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Il Papa all’Aquila: «Serve impegno lungimirante per ricostruire»

Ha esortato tutti con un "Jemo 'nnanzi". E alla delegazione di 21 detenuti ed ex delle carceri abruzzesi presenti a L'Aquila ha detto: «Anche nelle carceri ci sono tante, troppe vittime
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Papa Francesco è arrivato a l’Aquila per  e la sua visita è iniziata incontrando i familiari delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009 che provocò oltre 300 morti e 1600 feriti. Il Pontefice è giunto intorno alle 8.30 nel capoluogo abruzzese, dove celebra oggi la Perdonanza Celestiniana, primo Pontefice ad aprire la Porta Santa.  Papa Francesco si è diretto verso Piazza Duomo. Francesco ha lanciato un “abbraccio” a “tutta la città e la diocesi dell’Aquila”. «Sono contento di trovarmi tra voi”, e rivolto ai parenti delle vittime dice: “In questo momento di incontro con voi, in particolare con i parenti delle vittime del terremoto, voglio esprimere la mia vicinanza alle loro famiglie e all’intera vostra comunità, che con grande dignità ha affrontato le conseguenze di quel tragico evento».

«Il dolore c’è e le belle parole aiutano ma il dolore rimane e con le parole non se ne va il dolore. Soltanto la vicinanza, l’amicizia, l’affetto, il camminare insieme, aiutarci come fratelli e andare avanti. Osiamo un popolo di Dio o non si risolvono i problemi dolorosi come questo». Lo ha sottolineato a braccio Papa Francesco. Il Pontefice ha ricordato che alcuni cittadini, dopo il sisma, gli avevano scritto descrivendo il dolore per la perdita dei loro unici figli.

E rivolgendo un pensiero alla ricostruzione ha avuto parole molto toccanti per gli aquilani: «Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente. Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione. È fondamentale attivare e rafforzare la collaborazione organica, in sinergia, delle istituzioni e degli organismi associativi: una concordia laboriosa, un impegno lungimirante. Perché stiamo lavorando per figli, nipoti, per il futuro». In quest’opera di ricostruzione, le chiese «patrimonio della comunità, non solo in senso storico e culturale, anche in senso identitario meritano un’attenzione particolare. Quelle pietre sono infatti impregnate della fede e dei valori del popolo; e i templi sono anche luoghi propulsivi della sua vita, della sua speranza», afferma Papa Francesco.

Tra le persone ammesse all’incontro in cattedrale anche una delegazione di 21 detenuti ed ex detenuti delle carceri di Avezzano, Sulmona, Chieti e Pescara e dal personale di polizia penitenziaria. Ad accompagnarla, il Garante dei detenuti della Regione Abruzzo Gianmarco Cifaldi e il presidente del Tribunale di Sorveglianza Maria Rosaria Parruti. «A proposito di speranza, voglio salutare e ringraziare la delegazione del mondo carcerario abruzzese, qui presente – ha detto il Papa – Anche in voi saluto un segno di speranza, perché anche nelle carceri ci sono tante, troppe vittime. Oggi – ha aggiunto il Pontefice rivolgendosi alla delegazione di detenuti ed ex detenuti delle carceri abruzzesi – qui siete segno di speranza nella ricostruzione umana e sociale. Grazie!». E ha concluso il suo discorso agli aquilani dicendo “Jemo ‘nnanzi”, ossia “andiamo avanti” così come si trovò a dire nel 2014 durante un’udienza a cui avevano preso parte 130 aquilani del gruppo di azione civica che porta lo stesso nome.

Ad accogliere Papa Francesco anche il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il prefetto Cinzia Teresa Torraco e il sindaco Pierluigi Biondi per la breve visita privata alla cattedrale, che mostra ancora i segni del terremoto del 2009.

Poi il Papa è andato alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio per aprire la Porta Santa. Da quel momento chiunque – pentito e confessato e accostandosi alla comunione e recitando il Credo, il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre, secondo le intenzioni del Papa – ha potuto ottenere l’indulgenza plenaria concessa da Celestino V con la bolla Inter sanctorum solemnia. «Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come ’colui che fece il “gran rifiuto”, secondo l’espressione di Dante nella Divina Commedia; ma Celestino V non è stato l’uomo del “no”, è stato l’uomo del “sì”», ha detto il Pontefice nell’omelia della messa celebrata sul piazzale della Basilica di Santa Maria in Collemaggio. «Essere credenti non significa accostarsi a un Dio oscuro e che fa paura – ha continuato -, non si può capire la misericordia se non capiamo la miseria. Se qualcuno di noi pensa di arrivare alla misericordia senza la propria miseria ha cambiato strada».

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