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La politica bollita come il film “Ginger e Fred” di Fellini….

destra Orban Meloni
IL DOPO ELEZIONI | Non ci stupiremmo poi molto se anche dopo le elezioni decidessero di affidare a Draghi la manovra del prossimo 2023
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Man mano che si avvicina l’appuntamento con il voto, la campagna elettorale somiglia sempre più ad una recita a soggetto, in cui gli attori, allo scopo di strappare qualche applauso da un pubblico che ha incominciato a sbadigliare e a lasciare la sala, ricorrono alle perfomance che un tempo riuscivano bene. Sembra di assistere a una riedizione in grande del film ‘’Ginger e Fred’’ di Federico Fellini (1986), in cui una coppia di ballerini, a suo tempo famosa, viene ingaggiata per rinverdire gli antichi fasti.

Con risultati assai precari. Giorgia Meloni predica moderazione, promette attenzione ai conti pubblici, porta avanti la campagna elettorale di Fratelli d’Italia indossando il doppiopetto, ma ogni tanto avverte il richiamo della foresta e si lancia in un comizio impetuoso ad invocare il blocco navale (meglio se europeo) per impedire che le carrette del mare approdino sulle coste italiane. Del resto, su di un argomento come quello dell’immigrazione clandestina che è rimasto (si veda il caso francese) il solo che divide l’estrema destra dall’estrema sinistra, la leader di Fratelli d’Italia non può lasciare a Matteo Salvini lo spazio che si sta prendendo.

Il Conducator della Lega, infatti, ha iniziato a compiere delle visite improvvise a Lampedusa, dopo che ebbe a lamentarsi, nella prima occasione, di essere stato privato del colpo di scena perché nella serata precedente il suo arrivo le autorità avevano trasferito altrove i migranti. Un ex ministro degli Interni avrebbe dovuto complimentarsi con le amministrazioni che si erano dimostrate efficienti; ma Salvini giudicò quell’iniziativa come un attentato proditorio alla sua campagna elettorale.

Ora aspetta che vi sia un momento particolarmente critico a seguito di un consistente flusso di sbarchi per precipitarsi sull’Isola a difendere col suo corpo l’integrità dei confini. Ma il leader della Lega ha un altro tema in cui è imbattibile: sparare contro la Croce Rossa su cui viaggia la riforma Fornero delle pensioni, senza alcun riguardo per l’educazione, la correttezza e la realtà. Le sue critiche sono da sempre frutto di disinformazione e di ignoranza dei problemi oppure di malafede, tanto che dopo i suoi comizi, dovrebbe essere arrestato in flagranza di reato per diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico, giacché nulla di quanto sostiene è vero. Sulle pensioni le esternazioni di Salvini hanno spesso un contenuto accademico; infatti, sono le stesse che vengono approfondite e discusse nelle Accademie del bigliardo.

Per restare nell’ambito del centrodestra Silvio Berlusconi sembra vivere una nuova giovinezza (la settima o l’ottava?) e non si rassegna ad un ruolo di comprimario o di compagno di viaggio; ma si attribuisce il ruolo di garante (confortato in questo dal PPE) di un eventuale governo di destra che fomenta tante preoccupazioni ai partner e ai mercati: quegli stessi che lo cacciarono nel 2011. Anche il Cav, però, inciampa sulle pensioni e spera di ripetere, in euro, l’operazione che gli riuscì vent’anni or sono con il milione di lire. Poi c’è la flat tax che costituisce – in diverse misure e modalità – il filo rosso che tiene insieme la coalizione, da sempre propensa ad aumentare la spesa e a diminuire le entrate.

Nel campo opposto si avverte una desolata rassegnazione. Enrico Letta sembra il capitano di una squadra di calcio che si accontenta di fare almeno il gol della bandiera, perché ha messo in conto di perdere la partita ancora prima di cominciare a giocare. Tutti danno ormai per scontata una netta, se non clamorosa, vittoria del centrodestra a trazione meloniana. Ed è sconvolgente che nessuno – tra gli analisti, i sociologi, i commentatori, i politologi e quant’altra varia umanità – si chieda i motivi del nuovo inarrestabile corso e si sforzi di spiegare quali processi e percorsi politici, economici e culturali abbiamo determinato il prevalere di questi orientamenti nell’elettorato e nell’opinione pubblica.

Vi è poi un altro aspetto che dovrebbe destare preoccupazione. La campagna elettorale si concentra ogni giorno su di un tema specifico per commentare il quale le dichiarazioni e le polemiche si rincorrono. Nessuno si azzarda a manifestare le proprie intenzioni sul primo delicato impegno che il nuovo governo dovrà affrontare in zona Cesarini rispetto alle scadenze: la legge di bilancio.

Le Camere elette si riuniranno il 15 ottobre per svolgere i primi adempimenti; non vi è nessuna garanzia che l’accordo per formazione di un nuovo esecutivo si trovi in tempi brevi. A vedere come le forze politiche si sono dichiarate disposte a conferire ‘’ pieni poteri’’ sulla crisi energetica al governo in carica per l’ordinaria amministrazione, viene il dubbio che le stesse siano propense ad affidare a Mario Draghi, lasciandolo il più a lungo possibile alla guida di un gabinetto defunto, anche l’impostazione della manovra per il 2023. Sarebbe la versione italiana di governo-ombra.

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