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Critica la guerra di Putin: avvocato sbattuto in cella

Stavolta a finire nel mirino del regime è l’avvocato Dmitry Talantov, presidente dell'Ordine della Repubblica russa dell'Udmurtia. L'accusa è sempre la stessa: ha «screditato» l'esercito russo
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Tempi duri nella Russia di Putin anche per gli avvocati. Dmitry Talantov, presidente dell’Ordine degli avvocati della Repubblica dell’Udmurtia, resta in carcere dopo che nello scorso mese di aprile ha pubblicato su Facebook un post in cui criticava l’invasione russa in Ucraina. Come per la nostra collaboratrice, la giornalista dissidente Marina Ovsyannikova, anche a Talantov è contestata la diffusione di «informazioni deliberatamente false» sulle forze armate.

Nello specifico si fa riferimento alla violazione dell’ormai famoso articolo 207.3 del codice penale russo. Il tribunale Cheryomushki di Mosca ha prolungato la detenzione di Talantov fino al prossimo 23 settembre. L’udienza per discutere sulla sua posizione, inizialmente fissata per il 21 agosto, è stata infatti rinviata a settembre. L’avvocato è stato arrestato a Izhevsk il 28 giugno scorso ed è stato condotto davanti al Comitato investigativo della Repubblica di Udmurtia per essere ascoltato dagli inquirenti. Durante l’interrogatorio non è stato consentito al suo difensore di essere presente. Inoltre, le forze dell’ordine hanno effettuato perquisizioni nell’abitazione del legale, nello studio e nella sede dell’Ordine degli avvocati di Udmurtia, sequestrando documenti e dispositivi contenenti informazioni legate all’attività professionale e ai rapporti con i clienti. Nella stessa giornata Talantov è stato trasferito in carcere a Mosca. Tutte le udienze si sono svolte sino ad oggi a porte chiuse, dato che l’accusa ha affermato che il procedimento a carico dell’avvocato riguarda «informazioni coperte da segreto di Stato e protette dalla legge». Tesi sempre contestata dalla difesa, che ha evidenziato le precarie condizioni di salute del presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Udmurtia anche a causa dell’assistenza medica sistematicamente negata.

Sulla vicenda si è mobilitata l’avvocatura a livello internazionale. Stenford Moyo, presidente dell’IBA (International Bar Association) ha chiesto l’immediato «rilascio di Talantov ed il ritiro di tutte le accuse contro di lui». «L’arresto e la detenzione dell’avvocato Talantov – dice Moyo – dimostrano che le autorità russe non rispettano la Costituzione del loro paese. L’articolo 29 della Costituzione della Federazione Russa garantisce libertà di pensiero e di parola a tutti. Contiene il diritto di cercare, ricevere, trasmettere, produrre e diffondere liberamente informazioni in qualsiasi modo legale. Talantov e tutti i cittadini russi dovrebbero essere liberi di esprimere le proprie opinioni senza il timore di essere arrestati. L’IBA condanna l’arresto di Dmitry Talantov e chiede l’abrogazione dell’articolo 207.3 del codice penale russo».

Analoga la posizione del direttore esecutivo dell’IBA, Mark Ellis, secondo il quale «il procedimento penale e la custodia cautelare di Talanov sono una violazione indiscutibile dell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione. Le accuse contro Talantov ledono la sua libertà di espressione. Inoltre, la sua detenzione sembra criminalizzare le sue legittime prerogative di avvocato». Dall’avvocatura russa invece un silenzio assordante: nessun commento e nessuna presa di posizione. Eppure Talantov è stato dal 2009 al 2011 componente del Consiglio dell’Ordine federale degli avvocati.

A proposito di repressione del dissenso, questa mattina l’ex sindaco di Ekaterinburg, quarta città più grande della Russia con 1,5 milioni di abitanti, Yevgeny Roizman, è stato arrestato con l’accusa di aver screditato l’esercito russo. I poliziotti (una decina circa) sono entrati nell’abitazione dell’esponente politico, figura di spicco dell’opposizione, da anni impegnato a denunciare la corruzione di alcuni apparati dello Stato e a contrastare la diffusione tra i giovani delle droghe, e hanno perquisito ogni angolo della casa. Roizman già nei mesi scorsi era stato multato per le sue esternazioni.

Facevamo prima cenno a Marina Ovsyannikova. L’ex reporter di Channel One a seguito dell’arresto di Roizman ha fatto pubblicare un breve post sulla sua pagina Facebook. «È stato – si legge – un vero shock per me. Mi sento depressa e impotente, come se fossi in una realtà parallela». Da quando è agli arresti domiciliari (le è stato applicato il braccialetto elettronico per tenerla sotto stretto controllo) non siamo più riusciti a parlare con Marina Ovsyannikova. Persone molto vicine a lei ci hanno detto che sta bene e che in questo periodo ha iniziato a scrivere un libro sulla sua esperienza di giornalista dissidente. Ovsyannikova resterà agli arresti domiciliari fino al 9 ottobre.

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