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Addio Ghedini, l’avvocato che non visse all’ombra di Silvio

Il ricordo delle Camere Penali: «Sempre schierato in difesa della idea liberale del diritto e del processo penale». Coppi: «Un amico e collega valorosissimo»
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«Nel cuore della notte mi ha raggiunto la notizia della scomparsa di Niccolò Ghedini. Ho provato un dolore immenso. Ci conoscevamo  da quasi quarant’anni. L’ho incontrato per la prima volta al congresso della gioventù liberale nel 1984. Poi siamo rimasti sempre in contatto sul piano professionale. Le nostre strade si sono in particolare di nuovo incrociate nel 2001, quando siamo stati eletti entrambi alla Camera dei Deputati con Forza Italia», afferma Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro alla Camera.

«Niccolò – prosegue Zanettin – è stato un grande amico, cui devo molto nel mio percorso politico. Ha onorato il mandato parlamentare con signorilità, equilibrio e competenza tecnica, unanimemente riconosciute: si è sempre battuto per il giusto processo e l’affermazione di valori liberali in materia di giustizia. È stato consigliere prezioso ed insostituibile del presidente Silvio Berlusconi. Lascia davvero un vuoto incolmabile».

Nato a Padova nel 1959, Ghedini è morto martedì sera all’ospedale  San Raffaele di Milano dove da mesi era in cura per una grave leucemia. Il primo a darne l’annuncio è stato Silvio Berlusconi, di cui Ghedini per anni è stato l’avvocato di tanti processi: «Ci ha lasciato il nostro Niccolò. Non ci sembra possibile ma purtroppo è così. Il nostro dolore è grande, immenso, quasi non possiamo crederci: tre giorni fa abbiamo lavorato ancora insieme. Cosa possiamo dire di lui? Un grande, carissimo amico, un professionista eccezionale, colto e intelligentissimo, di una generosità infinita. Ci mancherai immensamente, e ci domandiamo come potremo fare senza di te».

Laureato in Giurisprudenza a Ferrara, Ghedini ha iniziato la carriera nello studio legale del padre Giuseppe. Poi l’ingresso nello studio dell’avvocato padovano Piero Longo di cui diventerà socio. Nel 2001 viene eletto la prima volta alla Camera. Sarà deputato per due legislature (2001-2006 e 2008-2013) e senatore per tre (2006-2008 e 2013-2018 e 2018-2022). È da tutti ritenuto l’ispiratore delle cosiddette leggi ‘ad personam’: legittimo impedimento, il lodo Alfano, la legge Cirami, la legge ex Cirielli e le leggi sulle intercettazioni. Ghedini ha difeso Berlusconi in tutti i procedimenti più importanti: dal processo diritti tv Mediaset, conclusosi con una condanna definitiva, ai processi Sme, Mills e Ruby. Ha difeso Berlusconi anche nel processo per il caso escort a Bari nonché in quello per la presunta corruzione dei senatori per far cadere il governo Prodi. Nel processo Ruby ter venne indagato per corruzione in atti giudiziari e poi archiviato. A lui si deve l’espressione “utilizzatore finale” per escludere la punibilità di Berlusconi nei processi per prostituzione.

Commosso il ricordo dell’avvocato Franco Coppi: «È stata una conoscenza della maturità. Ci siamo conosciuti per ragioni professionali circa una decina di anni  fa ed è nata un’amicizia profonda, vera, fraterna, ci sentivano quasi  ogni giorno. Ho potuto apprezzare da un lato le sue qualità umane, la  sua lealtà e la sua sincerità nell’amicizia, e dall’altro le sue doti  professionali: era un avvocato di alto livello e non soltanto nella difesa di Berlusconi – che lo ha impegnato per parecchia parte della  sua attività professionale -, anche in altri processi ha sempre dimostrato la sua bravura. Era un piacere lavorare con lui, collega valorosissimo e gentiluomo». Coppi aveva sostituito Ghedini nel processo d’appello Ruby, conclusosi con l’assoluzione dell’ex premier.

«Una persona di grande dignità e  riservatezza, un grande professionista e un amico. La scomparsa di Ghedini mi colpisce profondamente per il lungo rapporto di collaborazione e amicizia che abbiamo vissuto durante il nostro percorso politico e professionale. Si tratta di una grande perdita», il commento di Antonio Leone, presidente del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, già vicepresidente della Camera. «Sono profondamente scossa per la grave e prematura perdita che ha colpito l’intera comunità di Forza Italia», afferma Lorena Milanato, tesoriera di Forza Italia: «Con l’amico e collega Ghedini ho vissuto un importante percorso e  condotto tantissime battaglie per il nostro partito e per il Veneto, dove abbiamo condiviso un cammino comune nel coordinamento regionale del partito. Professionista stimato e uomo apprezzato, Ghedini lascia un vuoto incolmabile».

Cordoglio anche da parte delle Camere penali: «Il collega e amico Niccolò Ghedini, avvocato valoroso e prestigioso, parlamentare di lungo corso, si è sempre schierato in difesa della idea liberale del diritto e del processo penale. Vogliamo ricordare in questo momento così triste la vicinanza di Niccolò alle battaglie quotidiane dell’Ucpi, nella quale egli ha sempre militato e che lo vide per quattro anni assolvere le responsabilità di segretario nazionale».  «Spiace davvero che da più parti Ghedini sia ricordato (e da qualcuno per questo pure ingiustamente  attaccato) unicamente per essere stato il difensore di Silvio Berlusconi, peraltro nell’esercizio sacrosanto della sua funzione. Ghedini in realtà ha grandemente contribuito alla conservazione dello Stato di diritto, sia come illuminato e acuto componente delle Camere penali sia come parlamentare. Poi come ogni avvocato penalista  degno di questo nome ha difeso indagati e imputati», scrive la consigliera del Cnf Giovanna Ollà.

Fra i tanti messaggi di cordoglio non poteva mancare, infine, quello di Antonio Sangermano, attuale procuratore dei minori a Firenze, all’epoca pm, insieme ad Ilda Boccassini, nel processo Ruby. «L’avvocato Ghedini era un uomo intelligente, spiritoso, pungente, acuto, di rara educazione e garbo, un vero signore. Serio, austero, preparato, sembrava stupirsi quando anziché trovare un antagonista pregiudizialmente chiuso alle altrui ragioni, intravedeva un interlocutore fermo nei propri indeclinabili valori, ma proteso al confronto e sopratutto consapevole dell’ assoluto primato della umanità. Non condividere, non significa odiare». «La morte di Ghedini, come ogni morte, ci riporta la tema fondamentale della vita e del suo significato, al mistero, al dolore, a Dio. Il potere, il successo, sono stati passeggeri ed ingannevoli, da vivere e lasciare  con disincanto e consapevolezza. Ciò che rimane è la bellezza di un incontro umano, quello stringersi la mano consapevoli che prima di tutto , c’ è l’uomo», ha aggiunto Sangermano

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