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«Neppure Putin può far tacere noi avvocati». Il grido dalle prigioni russe

Il presidente dell’Ordine degli avvocati della Repubblica russa dell’Udmurtia, Dmitry Talantov, è finito in carcere per un post contro la guerra
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«Sono ben consapevole dell’esclusività della mia posizione. Senza un serio sostegno pubblico, potrei essere masticato e sputato». Questo è uno dei pensieri che l’avvocato Dmitry Talantov espone in un articolo pubblicato sul sito dell’Ordine degli avvocati dell’Udmurtia, di cui è presidente. Il legale è in carcere per aver scritto un post su Facebook in cui critica l’aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina e condanna i massacri di Kharkiv, Mariupol, Irpin, e Bucha. La prossima udienza per riesaminare la sua posizione è prevista per il prossimo 23 settembre. Le maglie della censura in Russia sono sempre più strette.

Ad oggi sono stati aperti più di 3.800 casi per discredito delle forze armate, punibile con multe fino a un milione di rubli (più di 16mila euro). Il dato è stato reso noto da Ovd-Info, organizzazione non governativa che fornisce assistenza legale agli oppositori. Sono decine i casi aperti invece per il reato di aver screditato ripetutamente le forze militari con pene fino a cinque anni di carcere. Novanta i casi per il reato più grave di «diffusione di informazioni false». Questa accusa può portare alla condanna a quindici anni di carcere. In Russia una «opinione negativa» equivale a «discredito» e un «dato di fatto» indica la diffusione di informazioni false. È diventato ormai famoso l’articolo 207.3 del codice penale. Lo sa bene la collaboratrice del nostro giornale, Marina Ovsyannikova, ai domiciliari da più di due settimane e monitorata dalla polizia con il braccialetto elettronico.

Talantov racconta in una conversazione con ADStreet, giornale online dell’avvocatura russa, i giorni della sua detenzione, la solitudine, le continue violazioni della legge e la preoccupazione di non farcela per le condizioni di salute precarie. Se alcuni siti russi indipendenti hanno dedicato spazio alla vicenda del presidente degli avvocati dell’Udmurtia, non può dirsi la stessa cosa per l’avvocatura istituzionale. Silenzio anche sulle pagine online e sull’edizione cartacea di ADVGazeta, il più importante giornale degli avvocati russi, che però in passato ha riportato la notizia di alcuni avvocati minacciati o che hanno visto seriamente compromesso il diritto di difesa. Ora la censura e la repressione del dissenso si fanno sempre più opprimenti. Non risparmia gli artisti, i giornalisti, gli oppositori politici e, appunto, agli avvocati.Quella del legale sessantunenne è una storia che non ha lasciato indifferente le più importanti organizzazioni dei legali, a partire dall’IBA (International Bar Association), fino a giungere alla prestigiosa Law society londinese. Il gruppo musicale Pet Shop Boys ha espresso solidarietà nei confronti di Talantov, primo avvocato ad essere arrestato a seguito dell’applicazione delle norme entrate in vigore dopo lo scoppio della guerra – termine vietato in Russia, si deve usare l’espressione “operazione militare speciale” – il 24 febbraio scorso.

L’arresto di Talantov è avvenuto ad Izevsk, capitale dell’Udmurtia. Dieci poliziotti hanno fatto irruzione nella sua abitazione, lo hanno ammanettato come un criminale comune e trasferito a Mosca. I controlli non hanno risparmiato neppure il suo studio legale, l’Ordine degli avvocati e l’abitazione della compagna. «Per due giorni – racconta il presidente degli avvocati dell’Udmurtia – sono stato trattenuto in quelle che chiamano “celle dell’Orso”. Ho fatto il giro della cella 12, ma non c’erano letti liberi. Mi è stato detto che potevo sdraiarmi sul pavimento. Ho risposto che non sono un cane. Mi sono seduto su una panchina per due notti, ma praticamente non ho dormito neppure un minuto. Poi le cose sono andate diversamente e sempre peggio. Per due giorni la mia pressione ha raggiunto i valori di 220/120. Sono stato senza dormire e praticamente senza cibo». Talantov riflette sulle cause che lo hanno portato in carcere, sul suo ruolo sociale, sulla sua professione e sulle opinioni che, tanto nelle piazze quanto sui social network, sempre più timidamente si possono esprimere nella Russia di Putin. La linea di confine che separa le opinioni personali da quelle di avvocato si fa sempre più sottile. «Ma un avvocato – afferma – non ha il diritto di non essere una persona».

Dmitry Talantov ha difeso Ivan Safronov, giornalista con un passato nell’Agenzia spaziale russa, arrestato oltre anno fa con l’accusa di alto tradimento e spionaggio. Il legale ha sostituito Ivan Pavlov nella difesa di Safronov. Il collega ha subito minacce di vario tipo, compresa quella della cancellazione dall’albo per il lavoro sul delicato dossier al quale stava lavorando. Per questo motivo ha deciso di abbandonare la Russia. Talantov è convinto che le contestazioni rivolte nei suoi confronti per i post sulla guerra e sull’esercito siano solo un pretesto. Il vero obiettivo, a suo dire, è “punirlo” per la precedente attività professionale svolta e per essersi sempre battuto per la difesa dei diritti umani. «Quando ho visto la foto di una ragazza ucraina mutilata ho deciso che non potevo più tacere. Ma sono rimasto un avvocato. Ho pubblicato la mia opinione». Una cosa non più consentita nella Russia di Putin.

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