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«Questa crisi colpirà i più deboli: redistribuire per evitare disordini»

Cacciari
Guerra e crisi del gas, parla Massimo Cacciari: «Il nuovo governo, qualunque esso sia, ha per il 90 per cento l’agenda obbligata»
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Il filosofo Massimo Cacciari auspica che sulla crisi del gas, a livello europeo «prevalga l’idea che alla fine conviene a tutti che questa baracca, chiamata Ue, resti in piedi» e sul futuro del nostro paese è netto: «la situazione attuale è data da sciagurate politiche energetiche di quarant’anni fa – commenta -. Ma il nuovo governo, qualunque esso sia, ha per il 90 per cento l’agenda obbligata». Sul futuro del conflitto tra Russia e Ucraina, ragiona: «quando combatto un nemico, bisogna che all’interno mi seguano il più possibile, non posso combattere un nemico con efficacia se il modo in cui lo combatto provoca fratture al mio interno».

Professor Cacciari, crede che vista la crisi dell’energia e l’andamento del prezzo del gas, l’Italia e l’Unione europea dovrebbero cambiare la propria filosofia legata alla scelte di politica economica?

È evidente che ogni governo deve decidere anche per se, perché questa crisi incide in modo completamente diverso da stato a stato. Ci sono paesi, come il nostro, che per insipienza decennale nelle politiche industriali ed energetiche si trovano completamente dipendenti dal gas e dalle importazioni; altri paesi, come la Francia, sono in condizioni completamente diverse. Poi è chiaro che debba essere messa in campo anche una politica comune europea, ma ciò che conta ora, subito, è che l’Italia adotti misure molto forti per proteggere i ceti più deboli della popolazione, che non possono sostenere un’inflazione in doppia cifra con stipendi e pensioni ferme da vent’anni.

Pensa che un governo dimissionario e in carica per gli affari correnti possa affrontare tutto questo?

Draghi se ne è andato anche per questo motivo. Cioè perché sapeva che sarebbe stato difficilissimo prendere decisioni che mettessero tutti d’accordo. Ora bisogna vedere quali decisioni intende assumere, ma certamente dovrà tirare fuori dal cilindro altre risorse, cioè altre debiti, per affrontare il problema.

A proposito di debiti, il governo sembra fermo nel non voler fare scostamento di bilancio, come chiedono alcuni partiti. Dove si trovano i soldi?

Se sono bravi troveranno risorse da altre parti. Ci sono tutta una serie di politiche non ancora avviate su alcuni settori di spesa pubblica e può darsi che Draghi, con un colpo di reni alla fine del mandato, riesca a combinare qualcosa. Se non riesce, dovrà implorare l’Europa per fare altri debiti, oppure se ne fregherà e a quel punto la ricaduta della tariffe sarà tutta sulle spalle della povera plebe. Ormai il popolo italiano viene trattato come plebe, con la differenza che non ci sono più i tribuni.

Pensa che l’Unione europea, dopo i passi avanti della Germania, riuscirà a trovare un modo per frenare la corsa del prezzo del gas?

Si sa che l’Europa è in condizioni di grande difficoltà, dalla questione dei diritti alle questioni economiche, come quella energetica, e ogni stato tende a fare per sé. Anche in questa occasione ci troviamo di fronte alla stessa situazione. Speriamo prevalga l’idea che alla fine conviene a tutti che questa baracca, chiamata Unione Europea, resti in piedi. Speriamo, insomma, che secondo il pilastro della solidarietà europea, che era uno dei principi dell’unione, prevalga questo maggiore interesse rispetto agli interessi a breve termine che divergono totalmente.

In che modo il nuovo governo che prenderà il posto di quello di Mario Draghi può gestire la situazione?

La situazione attuale è data da sciagurate politiche energetiche di quarant’anni fa. Ma il nuovo governo, qualunque esso sia, ha per il 90 per cento l’agenda obbligata. Se vogliamo non finire come l’Argentina o la Grecia dovremo seguire l’agenda che l’Europa ha dettato e che Draghi sta portando avanti. All’interno di questi paletti rigorosissimi sta a noi giostrare le risorse in modo tale che la torta venga spartita nel modo meno iniquo possibile. Ma la torta rimane quella.

Il tema sta monopolizzando la campagna elettorale, con i partiti che propongono le soluzioni più diverse, fino allo stop del confronto per sedersi a un tavolo e parlarsi: ha sentito idee che la convincono?

Le idee sono sempre quelle. Non c’è nessuna novità. Il problema è che le idee per quanto buone siano, senza soggetti adeguati che le realizzino valgono quanto le idee che posso avere io o che può avere lei. Mancano le strutture politiche per portare avanti tali idee. Che sono quelle di una diversificazione delle forniture, di puntare più decisamente sulle energie alternative soprattutto nel Mezzogiorno. Che al Sud ci si scaldi col metano è criminale. Si rende conto di cosa vuol dire bruciare metano? Si può trasformare in diecimila modi e noi la bruciamo per scaldarci.

Le dinamiche attuali sono determinate in buona parte dalla guerra in Ucraina: pensa che le politiche dell’Occidente debbano essere ripensate?

È evidente che si debbano ripensare le sanzioni. Si decide di armare l’Ucraina perché si difenda e faccia la guerra contro la Russia? Bene, lo si fa e poi si vede quali sanzioni possono maggiormente colpire la Russia e contemporaneamente colpire meno noi. Anche per ragioni strategiche e direi militari. Quando combatto un nemico, bisogna che all’interno mi seguano il più possibile. Non posso combattere un nemico con efficacia se il modo in cui lo combatto provoca fratture al mio interno. Napoleone agiva esattamente in questo modo: mentre portava al massacro migliaia di francesi per combattere le sue guerre, in Francia metteva in campo politiche sociali affinché il popolo fosse dalla sua parte.

E dunque come dovrebbe agire il governo Draghi in queste ultime settimane di mandato, visti i limiti derivanti dagli “affari correnti”?

Il governo deve agire subito per capire come distribuire le risorse in modo da venire incontro ai ceti più deboli, che non possono sostenere questi prezzi a lungo senza provocare disordini sociali. In secondo luogo, bisogna fare di tutto per arrivare al dialogo alla solidarietà tra stati europei; terzo, occorre muoversi tutti assieme per arrivare alla pace tra Mosca e Kiev e non alla sconfitta della Russia, che arriverà chissà quando e chissà come. Bisogna che Russia e Stati Uniti si siedano a un tavolo prima possibile.

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