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Il primo verdetto dei sondaggi: il bipolarismo non esiste più

Grande vantaggio del centrodestra, ma sono le coalizioni a scendere nel consenso a vantaggio di M5s e Terzo Polo
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I partiti studiano i sondaggi per elaborare e correggere le strategie da campagna elettorale. Ma, mentre si avvicina l’appuntamento con il voto, i numeri rimangono molto variabili e spesso sorprendenti.

Termometro politico ha effettuato una media dei sondaggi condotti dai principali istituti (Tp, Noto, Swg, Demopolis, Ipsos, Bidimedia, Tecné, Euromedia, Piepoli) e il risultato che viene fuori sconfessa la linea di chi pensava ad una polarizzazione dello scontro tra Pd e centrodestra, a partire dal segretario nazionale Enrico Letta che, ormai da tempo, insiste sul cosiddetto voto utile. Secondo questa media sono le coalizioni a scendere nel consenso a vantaggio di M5s e Azione/Italia Viva. La lista di Conte recupera un punto e risale all’11,8 per cento, mentre quella di Calenda e Renzi va al 6,4. A soffrire sono gli altri partiti, soprattutto quelli più grandi. Anche Fratelli d’Italia appare in calo, seppur di poco, ed è ora al 24,2, mentre il Pd scende al 22,4 per cento.La Lega con il 13 per cento tocca un nuovo minimo, mentre Forza Italia resiste all’8, anche se Tecnè la dà oltre il 10. Stabile anche Sinistra Italiana e Verdi al 3,5, ma +Europa scivola sotto il 2 per cento.Le curiosità, però, non finiscono qui.

Se si analizza il consenso politico su base territoriale la variabilità dell’attuale situazione politica emerge in tutta la sua evidenza. Secondo il sondaggio condotto in esclusiva per Huffington Post e Metropolis dall’Istituto Ixè diretto da Roberto Weber i risultati dei vari partiti sarebbero molto diversi sui vari territori rendendo ancora più incerta l’attribuzione dei collegi.Secondo questa ulteriore rilevazione il M5s di Giuseppe Conte è il primo partito nel Mezzogiorno con il 24,5 per cento. Ma poi crolla al Nord, non superando il 9. Se le elezioni dipendessero dal Sud, insomma, le posizioni delle forze politiche nella classifica del consenso apparirebbero rovesciate. Dietro il M5s si piazza il Pd, con il 20,8 per cento. Se i due ex alleati si fossero presentati al voto insieme, nel Mezzogiorno avrebbero vinto le elezioni con uno schiacciante 45,3 per cento. Molto più indietro, Fdi con il 17,7, Fi con il 9,4 e la Lega con l’8,4, a dimostrazione delle difficoltà di Salvini nel Meridione.Tornando, invece, all’analisi del dato su scala nazionale il centrodestra sembra perdere qualche consenso.

Le rilevazioni condotte da Ixè confermano il primo posto di Fratelli d’Italia (22,7), con un Pd dietro per un solo punto (al 21,7). Il centrodestra perde complessivamente qualche consenso rispetto alla rilevazione della settimana precedente, ma resta comunque in largo vantaggio al 42,7 per cento, tra quattordici e sedici punti avanti al centrosinistra. Complessivamente il trend che viene fuori, però, è quello di un ridimensionamento delle coalizioni che se dovesse proseguire nelle prossime settimane renderebbe meno scontato l’esito finale delle elezioni e potrebbe sicuramente ridimensionare la dimensione della vittoria del centrodestra. Pare remota, stando a questi dati, la possibilità che la coalizione di centrodestra possa raggiungere l’ambita soglia dei 2/3 dei seggi parlamentari, cioè la maggioranza che permetterebbe all’alleanza di modificare la Costituzione senza dover passare necessariamente da un referendum. Al momento il centrodestra si garantirebbe una maggioranza sicura in entrambi i rami del Parlamento (alla Camera 244 su 400 e al Senato 121 su 200). Va poi considerata l’alta percentuale di italiani che ancora non ha deciso se e per chi votare che fa diventare ancora più incerto l’esito finale e rende più concrete le speranze di chi vorrebbe un nuovo governo di unità nazionale sulla scia di quello fin qui guidato da Mario Draghi.

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