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Calenda: «Obiettivo Draghi premier». Sì al salario minimo (con riserva)

Il leader di Azione Carlo Calenda presenta il programma del terzo polo. «Renzi? Oggi non poteva...»
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«Il nostro obiettivo è semplice: andare avanti con l’agenda Draghi, andare avanti con il metodo Draghi del buon senso e del buon governo, avere possibilmente Draghi come presidente del Consiglio. E il nostro programma è attuare le riforme del Pnrr». Il leader di Azione, Carlo Calenda, sintetizza così il programma del terzo polo, che lo vede candidato premier di un’alleanza con Italia Viva di Matteo Renzi.

L’ex ministro lo presenta al Senato, affiancato dalle ministre Elena Bonetti, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, e dai deputati di Iv Maria Elena Boschi e Luigi Marattin. «O noi facciamo andare avanti Draghi con un governo sostenuto da un polo liberale e riformista più forte, oppure questo Paese è andato. Ogni alternativa è destinata a portare il Paese in una condizione di estremo rischio finanziario», spiega Calenda.

«Draghi caduto per invidia di Conte e voglie di Berlusconi» 

Prima di illustrare le proposte della coalizione, però, il leader di Azione lancia un invito alla memoria, a non dimenticare quanto accaduto durante la recente crisi di governo. «Draghi è caduto per l’invidia di Conte, per le voglie di Berlusconi di diventare presidente del Senato e forse della Repubblica e per la paura di Salvini di vedere consensi calare a favore della Meloni», afferma, e la legislatura che sta per concludersi «è uno spartiacque, la tragica fine della seconda Repubblica degenerata nei populismi». Quindi rivolge un messaggio agli elettori del Pd: «cinque minuti dopo le elezioni si rialleeranno coi Cinque Stelle». Ora «la partita è sul proporzionale al Senato ed è una partita che si può vincere rivolgendosi a tutti gli italiani che vogliono vivere in un paese serio», in quanto «non esiste il voto utile, perché ci sono in campo quattro coalizioni, non due, e anche perché il Pd ha combinato un disastro», continua Calenda, che invece «a persone come Cottarelli, Bonino e Bentivoglio e tanti altri» dice: «le nostre porte continuano a essere aperte». Poi sdrammatizza sull’assenza di Renzi alla conferenza stampa – «faremo una grande iniziativa insieme a Milano con Renzi, oggi non poteva» essere presente – pur non negando che «rimangono differenze personali» e che «siamo due caratteri tosti che si scontrano ma decidono».

Le proposte del terzo polo

Entrando nel merito delle proposte presenti nel programma, Calenda va dritto sul tema fisco: «Le tasse vanno diminuite in questo Paese. Punto. Solo una persona che non percepisce quanto il Paese sia provato da anni di Covid, dalla guerra, dall’inflazione, può proporre patrimoniali o tasse di successione». E si dice «a favore di un salario minimo», perché «pensiamo che nessuno dovrebbe lavorare per meno di 9 euro l’ora». D’altro canto, «dobbiamo modificare il Reddito di cittadinanza in modo che venga sostenuto chi non può lavorare e chi può lavorare venga sostenuto con la formazione e l’orientamento al lavoro». Ulteriori punti del programma vengono illustrati dagli altri esponenti della colazione. «Dobbiamo levare tutti i costi della maternità per le imprese. Non deve essere un costo per le imprese ma deve diventare un investimento per il Paese», annuncia la ministra per la Famiglia e le Pari opportunità, Elena Bonetti. Mentre per la ministra per il Sud Mara Carfagna «oggi presentiamo un programma serio, concreto, fattibile, realizzabile, nel solco dell’agenda e del metodo Draghi».

Entra invece nel dibattito sul presidenzialismo la ministra per gli Affari regionali Maria Stella Gelmini, secondo la quale la sua introduzione non è «a rischio di deriva autoritaria. Ma »noi siamo per l’elezione diretta del presidente del Consiglio«. Altro tema caldo è la giustizia, sui cui interviene la deputata di Iv Maria Elena Boschi: »Siamo per l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione« e »per noi il giustizialismo è un’aberrazione e stiamo nel solco del garantismo. Per noi restano temi importanti la separazione delle carriere e riformare con più coraggio il Csm, perché questa riforma timida non eliminerà il potere delle correnti. E chiediamo una valutazione seria e oggettiva dei magistrati».

(Giuseppe Recchia, Lapresse)

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