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Assoluzione bis più vicina per Storari, ma il Csm tiene il disciplinare in freezer

Storari
Lo strano destino del pm accusato di rivelazione del segreto per la consegna dei verbali di Amara a Davigo: nel penale, già fissato l’appello dopo l’assoluzione in primo grado, eppure Palazzo dei Marescialli lo lascia ancora sulla graticola
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È stato fissato a tempo di record l’appello alla sentenza di assoluzione nei confronti del pm milanese Paolo Storari. L’udienza presso la Corte d’appello di Brescia è in calendario per il prossimo 4 ottobre. Il magistrato era stato accusato di rivelazione del segreto d’ufficio per aver consegnato, nei primi mesi del 2020, all’allora componente del Csm Piercamillo Davigo, i verbali delle dichiarazioni dell’ex avvocato esterno dell’Eni Piero Amara circa l’esistenza di una loggia paramassonica chiamata ‘Ungheria’.

Storari aveva chiesto di essere processato con il rito abbreviato, a differenza di Davigo, ed era stato assolto per errore in diritto. In pratica non avrebbe avuto la consapevolezza di violare la legge nel momento in cui consegnò i verbali. Ad indurre in “errore” Storari era stato lo stesso Davigo, affermando che i componenti del Csm erano esonerati dal rispetto del segreto. Tesi a cui non avevano però creduto i colleghi della Procura di Brescia, che avevano deciso di mandare a giudizio entrambi e che per Storari avevano poi chiesto una condanna a sei mesi di reclusione.

Quello in cui era incorso Storari, secondo la sentenza di primo grado, sarebbe stato “un errore su norma extrapenale”, dal momento che egli “era convinto di rivelare informazioni segrete a soggetto deputato a conoscerle”, e per questo “di non commettere alcuna rivelazione illegittima, ma autorizzata” e/o addirittura dovuta”. Un errore ritenuto “scusabile”, come scritto dalla giudice bresciana Federica Brugnara nella pronuncia di assoluzione.Ora, la celere fissazione dell’appello ha lasciato sorpresi molti addetti ai lavori. Va ricordato, comunque, che i procedimenti nei confronti dei magistrati hanno una corsia preferenziale rispetto a tutti gli altri. Il motivo è dovuto al fatto che, esercitando funzioni giurisdizionali, le eventuali loro pendenze penali devono essere chiarite quanto prima.

Storari, fresco di assoluzione, era stato a sua volta interrogato lo scorso maggio nel processo nei confronti dell’ex pm di Mani pulite. «Davigo non era un mio amico prima, non lo è oggi. Ho una frequentazione con lui solo perché conosco la sua compagna. Mi sono rivolto a lui perché è l’unica persona che conosco che avesse un ruolo istituzionale. Quello che è accaduto e sta accadendo lo trovo lunare», disse il pm milanese ai giudici.E la consegna dei verbali fu un gesto definito di “autotutela” nei confronti della inerzia nelle indagini da parte dei vertici della Procura del capoluogo lombardo. «Con gli elementi di oggi – aveva aggiunto Storari – credo che non si volesse disturbare il processo Eni-Nigeria, il processo più importante a Milano, fatto dal dipartimento più discusso (quello diretto dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, ndr), una sconfitta significava che avrebbe potuto mettere in dubbio l’organizzazione di Greco (Francesco, ex procuratore, ndr)». Inerzia di fatto solo sulla carta, dal momento che sempre a Brescia era stata archiviata la posizione di Greco, inizialmente indagato per rifiuto di atti d’ufficio.

Se la testimonianza di Amara a Milano non è stata particolarmente utile nel procedimento Eni-Nigeria, bisognerà vedere cosa accadrà in quello di Perugia nei confronti di Luca Palamara. Anche a Perugia Amara ha, infatti, lasciato il segno ed è fra i principali testi d’accusa contro l’ex presidente dell’Anm. Tornando a Storari, se il procedimento penale nei suoi confronti si sta avvicinando ad una rapida conclusione, lo stesso non può dirsi per gli strascichi al Consiglio superiore della magistratura. Sarebbero pendenti, non si hanno notizie aggiornate, i procedimenti per incompatibilità ambientale aperti oltre un anno fa nei confronti del pm e di De Pasquale.

E lo stesso dicasi per i rispettivi procedimenti disciplinari. Alcuni fonti interne a Palazzo dei Marescialli fanno sapere che la vicenda doveva essere risolta dal prossimo Consiglio che, se non fosse caduto il governo Draghi, si sarebbe dovuto insediare fra circa un mese. L’inevitabile proroga di almeno sei mesi non potrà a questo punto risparmiare l’attuale Csm dall’onere della decisione sui due magistrati.A parte queste propaggini, a Milano il clima si sarebbe molto rasserenato in Procura. L’arrivo del nuovo procuratore Marcello Viola, il papa straniero, ha riequilibrato i rapporti fra i pm, provvedendo ad una diversa assegnazione dei fascicoli, questione che in passato aveva tanto fatto discutere, con sperequazioni fra i vari dipartimenti.

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