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L’Anm stoppa Nordio: «Immunità parlamentare? Così si torna agli abusi del passato»

Nordio
Polemica per la proposta rilanciata dall'ex magistrato candidato con FdI. Caiazza: «Condivisibile, ma non è priorità». Bonafede: «È la destra delle leggi ad personam». Stop anche dalla Lega
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«Il ripristino dell’originaria immunità parlamentare, secondo la proposta di Nordio, rischiererebbe di riproporre quegli abusi dell’istituto di cui è ancora viva la memoria». A lanciare l’allarme è il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Salvatore Casciaro, intervenendo sull’idea lanciata dall’ex magistrato Carlo Nordio, candidato nelle liste di Fratelli d’Italia.

«Si tratta di un dibattito un po’ slegato dal tempo presente, ben altre essendo le priorità per i cittadini», premette Casciaro all’Adnkronos, sottolineando che «il problema non è “scudare” i parlamentari da ogni possibile controllo di legalità, ma far sì che, se la necessità di indagine si prospetti in relazione a fatti specifici, i relativi approfondimenti giudiziari, ferma la presunzione di non colpevolezza, siano condotti in tempi rapidi». «L’efficienza del processo è il vero tema messo in ombra, purtroppo, dalle questioni che si agitano nel dibattito politico sulla giustizia di queste ore», conclude il segretario Anm.

Il dibattito nasce dalle dichiarazioni dell’ex pm di Venezia, il quale – presentando il suo piano per la giustizia – ha rilanciato l’immunità parlamentare pur «riconosco che andrebbe spiegata bene ai cittadini, affinché non sembri un privilegio di casta: i padri costituenti, Togliatti, De Gasperi, Nenni, Calamandrei, l’hanno voluta proprio come garanzia dalle interferenze improprie della magistratura». «In linea di principio condivido totalmente, perché l’abolizione dell’immunità parlamentare è una delle cause più evidenti dello squilibrio tra potere giudiziario e potere politico. Ma credo che in politica si debba agire ragionando secondo criteri di priorità e di opportunità. Alla luce di questi criteri non mi sembra un’urgenza», commenta Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali. «Bisogna ragionare sull’impatto che ha e su come offra il destro a speculazioni – spiega – Introdurre riforme di natura costituzionale e molto impegnative, che scatenerebbero il populismo più sfrenato, finirebbe per indebolire l’intero pacchetto di riforme».

Chi si lancia all’attacco è invece l’ex ministro della Giustizia pentastellato Alfonso Bonafede, per il quale con le proposte di Nordio si ritorna «alla cara vecchia caciara che mette in secondo piano i problemi veri». «Diciamoci la verità – scrive su Facebook l’espontente M5S – nessuno può sorprendersi del fatto che Meloni, Salvini e Berlusconi vogliano ripristinare l’immunità parlamentare. Sono sempre loro, quelli delle leggi ad personam. Quelli che nei governi Berlusconi hanno concepito una giustizia al servizio della politica e non dei cittadini. Ieri, proprio Nordio, candidato di Fratelli d’Italia (che, probabilmente, lo vorrebbe ministro della giustizia in un governo di centrodestra), ha rilasciato un’intervista che svela plasticamente già adesso le intenzioni del centrodestra, se mai ce ne fosse stato bisogno».

«I problemi, per il centrodestra – incalza l’ex Guardasigilli – non sono la lotta alla criminalità organizzata, alle mafie e alla corruzione; loro si concentrano su separazione delle carriere, depenalizzazioni varie e immunità parlamentare che, secondo Nordio, “andrebbe spiegata bene ai cittadini, affinché non sembri un privilegio di casta”. Tra l’altro, è totalmente fuori da ogni contatto con la realtà parlare delle priorità della giustizia senza fare riferimento ad investimenti concreti in assunzioni, digitalizzazione ecc. Da Ministro della giustizia ho portato avanti investimenti che non hanno precedenti per fronteggiare i problemi concreti: il centrodestra vuole ancora una volta intrappolare la giustizia nel pantano delle leggi che non interessano a nessuno… se non ai politici. È chiaro che questi signori hanno intenzione di realizzare una vera e propria restaurazione che possa cancellare la legge spazzacorrotti e tutti i passi avanti compiuti in questi anni».

A dire no è anche il senatore leghista, Andrea Ostellari, presidente della commissione giustizia a palazzo Madama. Per il quale «l’ipotesi di ripristinare l’immunità parlamentare rischia di mettere in ombra il grande lavoro che stiamo facendo per riformare la giustizia e soprattutto di distrarre dai veri problemi. Assunzioni di magistrati e di personale amministrativo nei tribunali, regolarizzazione di magistrati onorari e investimenti in infrastrutture e tecnologia. Queste sono le priorità e su questo dobbiamo concentrarci. Solo così l’Italia potrà diventare un Paese più giusto e attrattivo».

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