formazioni alleate. Chiedere di rendere “contendibili’ quei collegi significa dunque chiedere di votare per il Pd nel proporzionale, anche se si preferiscono i 5S o il Terzo Polo. Perché nei collegi solo il Pd può vincere.

Il ragionamento è comunque troppo contorto e indiretto per raggiungere un elettorato che ha bisogno di messaggi a impatto molto più immediato. Ma non è neppure detto che abbia un fondamento reale. Prima di tutto perché quando ci si presenta divisi in tre formazioni diverse (quattro tenendo conto di Unione popolare che in alcune realtà come Torino e Napoli non è insignificante) contro avversari uniti nel maggioritario di contesa ce ne può comunque essere pochina. Poi perché al Sud, stando alle rilevazioni dell’Istituto Ixè, i 5S sono in netto vantaggio sul Pd (24,5 per cento contro il 20,8). In base al ragionamento di Letta, di sarebbero quindi i voti degli elettori del Pd, nel Meridione, a dover convergere su Conte per limitare la vittoria del centrodestra.

La situazione del Pd è difficile, quella del segretario al suo interno lo è a maggior ragione perché a essere messo sotto accusa, qualora alla prevista sconfitta si sommassero risultati molto insoddisfacenti anche per la lista, sarebbe certamente lui. Però tentare di aggrapparsi al voto utile, dopo aver scelto di non dar vita a un’alleanza anche solo elettorale con i 5S che avrebbe senza dubbio reso la vittoria della destra risicata nella peggiore delle ipotesi e nella migliore la avrebbe impedita, rischia di peggiorare solo la situazione. La via d’uscita per Letta non può essere questa.

Sondaggio

Ultime News

Sponsorizzato

Articoli Correlati