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“Un’avvocata non può difendere uno stupratore!”. A Piacenza torna la legge del web

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Insulti e minacce alla legale Nadia Fiorani: «Mi stupisco del fatto che nel 2022 qualcuno si chieda perché una persona debba avere un avvocato in un processo»
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Nel “tribunale” della piazza virtuale non è ammesso il diritto di difesa e chiunque è autorizzato a denigrare, offendere e minacciare. L’avvocata Nadia Fiorani difende Souware Sekou, ventisettenne della Guinea accusato della violenza sessuale, consumatasi qualche giorno fa a Piacenza, ai danni di una donna ucraina. Negli ultimi giorni la professionista è stata bersagliata da ogni genere di insulto e minaccia da parte di chi ha commentato sui giornali online gli articoli dedicati ai fatti di Piacenza.

«Sono rimasta molto scossa – dice al Dubbio l’avvocata Fiorani – per la grande violenza verbale di alcune persone, che mi hanno rivolto minacce e persino inviti a suicidarmi. Qualcuno mi ha augurato di subire la stessa sorte della donna che è stata stuprata. Peraltro, mi sono arrivate due email piene di ingiurie. Un fatto che mi ha preoccupato non poco, dato che chi le ha inviate è andato a cercare tutti i miei indirizzi presenti nell’albo degli avvocati». Un altro aspetto su cui riflette Fiorani è la cattiveria, mista ad ignoranza, di chi considera la difesa inutile in casi come quello di Piacenza. «Mi stupisco del fatto – commenta – che nel 2022 qualcuno si chieda perché una persona debba avere un avvocato in un processo. Chiunque ha diritto ad avere un equo processo, ad avere una difesa, ad avere un avvocato che spieghi le fasi del processo e si concentri sul contenuto delle prove. Si tratta proprio di quello che ho fatto io con il mio assistito. È chiaro che anche in una fase così delicata ci debba essere un difensore. Molti si sono pure stupiti del fatto che una donna difenda uno stupratore. Probabilmente, sporgerò querela per le minacce ricevute».

Ai volgari attacchi ha risposto l’avvocatura che ha espresso piena solidarietà. «È stato bellissimo – prosegue Nadia Fiorani – sentire la vicinanza di tanti colleghi, come quelli della Camera penale, dell’Osservatorio avvocati minacciati, dell’Aiga, ma anche del sindaco di Piacenza. Il difensore d’ufficio non può rifiutare il mandato. Viene assegnato dallo Stato, senza fare distinzione tra uomo o donna. L’attacco al quale sono stata sottoposta non ha riguardato solo me come persona, ma è stato un attacco alla mia dignità di professionista e a tutta la categoria forense». Gli avvocati Elena Del Forno, Stefano Moruzzi e Annalisa Cervini della Camera penale di Piacenza non nascondono la loro preoccupazione per il clima pesante venutosi a creare. «Prescindendo totalmente dal merito del processo – scrivono in una nota -, intendiamo manifestare la piena solidarietà alla collega Fiorani, vittima di riprovevoli attacchi, purtroppo, sempre più frequenti, in un generale clima ostile in cui parte dell’opinione pubblica e i “leoni da tastiera” sono sempre più giustizialisti e spietati, nonché ribadire alcuni fondamentali princìpi che guidano e caratterizzano la professione dell’avvocato. Ricordiamo infatti che “il rispetto della funzione professionale dell’avvocato è una condizione essenziale dello Stato di diritto e di una società democratica, come si evince dal Codice deontologico degli Avvocati Europei, all’articolo 1.1. Inoltre, “le autorità pubbliche assicurano che gli avvocati siano in grado di svolgere tutti i loro doveri professionali senza ostacolo, intimidazione, molestia o indebite interferenza”, in base ai principi fondamentali relativi al ruolo dell’avvocato delle Nazioni Unite. Secondo il principio 18, è utile ricordare che “gli avvocati non saranno identificati con i loro clienti né con le cause dei loro clienti nell’esercizio delle loro funzioni”. La difesa è un diritto costituzionalmente garantito. La funzione difensiva dell’avvocato merita sempre rispetto e deve poter essere esercitata appieno, senza alcun vincolo, ostacolo o minaccia, a garanzia dei diritti di tutti».

Guido Camera, presidente di Italiastatodidiritto.it, associazione che promuove i valori dello Stato di diritto, spera che «la magistratura possa identificare tutti i vigliacchi haters che hanno insultato la collega Fiorani». «Ogni insulto rivolto nei suoi confronti – evidenzia l’avvocato Camera – deve intendersi riferito all’intera categoria forense, visto che sono offese che negano il diritto di potersi difendere, vale a dire una prerogativa essenziale dello Stato di diritto»

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